Appalti e sospetti, interviene il sindaco: “Procedure validate dal Tar”

Il sindaco di Cesa Enzo Guida interviene sulla vicenda degli appalti per i quali, secondo la Dda, sarebbero emerse alcune anomalie.
La questione è stata trattata nel corso del processo sulle procedure assegnate con quello che gli inquirenti hanno definito il “Sistema Cappello” a Calvi Risorta (oggetto del procedimento) ma anche in altri comuni, in cui il tecnico ha prestato la propria opera, tra cui appunto Cesa (che non è oggetto di specifiche imputazioni). Guida, dopo aver ribadito l’estraneità del Comune di Cesa rispetto alle vicende e il fatto che Cappello oggi non ricopra incarichi di responsabilità nel comune dell’agro atellano, è poi entrato nel merito delle vicende emerse nel processo ribadendo come quelle procedure siano state “ritenute legittime dal Tar Campania, che si espresso su ricorso di una delle ditte escluse”.
“La gara per l’affidamento dei lavori risale al 2019 ed il Rup non era l’ing. Cappello – precisa il sindaco – Allorquando la ditta vincitrice ebbe ad essere raggiunta da interdittiva antimafia ed ebbe a rinunciare all’appalto, l’ing. Cappello, divenuto nel frattempo responsabile dell’ufficio tecnico, poiché la Regione Campania aveva imposto dei tempi precisi per la consegna dei lavori, nella sua autonomia decisionale, ebbe a ricorrere alla procedura dell’interpello, tra cinque ditte che avevano partecipato alla gara. Questo metodo, dettato anche dall’urgenza, era previsto dall’art. 110 comma del Codice degli Appalti del 2016, all’epoca vigente, nei casi di risoluzione del contratto per interdittiva antimafia”.
E ancora. “Altro aspetto ritenuto legittimo è la mancata concessione dell’adeguamento prezzi in sede contrattuale, con l’interpello. L’adeguamento prezzi avrebbe inciso sulle risorse a disposizione dell’ente, oltre a dover essere approvato dalla Regione Campania, che aveva erogato il finanziamento – prosegue il sindaco – A tutti i partecipanti all’interpello, fu specificato, che somme aggiuntive per procedere ad una revisione dei prezzi sarebbe stata richiesta al Ministero competente, mediante al ricorso al c.d. “Decreto Aiuti”. Dunque, tale revisione ebbe ad essere concessa in un secondo momento, perché richiesta al Governo, che aveva introdotto una misura precisa in materia di appalti pubblici, per far fronte all’incremento dei costi delle materie prime, a seguito del Covid. Anche questo aspetto della questione è stato ritenuto legittimo dal Tar Campania. Si aggiunge che la ditta sono subentrate, rispetto alla prima aggiudicataria, e quelle che potenzialmente potevano subentrate potevano ricevere l’appalto alle sole condizioni economiche della prima aggiudicazione”.
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