Referendum sulla giustizia, il governo fissa la data, si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo. Ma il periodo potrebbe cambiare: ecco perché

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato di tenere il 22 e 23 marzo il referendum confermativo sulla riforma della giustizia, fissando la consultazione per la data annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa di inizio anno del 9 gennaio.
La decisione del governo si basa sull’articolo 15 della legge 25 maggio 1970, n. 352, che al primo comma prevede che il referendum sia indetto con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell’ordinanza che lo abbia ammesso. L’Ufficio centrale per i referendum con ordinanza del 18 novembre 2025 ha ammesso quattro richieste depositate da deputati e senatori appartenenti a maggioranza e opposizione.
La data scelta però potrebbe cambiare se la raccolta di firme in corso per un nuovo referendum dovesse raggiungere quota 500mila entro fine gennaio, dando luogo a un intervento della Corte costituzionale. Il comitato promotore della raccolta firme popolari ha già annunciato ricorso, con il portavoce che ha dichiarato di essere pronto a impugnare la decisione del governo in tutte le sedi, anche alla Consulta.
Le polemiche sulla tempistica e il rispetto dei termini costituzionali
La raccolta firme lanciata online per chiedere il referendum, modalità ulteriore prevista dalla Costituzione oltre alla richiesta di parlamentari già avvenuta e accolta, è prossima a raggiungere quota 200mila firme e si concluderà il 30 gennaio. Il governo ha fissato la data delle urne senza aspettare l’esito della raccolta delle firme promossa da cittadini, scelta che ha suscitato critiche da parte delle opposizioni.
La legge di revisione costituzionale è stata definitivamente approvata al termine della doppia navetta parlamentare il 30 ottobre 2025. Dalla pubblicazione di tale legge è iniziato il termine di tre mesi che l’articolo 138, comma 2, della Costituzione riserva alla presentazione delle domande di referendum confermativo da parte dei tre soggetti istituzionali legittimati.
Se si rispetta questo spazio temporale che la Costituzione lascia aperto alle domande di referendum si giunge alla fine del mese di gennaio 2026, il che significa che il referendum confermativo non potrebbe svolgersi prima della seconda metà di marzo 2026. L’esecutivo intende ribaltare radicalmente l’interpretazione e la prassi consolidate in tema di tempi e cadenze del referendum confermativo facendo leva sul testo dell’articolo 15 della legge n. 352 del 1970.
In un precedente del 2006 il governo aveva stabilito che all’indizione del referendum confermativo si potesse procedere entro i 60 giorni successivi alla scadenza dei tre mesi stabiliti dall’articolo 138 della Costituzione, così da consentire all’apposito comitato di cittadini di promuovere ed eventualmente completare la raccolta delle 500mila firme prescritte.
Le posizioni di maggioranza e opposizione sulla consultazione referendaria
Il referendum sulla separazione delle carriere, sulla riforma del Consiglio Superiore della Magistratura e l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare rappresenta il voto più atteso del 2026. Secondo l’ultima rilevazione di YouTrend per Sky TG24, se si andrà al referendum voterebbe il 48 per cento degli intervistati, mentre un 20 per cento lo farebbe probabilmente. Gli indecisi sono il 16 per cento, mentre un 9 per cento è certo di non andare a votare. In caso di un’eventuale vittoria del no al referendum la popolazione risulta divisa: il 39 per cento sostiene che Meloni dovrebbe restare al suo posto, il 37 per cento che dovrebbe dimettersi.
Sia Fratelli d’Italia che Lega, ma soprattutto Forza Italia, hanno annunciato l’intenzione di mettere in piedi eventi, conferenze e appuntamenti a fianco del Comitato per il Sì. Le opposizioni sostengono che la riforma abbia un unico obiettivo: quello di demolire la separazione dei poteri, di colpire l’autonomia della magistratura e di controllarla. Il leader di Sinistra Italiana ha dichiarato che avrebbero voluto tempi più lunghi che rispettassero anche la raccolta delle firme ancora in corso. Il referendum non richiede il raggiungimento del quorum essendo un referendum confermativo, ma sia i comitati per il Sì che per il No puntano a un’affluenza che superi ampiamente il 50 per cento.
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