Calabria

Misericordia di Isola Capo Rizzuto, sequestrati i beni a Leonardo Sacco

Nuovi guai per Leonardo Sacco, l’ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto. I militari del Servizio centrale Ico e del Comando provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro hanno sequestrato al 46enne beni per 7 milioni di euro. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. I sigilli sono stati apposti su 22 immobili e 10 terreni ritenuti riconducibili direttamente e indirettamente a Sacco. La misura restrittiva, che ora dovrà passare il vaglio del Tribunale di Catanzaro in contraddittorio, è una conseguenza del processo d’appello bis scaturito dall’inchiesta “Jonny” della Procura antimafia. Al termine del quale, il 21 luglio dello scorso anno, l’ex governatore è stato condannato a 8 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, truffa e trasferimento fraudolento di valori.

L’inchiesta

L’operazione “Jonny”, scattata il 15 maggio 2017 con 68 fermi disposti dalla Dda di Catanzaro, recise i tentacoli della cosca Arena-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto sul Centro d’accoglienza di migranti durante la gestione della Misericordia.
E in questo contesto criminale spicca il ruolo svolto dall’ex numero uno della confraternita. Il quale è stato ritenuto dalla Corte d’appello di Catanzaro “solo” un sodale e non ai vertici del clan. Dopodiché, dai successivi accertamenti economico-patrimoniali condotti dalla Fiamme Gialle è emersa una marcata sproporzione tra il valore dei beni acquisiti e i redditi dichiarati da Sacco durante gli 2002-2022.
Ma non solo. Perché i giudici della Sezione misure di prevenzione hanno anche rilevato «la presunta derivazione illecita delle risorse impiegate» dal 46enne per reperire i beni (spesso intestati a familiari) finiti nelle mani dello Stato. Da qui i sigilli su immobili e terreni. In quanto, scrive nel decreto di sequestro la giudice relatrice Barbara Elia, «ai fini dell’applicabilità della misura della confisca di beni patrimoniali nella disponibilità di persone indiziate di appartenere ad associazioni di tipo mafioso, è sufficiente» che sussista «una sproporzione tra le disponibilità e i redditi denunciati». Così come – prosegue il provvedimento – debbano sussistere da un lato «indizi idonei a lasciar desumere in modo fondato che i beni dei quali si chiede la confisca costituiscano il reimpiego dei proventi di attività illecite». E dall’altro la mancata dimostrazione della «legittima provenienza del danaro utilizzato per l’acquisto di tali beni». Il sequestro nei confronti di Sacco rientra in un più ampio filone investigativo che ha già portato all’adozione di analoghi provvedimenti restrittivi a carico di altre persone coinvolte nell’inchiesta “Jonny”, per un valore complessivo di 9 milioni di euro.


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