Società

Adrian Paci: «Riempiamo di nuovo le piazze di Gibellina»

Gibellina è pronta a partire: il piccolo centro del Belìce in Sicilia, è la Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, e dal 15 gennaio, per un anno intero, propone performance, mostre, musica, cinema e ogni tipo di sperimentazione culturale, con il coinvolgimento dei cittadini, degli artisti, delle scuole e delle istituzioni locali.

Il posto di per sé aiuta: Gibellina, che nel 1968 fu devastata da un violento terremoto, fu poi ricostruita con un’identità strettamente legata all’arte, con il Grande Cretto di Alberto Burri come suo simbolo. Ma tante altre sono le opere sparse per il paese, che, per questa occasione, si trasformano in scenografie sorprendenti: dalle Sequenze di Fausto Melotti alla Montagna di Sale di Mimmo Paladino, dalla Chiesa Madre di Ludovico Quaroni alla Torre Civica di Alessandro Mendini, tutto diventa scenario per concerti e iniziative spettacolari, messe a punto dal direttore artistico Andrea Cusumano.

Grande Cretto Burri

Grande Cretto di Alberto Burri

Il programma è fittissimo, e si inizia con una grande mostra che mette in colloquio le opere di Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot e Nanda Vigo e con importanti video-installazioni, tra cui The bell tolls upon the waves di Adrian Paci.

Ed è proprio Adrian Paci, celeberrimo artista che ha visto le sue opere esposte in alcuni dei musei più prestigiosi del mondo, come il MoMA di New York e il Centre Pompidou di Parigi, a raccontarci la sua presenza a Gibellina.

L’intervista ad Adrian Paci

Che cosa vuol dire presentare un’installazione in un Comune come Gibellina che è un’opera totale, uno spazio così carico d’arte?
«Gibellina è stata pensata già anni fa come una città nuova, in cui l’arte è stata considerata una forza trainante. Vero è che questa intenzione è rimasta poi una sorta di promessa idealistica, perché, al di là delle opere presenti, bisogna poi metterci vita, cosa che non è scontata, ma questa può essere l’occasione. Io per esempio espongo il mio lavoro all’interno di un teatro che è uno dei tanti casi di incompiuti siciliani e per questo speriamo di creare un dialogo, un corpo organico. Non c’è la pretesa di costruire un altro monumento immobile, vogliamo però aprire uno spazio di immaginazione e riflessione. Gibellina come capitale italiana dell’arte contemporanea è un tentativo per rinnovare questa speranza utopica e di renderla un motore emancipatorio. Magari questa è l’occasione per riempire di nuovo quelle piazze, per creare spazi di dialogo e riflessione»..

Spesso lei affronta il tema della memoria, si percepiscono storie dietro quello che si vede…
«Per me è sicuramente un tema importante, sia dal punto di vista personale sia come argomento più ampio. Per me è necessario sia il rapporto con il reale sia quello con ciò che non si vede, che è già andato e che lascia, appunto, uno spazio di memoria. Ed è attraverso l’arte che si riattiva questa mancanza, immaginando nuove possibilità. Il richiamo al passato non vuole avere un tono nostalgico, ma semplicemente vorrebbe essere un richiamo a qualcosa che manca, come se ciò che non c’è più permettesse nuove occasioni di aprirsi, riformulando in modo diverso le cose».


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