Dimensionamento scolastico, commissariate quattro Regioni che non hanno approvato i piani. Valditara: “Scelta necessaria”. Dure le opposizioni: “Atto gravissimo”

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna, che non hanno ancora adottato i piani di dimensionamento della rete scolastica per il prossimo anno scolastico.
Il dimensionamento scolastico rientra tra le riforme previste dal PNRR, definite dal precedente Governo – specifica il MIM – con l’obiettivo di adeguare la rete delle istituzioni scolastiche alla dinamica della popolazione studentesca su base regionale. Il mancato rispetto di questo adempimento, sottolinea il Governo, mette a rischio le risorse europee già erogate all’Italia.
Dal Ministero viene precisato che la misura riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici, chiarendo uno degli aspetti che ha generato maggiore preoccupazione nei territori interessati.
Sulla riforma del dimensionamento si è pronunciata più volte anche la Corte costituzionale, che in tre diverse occasioni ha confermato la legittimità dell’operato del Governo, richiamando la necessità di una cooperazione leale tra tutte le istituzioni coinvolte. Inoltre, i ricorsi presentati dalle Regioni inadempienti sono stati respinti con tre sentenze del TAR e sei pronunce del Consiglio di Stato, che hanno confermato la correttezza dell’azione governativa.
Nel corso dei mesi, alle quattro Regioni erano già state concesse due proroghe per l’adozione dei piani di dimensionamento: una prima proroga fino al 30 novembre e una seconda fino al 18 dicembre. Nonostante ciò, non sono state completate le necessarie formalizzazioni, rendendo inevitabile il commissariamento deciso dal Consiglio dei Ministri.
I criteri per il dimensionamento
I criteri di riferimento per il dimensionamento sono stati aggiornati con il decreto interministeriale n. 124 del 30 giugno 2025, che ha modificato quanto previsto dal precedente decreto n. 127/2023. Proprio grazie a questo aggiornamento, rispetto al decreto del 2023, è stato possibile recuperare 80 posti tra dirigenti scolastici e DSGA. Il numero massimo complessivo è passato da 7.309 a 7.389.
Il numero di sedi scolastiche attivabili per l’anno scolastico 2026/2027 in ciascuna Regione è determinato applicando un coefficiente di calcolo pari a 938 alunni per istituzione scolastica.
In vista dell’entrata a regime della nuova disciplina sul dimensionamento scolastico e al fine di rendere più graduale il processo di riduzione, la normativa prevede una misura transitoria per il solo anno scolastico 2026/2027. In particolare, il numero di sedi scolastiche viene incrementato in via temporanea, con un aumento medio pari all’1,60%.
Valditara: “Scelta necessaria”
“Si tratta di un provvedimento necessario per assicurare il rispetto degli impegni assunti dall’Italia con l’Unione europea nell’ambito del PNRR e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico”, ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Il Ministro ha inoltre ricordato che “in questi tre anni, l’azione del Governo è stata orientata alla leale collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di tutelare la qualità e la continuità dell’attività scolastica”.
PD: “Gravissimo commissariamento”
Dura la presa di posizione del Partito Democratico, che in una nota definisce “miope” l’azione del Governo e “gravissimo” il commissariamento delle Regioni coinvolte.
Secondo le parlamentari e i parlamentari del Pd, il Governo starebbe portando avanti “un ulteriore tentativo di centralizzazione e compressione delle autonomie locali in un settore delicatissimo come quello dell’istruzione”, imponendo dall’alto scelte che incidono direttamente sul futuro delle scuole.
Il Pd sottolinea come il dimensionamento scolastico non possa essere ridotto “a un semplice calcolo matematico”, ma debba tenere conto di equità, accessibilità e qualità educativa, oltre alle specificità geografiche, sociali e culturali dei territori. Particolare preoccupazione viene espressa per le aree in cui le scuole rappresentano “l’unico presidio pubblico”.
Nella nota – firmata dalle parlamentari e dai parlamentari Pd Manzi, Ascani, Bakkali, Boldrini, De Maria, Fossi, Gnassi, Guerra, Lai, Malavasi, Marco Meloni, Merola, Rossi, Simiani e Vaccari – si evidenzia inoltre come le disposizioni sul dimensionamento siano state più volte riviste e rinviate dallo stesso Governo, a conferma della necessità di una profonda revisione normativa. Il Pd ribadisce infine che ogni misura in materia di istruzione dovrebbe nascere da un vero confronto con le Regioni e gli amministratori locali, affermando che “il dialogo deve essere la via maestra, non l’imposizione”.
M5S: “Agghiacciante”. Lega: “Da che pulpito predica?”
Duro l’attacco del Movimento 5 Stelle, che definisce “agghiacciante” la scelta del Governo di procedere al commissariamento di quattro Regioni sul dimensionamento scolastico. Secondo gli esponenti M5S in Commissione Cultura alla Camera e al Senato, il dimensionamento rappresenterebbe “il grimaldello con cui si smantella pezzo dopo pezzo la presenza dello Stato nei territori più fragili”, colpendo in particolare aree interne, periferie e piccoli comuni, dove la scuola è “un presidio di democrazia e coesione sociale”. Il commissariamento viene descritto come “un atto di forza politico mascherato da adempimento tecnico”, giustificato con il PNRR.
Alle accuse replica il deputato della Lega e capogruppo in Commissione Cultura, Rossano Sasso, che parla di una “mistificazione”. Secondo Sasso, il dimensionamento “non prevede la chiusura di plessi, ma una riorganizzazione funzionale del sistema per adeguarlo alle esigenze degli studenti”. Il deputato ricorda inoltre che si tratta di una riforma “voluta dall’allora ministro Bianchi”, collegata al PNRR e “confermata nella sua legittimità dalla Corte costituzionale e dal Tar”. La conclusione è polemica: “Il ministro Valditara è al lavoro per restituire dignità alla scuola. Da quale pulpito, i 5 Stelle, vorrebbero fare la predica? Da uno a rotelle?”.
Le Regioni: “Tagli sbagliati e decisi senza trasparenza”
Critiche arrivano anche direttamente dai rappresentanti delle Regioni coinvolte. Lasciando Palazzo Chigi, gli assessori hanno parlato di “tagli sbagliati nei numeri, calcolati con stime lontane dalla realtà e imposti senza trasparenza”.
“Nell’ultimo triennio nella nostra regione sono state già accorpate 36 autonomie scolastiche e un ulteriore taglio di 9 istituti sarebbe stato deleterio per realtà già in sofferenza“: così l’assessora alla Pubblica Istruzione della Regione Sardegna Ilaria Portas, che ha evidenziato come la situazione territoriale, geografica, orografica della Sardegna e la sua fragilità relativa agli aspetti della mobilità, dello spopolamento e della connettività, rendano estremamente critico qualsiasi ulteriore taglio di servizi.
L’assessore all’Istruzione dell’Umbria, Fabio Barcaioli, ha contestato il legame tra dimensionamento scolastico e PNRR.
Secondo Barcaioli, la questione sarebbe stata ricondotta a una lettura politica. L’assessore ha inoltre richiamato le peculiarità territoriali dell’Umbria, ricordando che si tratta di una regione prevalentemente montana, dove “tra una scuola e l’altra possono esserci anche 70 chilometri di strade tortuose e in salita”.
Infine, viene espressa incertezza anche sul ruolo del commissario nominato dal Governo: le Regioni chiedono chiarimenti sulle funzioni effettive del commissario, in particolare se il suo intervento sarà limitato al solo dimensionamento scolastico o se riguarderà più in generale l’intero sistema dell’istruzione.
Source link




