Umbria

Calendario del Duce spedito a casa di socio Anpi: assolto


di Chiara Fabrizi

Assolto con formula piena il folignate di 55 anni imputato per minacce aggravate in relazione al plico anonimo recapitato, era il novembre 2022, nella casa di Foligno di un giornalista e socio della sezione locale dell’Anpi: all’interno c’era un calendario del Duce, un cordino nero, inizialmente considerato un cappio, e un foglio bianco su cui c’era scritto “Io invece ho il fez e la camicia nera di papà”. Così ha deciso, lunedì pomeriggio, al termine di una breve camera di consiglio, il giudice monocratico del tribunale di Spoleto Elisabetta Massini, condividendo di fatto la tesi del difensore, l’avvocato Alessio Fiacco, che ha contestato sia l’elemento oggettivo che oggettivo.

La vicenda risale al novembre 2022 ed era stata denunciata direttamente dal destinatario del plico anonimo al commissariato di Foligno, facendo così scattare le indagini. Al termine di tutti gli accertamenti previsti, la Procura di Spoleto, non ravvisando illeciti penali, aveva chiesto l’archiviazione, a cui si era opposto la parte offesa, dopodiché ad avocare a sé il fascicolo era stata la Procura generale, che lunedì in aula era rappresentata in aula da Luca Semeraro.

Durante le indagini, però, è stata una perizia a rivelare che quello trovato nel plico anonimo non era un cappio nero, bensì il cordino con cui il calendario di Benito Mussolini avrebbe potuto essere appeso. Durante il dibattimento, inoltre, è emerso che l’imputato non conosceva la parte offesa, non avrebbe confezionato il plico, limitandosi a portarlo in ufficio postale per la spedizione, e non sarebbe stato quindi consapevole del contenuto.

Non è certo, invece, chi abbia compiuto il gesto di spedire un calendario del Duce a un socio dell’Anpi di Foligno: durante il processo un testimone avrebbe fatto un nome, ma sul punto non risultano ulteriori indagini. In questo quadro, è dunque arrivata l’assoluzione dell’imputato perché il fatto non sussiste. «Per il mio assistito è la fine di un incubo, che ha affrontato con dignità e fiducia nelle istituzioni nonostante i tentativi di trasformare un’aula di giustizia in un’arena politica e pure il clamore mediatico sollevato dalla vicenda», ha detto Fiacco, aggiungendo: «A processo abbiamo dimostrato l’insussistenza dei fatti contestati, che ha poi portato alla sentenza di assoluzione con formula piena del mio cliente». 

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