«Lanterna come Crans Montana, lo Stato non ci deve abbandonare»

CORINALDO Si sentono abbandonati i familiari delle vittime della Lanterna Azzurra, come se il Paese si fosse dimenticato di Emma, Mattia, Asia, Benedetta, Daniele ed Eleonora. Cinque adolescenti e una mamma morti nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 in un deposito agricolo adibito a discoteca, in circostanze che, per certi versi, somigliano alla tragedia di Crans-Montana. Lo spray al peperoncino, il fuggi fuggi nel locale sovraffollato, con gravi carenze in materia di sicurezza, poi il cedimento della balaustra e il dramma.
Il dolore
Hanno scritto alla premier Giorgia Meloni, apprezzando la sua solidarietà ai genitori che hanno perso i figli nel rogo di Capodanno in Svizzera e ricordando che ci sono anche loro. «A noi è successa la stessa cosa – si legge nella lettera – e nessuno può capire il dolore di perdere un figlio in un locale che doveva essere sicuro perchè anche a Corinaldo troppe persone non hanno fatto il proprio lavoro.
Chiediamo un sostegno morale e materiale affinché tragedie simili non debbano ripetersi mai più».
Il padre di Emma, Fazio Fabini, spiega che «non è polemica la lettera ma vuole riportare l’attenzione sulla strage di Corinaldo. Spesso abbiamo sentito gente affermare che in Italia non sarebbe mai accaduto ma in Italia è già successo. In questi sette anni ci siamo sentiti soli, lo Stato non l’abbiamo visto, lo stesso trattamento lo vorremmo anche noi. Apprezziamo che la presidente del Consiglio esprimi vicinanza per la tragedia svizzera, è giusto, ha fatto bene, ma la stessa attenzione la deve rivolgere al suo Paese. I nostri figli sono morti perché chi doveva controllare non l’ha fatto. Chiediamo solo che le leggi vengano fatte rispettare e chi sbaglia venga condannato. Ci aspettiamo che faccia rispettare le regole, che dia indicazioni di controllare tutti i locali, perché la sicurezza va garantita in modo capillare e non a campione. Siccome è già successo, e noi lo sappiamo bene, facciamo in modo che non accada di nuovo».
Concorda Giuseppe Orlandi, il papà di Mattia. «Ci uniamo alla solidarietà per i parenti delle vittime, sperando che i ragazzi ricoverati si riprendano al più presto. Abbiamo ritenuto giusto, però, ricordare la vicenda di Corinaldo. Vorremmo più di attenzione perchè siamo nelle stesse condizioni. Continuiamo, intanto, la nostra lunga battaglia in cerca di giustizia. Siamo entrati nell’ottavo anno con il processo d’appello in corso».
I filoni
Tre i filoni processuali. Sei le condanne definitive sancite nel 2022 dalla Cassazione per i componenti della banda dello spray. Ragazzi della Bassa Modenese che stanno scontando in abbreviato complessivamente 70 anni, 4 mesi e 10 giorni di carcere per associazione a delinquere, omicidio preterintenzionale, lesioni personali, furti e rapine. Il ricettatore della banda ha patteggiato a quattro anni e due mesi. La condanna, confermata in appello, anche per un altro rapinatore, un bolognese affiliato alla banda. Per lui 10 anni e 5 mesi.
In Corte d’Appello si sta tenendo il processo per i sei componenti della Commissione di vigilanza che per l’accusa, nell’ottobre del 2017, aveva rilasciato ai gestori del locale la licenza di pubblico spettacolo priva di requisiti strutturali e di sicurezza. In primo grado le condanne, tra un anno e un anno e due mesi, sono arrivate per il reato di falso. In appello si è invece chiuso la scorsa estate il processo in abbreviato per altre sette persone, tra proprietari e gestori dell’immobile. Due avevano precedentemente patteggiato. A parte una, ridimensionata, le condanne sono state confermate con pene comprese tra tre anni e cinque anni e un mese.




