The Weekender: ascolta gli album di Sleaford Mods, Sick Tamburo, Planet Funk (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografica. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente sospirato weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore ?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.
SLEAFORD MODS – “The Demise Of Planet X”
[Rough Trade Records]indie-rock
“The Demise of Planet X” è l’album più ampio e ambizioso pubblicato finora da Andrew Fearn e Jason Williamson come Sleaford Mods. Vantando l’approccio musicale più vario ed espressivo del duo fino ad oggi, l’album traccia, critica e satirizza i nostri tempi, offrendo al contempo un grido universale di rabbia e un rilascio di energia che si oppone all’oscurità culturale che avanza. Contemplando la fine del mondo non con un big bang, ma con una marea crescente di irritante banalità, “The Demise Of Planet X” risponde con suoni vividi, parole caustiche, atmosfere avvolgenti e un umorismo coinvolgente.
SICK TAMBURO – “Dementia”
[La Tempesta Dischi]indie-rock
Silvia (protagonista del secondo singolo dell’alnbum) è uno dei tanti personaggi strani e storti che abitano l’immaginario irregolare di Gian Maria Accusani: figure fragili, irresistibili, di cui inevitabilmente ci si innamora. Il brano la avvolge in un’atmosfera goth/post-punk, una delle dimensioni più riconoscibili della poetica di Accusani, dove ombre e sentimento si intrecciano per diventare racconto. Nati a Pordenone dal percorso artistico di Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio dopo l’esperienza con i Prozac+, i Sick Tamburo restano una delle realtà più autentiche e inconfondibili della scena alternativa italiana. Con un linguaggio diretto e una scrittura capace di trasformare paura, fragilità e dolore in energia e verità, hanno costruito un universo sonoro unico, potente e profondamente umano.
PLANET FUNK – “BLOOOM”
[Wisemama]elettronica, pop
“BLOOOM” arriva al termine di un anno intenso, creativo e ricco di musica che ha visto Alex Neri (DJ, tastiere, sintetizzatori), Marco Baroni (tastiere, pianoforte, programmazione), Dan Black (voce e chitarra) e Alex Uhlmann (voce e chitarra) impegnati tra studio, collaborazioni e live in Italia e all’estero. Un percorso che oggi si traduce in un disco di dodici tracce, dodici frammenti di vita vissuti e ancora da vivere che, a partire dall’Italia (con Firenze e Napoli come punti di riferimento) approdano nel Regno Unito (dove l’album è stato mixato) per poi guardare al resto del mondo (dove l’album verrà portato dal vivo nei prossimi mesi). Un lavoro carico di energia con una visione ancora più aperta, rivolta al futuro.
COURTNEY MARIE ANDREWS – “Valentine”
[Loose Future]indie-folk
Courtney Marie Andrews è da tempo celebrata come un’artista che sfida se stessa e che trova nuovi intrecci tra folk e americana. Poetessa vivace e pittrice affermata, apporta una ricchezza multidisciplinare al suo lavoro che risplende nel suo nono album in studio, “Valentine”. Coprodotto con Jerry Bernhardt e registrato quasi interamente su nastro, l’album presenta performance complete in studio che privilegiano l’espressività grezza piuttosto che la perfezione. È il disco più sperimentale di Andrews dal punto di vista sonoro: suona il flauto, chitarre acustiche, una miriade di sintetizzatori e trae grande ispirazione dalla sua arte al di fuori della musica. La sua voce è sempre splendida e acrobatica, ma in “Valentine” trova una nuova profondità, un’assertività che conferisce una nuova dimensione ai suoi inni più grandi e ai suoi momenti più delicati.
JANA HORN – “Jana Horn”
[No Quarter]folk
Il terzo album di Jana Horn è stato scritto a New York e registrato nel deserto del Texas. Horn si è recata allo studio Sonic Ranch con il suo trio (Jade Guterman – basso / Adam Jones – batteria) per registrare il suo album omonimo, composto da 10 paesaggi sonori che non sembrano provenire da nessun luogo in particolare. I paragoni passati con Yo La Tengo e Phil Elverum sono ancora appropriati in “Love” e “All in bet”, mentre ritmi post-punk essenziali guidano “Designer” e “Don’t Think”.
AMANDA BERGMAN – “Embraced For A Second As We Die”
[YEAR0001]indie-rock
Scritto da Amanda insieme a Petter Winnberg, l’album affronta lo strano mix di euforia e disperazione che deriva dalla vita nell’era moderna e ripercorre i segni lasciati dal tempo, dalla perdita e dall’amore con una strumentazione calda e la voce unica di Amanda. Registrate in sole due sessioni nell’ex studio degli Abba, le canzoni che ne risultano sono la testimonianza dell’idea che l’arte, la musica o l’espressione stessa possano essere una sorta di fede, nonché un modo per trovare un significato dopo che il controllo è venuto meno.
SASSY 009 – “Dreamer+”
[PIAS / Heaven Scent]elettronica
Sassy 009 è il progetto mutevole della produttrice, cantautrice e vocalist Sunniva Lindgård, con sede a Oslo. “Dreamer+” è un album che Lindgård ha immaginato per anni: un album concettuale messo insieme in quasi quattro anni di lavoro in studio e un tentativo ambizioso di assumere il controllo completo della sua arte. Caratterizzato da voci distorte e elementi grunge, shoegaze, beatronica anni ’90 e hyperpop vaporoso, l’album è un disco di scoperta di sé e di annullamento di sé allo stesso tempo, costellato di contributi di ospiti come Blood Orange, BEA1991 e Yunè Pinku. Con la sua storia fantasy come impalcatura, Lindgård si libera come cantautrice, traendo ispirazione dall’elettronica organica dei Gorillaz, dalle atmosfere nebulose dei Boards of Canada, dalla logica grunge pop dei Nirvana e persino dalla voce abilmente distorta di Lil Wayne.
SI! BOOM! VOILÀ! – “SI! BOOM! VOILÀ!”
[Woodworm]indie-rock, art-rock
Un titolo che è un’esclamazione, un gesto, un modo di stare al mondo. “SI! BOOM! VOILÀ!” è il primo capitolo di una band che vive di presenza, ritmo e urgenza. Un disco che nasce dal bisogno di suonare e di restituire in musica tutto ciò che accade quando istinto e consapevolezza si incontrano. “SI! BOOM! VOILÀ” è un debutto diretto, essenziale, senza sovrastrutture. Un disco che racconta la realtà per come la vede la band: immediata, imperfetta, viva.
GLUECIFER – “Same Drug New High”
[Steamhammer]hard-rock
I Glucifer tornano con il loro primo nuovo album in studio dal 2004. È una dichiarazione avvincente di rock ‘n’ roll senza compromessi che non potrebbe essere più tipicamente Glucifer.
FITZA – “Ho Avuto Una Disavventura”
[Edac Music Group]indie-rock
Nove brani che attraversano le vene più intime dell’artista tra alternative rock e grunge, fondendo potenza e vulnerabilità in un racconto generazionale. Un disco che cattura il momento in cui la giovinezza sfuma e la vita diventa ruvidamente reale. Crescere significa inciampare nelle proprie paure mentre si cerca di capire chi si è davvero. Ho avuto una disavventura racconta il passaggio incerto tra la giovinezza e l’età adulta che sembra non arrivare mai del tutto. È il momento in cui si impara a convivere con le proprie contraddizioni senza giustificarle, a riconoscere le ferite chiamandole per nome: FITZA, in sostanza, canta la rabbia e la vulnerabilità di una generazione che non si vergogna più di sentirsi stanca e inadeguata. Il disco attraversa paesaggi sonori diversi, mescolando l’intimità dei Radiohead, la ruvidità dei Nirvana e la forza emotiva di PJ Harvey.
RIFLE – “Rifle”
[YEAR0001]punk-rock
I Rifle sono una band punk di Londra. Trascinando il proto-punk viscerale attraverso le strade secondarie dell’anarcho e del pub rock britannico, i Rifle sono il suono della vendetta urlata dai figli dannati delle periferie di Londra. Questi ragazzi sono malconci, maltrattati, liberi e furiosi. Inizialmente, Max e Ross hanno legato grazie alla musica nei loro lavori senza futuro, incontrandosi dopo il lavoro a Camden per commettere atrocità sonore fino alle prime ore del mattino. I Rifle si sono formati gradualmente come un club sociale folle, completando la formazione con Flynn, Albert e Louis, mentre la festa diventava sempre più rumorosa e sordida ad ogni sessione. L’LP omonimo raccoglie i loro primi singoli insieme a diversi nuovi brani, evolvendo il loro sound con ancora più grinta e feedback stridenti. La carica politica dei Rifle è ancora più forte.
CAVETOWN – “Running With Scissors”
[Futures Music Group]indie-pop-rock
Cavetown torna con il suo quarto album, “Running With Scissors”, un disco che unisce la sua caratteristica intimità lo-fi ad arrangiamenti indie rock più ricchi ed espansivi. Intessuto di delicate trame acustiche, melodie scintillanti e momenti di pura catarsi, l’album cattura sia il conforto che la turbolenza del processo di crescita personale.
SOEN – “Reliance”
[Silver Lining Music]metal
I Soen, la potente band progressive metal svedese guidata da Joel Ekelöf (voce) e Martin Lopez (batteria), continuano a trovare incredibili nuovi percorsi negli spazi tra luce e oscurità, rumore e calma, pesantezza e dolcezza. E con la sua marcia senza soluzione di continuità attraverso un terreno emotivo profondamente umano il settimo album in studio “Reliance” continua a esplorare la mente, il cuore e l’anima umana con un dovere di cura visionario, oltre a un tocco in più di pesantezza. Con “Reliance”, i Soen portano avanti la loro esplorazione straordinariamente cruda e sincera dei confini mentali e fisici che sfidano l’umanità mentre si contorce e lotta con se stessa in questi tempi difficili. Riflessivo, provocatorio, bello e brutale, “Reliance” è un viaggio da intraprendere.
GREYWIND – “Severed Heart City”
[FLG]alt-rock
I Greywind sono un duo emo/alternative rock irlandese di Killarney, formato dai fratelli Steph e Paul O’Sullivan. Noti per i loro paesaggi sonori atmosferici, le melodie slanciate e i testi profondamente emotivi, la band ha attirato l’attenzione per la prima volta con il loro album di debutto “Afterthoughts”, acclamato dalla critica nel 2017. Unendo l’energia post-hardcore alla grandiosità cinematografica, i Greywind si sono rapidamente guadagnati un seguito fedele, elogiati per i loro ritornelli anthemici e la loro potente onestà emotiva.
JULIANNA BARWICK & MARY LATTIMORE – “Tragic Magic”
[Infine Music]ambient
Dopo aver girato in tour insieme per anni, Lattimore e Barwick uniscono ora le forze per scrivere e registrare questo album completo. La loro sinergia creativa riunisce arpa, voce e sintetizzatori analogici in un viaggio sonoro profondamente emozionante e coinvolgente. L’album è stato registrato alla Philharmonie de Paris con il co-produttore Trevor Spencer (Fleet Foxes, Beach House). Questo album continua una serie unica di collaborazioni tra l’etichetta discografica e il Musée de la Musique, che vede protagonisti strumenti storici in composizioni contemporanee. L’album presenta sette composizioni coinvolgenti ed evocative guidate dallo spirito umano – intime, radicate nell’amicizia, sia terrene che cosmiche – e parte di un continuum più ampio, che riflette il conforto e il potere trasformativo dell’arte attraverso le generazioni. In “Tragic Magic”, Barwick e Lattimore trovano qualcosa che va oltre loro stessi: la sensazione che, anche se non tutto va bene, la bellezza persiste. Il loro approccio – trasformare la vita in musica, osservare, sentire e creare – continua una tradizione di espressione creativa e invenzione visionaria, incarnata proprio dagli strumenti che hanno utilizzato per questo progetto.
SHAKING HAND – “Shaking Hand”
[melodic]alt-rock, post-rock
Attingendo dal post-rock degli esordi e dall’alternative rock statunitense degli anni ’90, la band da vita a suo marchio di emo nord-occidentale. Assembla qualcosa di nuovo, ma allo stesso tempo nostalgico. Guardando avanti verso l’orizzonte in trasformazione. La musica degli Shaking Hand è costruita sulla tensione e sul rilascio: silenzi che si protraggono, rumori che travolgono. Una ripetizione che sembra ipnotica e destabilizzante allo stesso tempo. “Le idee migliori nascono quando sembra che tutto stia per crollare e noi riusciamo a malapena a resistere“, dice Freddie. Il DNA musicale della band attinge da gruppi sperimentali come Women, Slint, Sonic Youth, Pavement e Ulrika Spacek, bilanciati dalla sensibilità melodica dei Big Thief e dall’intimità dinamica degli Yo La Tengo. Le loro composizioni sfidano la struttura: improvvisi scatti di tempo, poliritmi che sembrano quasi crollare e riff che si svelano in qualcosa di fragile o estatico. Eppure, come nota Ellis, c’è anche un calore sottinteso: “Come camminare in una città vuota a tarda notte, ma cogliere barlumi di vita negli edifici che si incontrano“.
YA TSEEN – “Stand On My Shoulders”
[Sub Pop]alt-pop
Ya Tseen è una visione musicale in continua evoluzione guidata da Nicholas Galanin/Yeil Ya Tseen. Dopo la morte di suo padre, Galanin ha ribattezzato il suo progetto musicale Ya Tseen (essere vivo) come collegamento con il suo lignaggio e la sua responsabilità di vivere. Il nuovo lavoro vede la partecipazione di Portugal The Man, Meshell Ndegeocello, dreamcastmoe, Anel Figueroa, Jahon Mikal, Pink Sifu, Sidibe, Hanna Ben e Ashley Young. Il nuovo album di Ya Tseen, “Stand On My Shoulder”, si basa sul legame e sull’amore rivoluzionario come fondamento della liberazione collettiva che ha caratterizzato “Indian Yard”. La copertina dell’album è una monoprint creata da Galanin, basata su una fotografia di suo padre in abiti tradizionali Tlingit. Gli abiti tradizionali rimangono, ma chi li indossa non è visibile, lasciando spazio alle generazioni future. Con “Stand On My Shoulder” Ya Tseen esalta i doni che ci sono stati lasciati dai nostri antenati e le responsabilità collettive che abbiamo nei confronti delle generazioni future. L’album è un’esplorazione incandescente dell’esistenza e una celebrazione della persistenza dell’amore e del legame con la Terra.
IMARHAN – “Essang”
[City Slang]rock-blues
“Essam” è il quarto album della band, registrato con la stessa formazione base, ma segna un cambiamento significativo nel loro sound e nel loro approccio. Musicalmente, segna un allontanamento dal sound rock, blues e psichedelico influenzato dalla tradizione dei Tuareg e dalla chitarra dei Tinariwen, per orientarsi verso qualcosa di più aperto, moderno ed esplorativo. Per la prima volta, il loro storico ingegnere del suono Maxime Kosinetz ha assunto il ruolo di produttore. Si è recato a Tamanrasset con Emile Papandreou (del duo francese UTO), un polistrumentista che ha introdotto elementi elettronici campionando strumenti dal vivo e rielaborandoli in tempo reale con un sintetizzatore modulare, rimodellando sottilmente l’identità sonora della band.
KREATOR – “Krushers Of The World”
[Nuclear Blast]metal
“Krushers Of The World” dei Kreator è un ritorno feroce che vede la band al massimo della forma, in grado di fondere la furia classica del thrash con una nuova intensità e determinazione. Dall’incessante brano di apertura “Seven Serpents” alla cupa e melodica “Tränenpalast” con Britta Görtz, l’album mostra una band che non ha paura di evolversi pur rimanendo fedele alle proprie radici. Brani come “Barbarian” e “Psychotic Imperator” colpiscono con una velocità inarrestabile, mentre la title track e “Satanic Anarchy” offrono un groove schiacciante e ritornelli anthemici. Supportato dalla massiccia produzione di Jens Bogren e dalla straordinaria copertina di Zbigniew Bielak, “Krushers of the World” dimostra che i Kreator non stanno solo sopravvivendo, ma continuano a essere leader.
XIU XIU – “Xiu Mutha Fuckin’ Xiu: Vol. 1”
[Polyvinyl]indie-rock, alt-rock
Nel nuovo album di cover degli Xiu Xiu, “Xiu Mutha Fuckin’ Xiu Vol. 1”, Jamie Stewart e Angela Seo rendono omaggio alle canzoni che hanno profondamente influenzato loro come amanti della musica e cantautori. Questa raccolta, tratta dalla serie in abbonamento Bandcamp della band, contiene brani precedentemente esclusivi di Bandcamp, ora disponibili per la prima volta in vinile e in streaming. L’album mette in mostra le interpretazioni uniche degli Xiu Xiu di brani iconici come “Psycho Killer” (Talking Heads), “In Dreams” (Roy Orbison), “Some Things Last A Long Time” (Daniel Johnston), “I Put a Spell on You” (Screamin’ Jay Hawkins) e molti altri. Queste interpretazioni sono un sentito “grazie” alle composizioni originali e allo stesso tempo rappresentano un’immersione profonda nella musicalità e nella grandezza di queste opere influenti.
SILENT CARNIVAL – “Liminal”
[Avium]alt-rock
“Liminal” è un vero e proprio viaggio sonoro nelle esperienze di vita dell’autore, al quale siamo invitati a partecipare senza esitazione. Registrato e mixato tra gennaio e maggio 2025, l’album arriva due anni dopo “My Blurry Life”. La transitorietà della cosiddetta “zona liminale” assume una forma densa nei dieci brani che compongono l’album, che raccontano il percorso di emergere dell’autore, una transizione continua tra accettazione, gratitudine e nostalgia. La consapevolezza del dolore e il superamento dei suoi abissi è il filo conduttore che tiene insieme queste composizioni, approfondendo i propri limiti e le proprie paure. Le risonanze acustiche emergono in modo significativo attraverso l’uso della chitarra battente, della balalaika e dell’armonium, ma vengono ampiamente utilizzati anche suoni elettronici ed effetti inquietanti. “Liminal” è un luogo di emarginazione e confinamento interiore, un luogo di distacco e perdita.
DAVID HUCKFELT – “I Was Born But…”
[Don Giovanni]alt-country
David Huckfelt è un cantante/paroliere/attivista folk la cui sensibilità poetica e le cui canzoni di non resa spirituale gli hanno fatto guadagnare un seguito di culto nei meandri più oscuri, lontani dal fragore frenetico dell’industria musicale. Originario dell’Iowa ed ex studente di teologia, Huckfelt ha frequentato il prestigioso Iowa Writers Workshop prima di abbandonare gli studi accademici e teorici e dedicarsi alla composizione e all’esecuzione di canzoni. Grazie alla sua maestria nell’improvvisazione e alla sua ostinata insistenza nel rimanere nel momento con il suo pubblico, gli spettacoli folk di Huckfelt gli hanno fatto guadagnare un seguito devoto, dai teatri e dai teatri delle piccole città ai palchi dei festival nazionali. Il nuovo lavoro solista di David conserva un ottimismo rude che squarcia gli strati di oscurità in tempo reale con canzoni che parlano chiaro, morbide e limpide.
R.M. & THE IMAGINATIVE ORCHESTRA – “MOSAIX”
[Transition Totem]elettronica, alt-rock
“Mosaix” è il primo disco solista di Raffaele Marchetti aka R.M., tecnico del suono e compositore multistrumentista emiliano. Cinque composizioni che spaziano dalla dub alla disco, dalla musica concettuale all’elettronica, dall’hip hop old school all’alternative rock. Cinque paesaggi sonori nati da una serie di registrazioni improvvisate. Un patchwork emotivo che racchiude in sé tutti gli spunti da cui nasce la musica di R.M., sia a livello musicale che tecnico, trasformati e rimodellati, dopo molti anni, fino ad ottenere un mosaico complesso. Un lavoro che vorrebbe riassumere anni di studi musicali intensivi in un insieme cinematico, stratificato, ardito. Elementi come produzione, tecniche di registrazione, missaggio, solfeggio, articolazione musicale, musica elettronica, sound design, composizione per musica applicata alle immagini confluiscono in uno stesso contenitore creando una sorta di statuto del caos. Un film fatto solo di suoni, perché le immagini sono evocazioni della propria fantasia.
BORIS CEPAVCICI – “Per amore o per mancanza di idee migliori”
[Brutture Moderne]cantautorato
“Per amore o per mancanza di idee migliori” è l’album d’esordio sulla lunga distanza di Boris Cepacvivi, progetto musicale ideato nel 2023 da Paolo Prosperini, poliedrico artista bolognese con esperienze musicali in giro per il mondo. Il suo è un cantautorato sornione e notturno, onirico e ironico allo stesso tempo, sorretto da arrangiamenti di natura sopraffina e cantato rigorosamente in italiano. “L’album è un’unica storia narrata da diverse voci, ho cercato di non essere né troppo pesante né troppo grottesco, anche se a dire il vero le relazioni sentimentali sono sia l’una che l’altra cosa, spesso oltre qualsiasi immaginazione. Proprio per il fatto che già la vita è cosa pesante e grottesca ho cercato, per quanto per me possibile, di mettere un po’ di leggerezza nelle composizioni con spolveratine di necrofilia e bonghetti qua e là. L’album si sviluppa attorno a un personaggio che attraversa varie fasi di una relazione: dalle catene domestiche date da un controllo tossico, malato e quasi sovrannaturale, alla consapevolezza del disagio intrinseco dello stare in coppia e alla volontà di affrontarlo assieme. Passa dall’eccesso all’autolimitazione, fino a trovare un sentimento d’amore forte e tenero, per poi ripiombare nella difficoltà“.
TOGETHER PANGEA – “Eat Myself”
[Nettwerk]indie-rock
Il tanto atteso sesto album in studio “Eat Myself” del trio indie rock Together Pangea arriva dopo una lunga pausa dal loro straordinario lavoro del 2021 “DYE”. Dal punto di vista sonoro, è molto diverso dal garage rock e dalle radici surf delle prime opere della band. Offre invece una sintesi nitida della loro gamma artistica, compresa un’enfasi sulle loro tendenze più pesanti e vicine al grunge. Brani come “Sunkin” e la title track “Eat Myself” potrebbero facilmente essere scambiati per reliquie perdute dell’era grunge di Seattle degli anni Novanta. I Together Pangea esplorano anche nuovi territori: lo shoegaze wall-of-sound (“Little Demon”, “Molly Said”), l’indie rock della metà degli anni 2000 (“Like Your Father”) e il contagioso synth pop (“Burn the Hillside”).
CORTESE – “CHE CI FACCIAMO?” EP
[autoproduzione]indie-pop
Un EP di cinque brani in cui entra in scena una grande protagonista: la nostalgia (vestita di un velo di malinconia, un sorriso di gioia e qualche lacrima di commozione) e torna in scena l’amore, immancabile nella poetica del cantautore ma questa volta forse più consapevole e più vicino alle stelle che ad un fracasso, almeno lì nelle canzoni che restano sempre un mondo ideale dove anche l’inquietudine diventa bellezza.
NOT MY VALUE – “REALITY” EP
[Totally Imported]Dark Trip-hop
Secondo capitolo di un progetto diviso in due parti, “Reality” completa un percorso pensato come un’unica opera: due EP distinti ma inseparabili, due facce della stessa medaglia. Il Side B è il lato più oscuro dei due EP sia a livello musicale che concettuale: è un EP che parla di follia e di ex manicomi, di relazioni complicate e del senso di impotenza che si prova non potendo aiutare qualcuno che soffre. Apre e chiude con il tema della nostalgia per un passato nel quale era possibile immaginare un futuro. Il Side A si apre guardando al passato e il Side B chiude con un futuro negato (“No future, no future”).
WESTSIDE COWBOY – “So Much Country ‘Till We Get There” EP
[Island]indie-rock
Non si può pianificare tutto. Reuben Haycocks, Paddy Murphy e Aoife Anson-O’Connell non avevano nulla di specifico in mente quando Jimmy Bradbury, durante il suo turno in un negozio di musica, chiese loro se fossero interessati a formare una band chiamata Westside Cowboy. Eppure, dopo un paio d’anni, una serie di singoli, una reputazione live strepitosa e un contratto discografico con la Island Records Adventure Recordings, sembra che l’idea abbia avuto successo: che lo volessero o meno, i Westside Cowboy sono diventati uno dei nuovi gruppi più interessanti del Regno Unito.
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