«Insegno all’IA a pensare come noi umani»

ANCONA – Ha viaggiato sin da piccolo, Andrea Procopio. «Sono nato a Chieti, ma ho passato la maggior parte del mio tempo a Forlì» racconta. Poi l’approdo ad Ancona, per l’ultimo anno di liceo allo scientifico Galilei, dove si è diplomato nel 2023. «Che è quello che mi è rimasto nel cuore, durante il quale ho fatto più cose» confessa.
Il salto
Poi, la sua propensione al viaggio ha colpito ancora con l’iscrizione alla Bocconi di Milano al corso di Economia, Management e Computer science (in inglese). «Un corso diventato sempre più sul machine learning (i computer imparano dai dati e migliorano da soli, ndr), con approccio economico ma generalista, che ti permette di fare tante cose» spiega Andrea, classe 2004. A lui, ad esempio, ha permesso di arrivare a fare ricerca ad Harvard durante la laurea in Bocconi, studiando l’Intelligenza artificiale. Potremmo anche tentare di capire ciò di cui si sta occupando, ma probabilmente faremmo prima a godere dei risultati del lavoro suo e dei suoi colleghi quando migliorerà la nostra quotidianità. «Tra 10 anni, ogni umano che vive in paesi avanzati avrà interazioni su base giornaliera con dei robot» sostiene. «L’obiettivo cui dobbiamo arrivare non è quello di avere solo dei robot molto bravi a percepire il mondo ma vogliamo anche che possano capire come noi umani lo percepiamo. Questo si chiama allineamento e abbiamo visto che c’è un modo di prendere qualsiasi modello di Ia e di renderlo simile agli umani» ci spiega. Ad Harvard, dove ha studiato in presenza fino a dicembre e continuerà a farlo da remoto fino a luglio, quando si laureerà in Bocconi, Andrea si occupa di computer vision, la branca dell’Intelligenza artificiale che permettere ai computer di interpretare visivamente il mondo come lo facciamo noi. Ma Procopio pensa già al futuro. «Adesso mi sto candidando per programmi magistrali qui in America». E dopo? «Il mio obiettivo è fondare un’azienda tech tutta mia» per fare ricerca, anticipa. Tempo al tempo, però. In tutto questo, la domanda sorge spontanea: perché non in Italia? A dire il vero, Andrea ha studiato anche qui da noi. Proprio all’Univpm, con la professoressa Paola Pierleoni. Ricorda: «Ho lavorato sul machine learning per creare modelli leggeri che permettessero di monitorare a casa i pazienti con il Parkinson attraverso dispositivi indossabili».
La riflessione
Un’eccellenza anche Ancona, ma «in molti posti in Italia o in Europa, il lavoro che faccio io non esiste nemmeno» dice. «È una questione di infrastrutture, se ci fosse la possibilità rimarrei in Italia». E non esclude di tornarci, un giorno. Con lui, ad Harvard, ci sono anche altri ragazzi italiani. Dell’America, però, apprezza «il clima di maggior apertura mentale, di maggiore liberta di pensare e agire». Anche sbagliando. Scherza: «Io non sono un alieno, ho solo cercato di fare sempre più cose possibile». E questo approccio, evidentemente, funziona.




