Locali pubblici e sicurezza in Calabria: «Norme efficaci, però meglio vigilare»
L’eco dei fatti di Crans-Montana continua a riverberarsi anche a migliaia di chilometri di distanza. I tragici fatti che hanno portato alla morte di 47 persone hanno trovato la loro genesi nella candela scintillante entrata a contatto con il rivestimento fonoassorbente del locale adibito a discoteca. Perciò, mentre proseguono le indagini delle autorità elvetiche, l’attenzione di media e decisori politici italiani si concentra sulle candele scintillanti, il cui utilizzo è – finora – consentito dalla legge (a discrezione dei gestori).
Sul tema, la normativa italiana è già particolarmente avanzata e stringente, ma come spesso avviene dopo eventi tragici, la soglia di attenzione si sta alzando: è notizia di qualche giorno fa, infatti, che la sezione calabrese dell’Unione nazionale comuni comunità enti montani ha inviato a tutti i sindaci e agli amministratori locali una bozza di ordinanza-tipo per vietare l’utilizzo di fiamme libere e articoli pirotecnici all’interno dei locali pubblici.
Tornando alle latitudini calabresi, il direttore generale dei Vigili del Fuoco in Calabria, Maurizio Lucia, è però chiaro: «È utile ricordare – spiega alla Gazzetta del Sud – che la prima normativa europea sui materiali di rivestimento e di arredo nei locali di pubblico spettacolo è una normativa italiana. Oggi prevede la classificazione e la certificazione di tutti i materiali di rivestimento e di arredo, imponendo specifici requisiti in termini di reazione al fuoco».
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