L’addio di Falcomatà alla sua Reggio
Tra poesia e memoria Falcomatà cita il grande Eugenio Montale. L’ex sindaco saluta la sua Reggio: «Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale. Ora è il vuoto ad ogni gradino»
Un addio intenso, intimo, affidato alle parole della poesia e al linguaggio del cuore.
L’appena decaduto sindaco di Reggio Calabria, attuale consigliere regionale del Pd, ha scelto i versi di Eugenio Montale per raccontare il momento più difficile della sua esperienza politica e umana: la fine di dodici anni alla guida della città.
FALCOMATÀ E L’INTENSO ADDIO ALLA SUA REGGIO
Una lunga lettera pubblicata sui social, rivolta direttamente a “Cara Reggio”, che suona come un commiato ma anche come una dichiarazione d’amore profonda e duratura.
«Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale», scrive l’ex primo cittadino citando Eugenio Montale, e in quell’immagine si condensano anni di amministrazione vissuti come un cammino condiviso, fatto di salite e discese, di fatiche e responsabilità.
Le “scale” diventano quelle di Palazzo San Giorgio, percorse ogni giorno “l’uno di fianco all’altra, come due sposi”, simbolo di un legame che va oltre il mandato istituzionale.
Il tono è quello della confessione sincera.
UNA LETTERA DI SALUTO DAL CUORE
L’ex sindaco ammette il silenzio degli ultimi tempi, giustificandolo con un “interno affanno” difficile da tradurre in parole.
Racconta giorni di paura, di lacrime, di fragilità, rivendicando senza vergogna l’umanità di chi ha portato sulle spalle il peso della guida della città. Essere sindaco, scrive, è “sostanza purissima che nutre le cellule”, una condizione totalizzante che non si esaurisce con la fine dell’incarico.
Da ieri, domenica 11 gennaio 2026, però, non è più sindaco.
FALCOMATÀ LASCIA IL COMUNE DI REGGIO DOPO 12 ANNI
E quel ruolo, che per dodici anni ha scandito ogni istante della sua vita, lascia ora spazio al vuoto. Un vuoto che non è disimpegno, ma trasformazione. Perché, sottolinea, i suoi giorni “sono e saranno” per Reggio, una città guardata e compresa attraverso i suoi occhi, la sua storia, il suo cuore. Non manca l’autocritica, la domanda che accompagna ogni amministratore alla fine del mandato: “Mi chiedo sempre se avrei potuto fare di più”. Ma lo sguardo non resta rivolto al passato. Al contrario, l’invito è a camminare verso il futuro, senza tornare indietro, con la consapevolezza che la strada migliore è quella percorsa insieme. «Da soli forse si va più veloci, ma insieme si va più lontano», scrive, affidando alla città un messaggio di continuità e speranza. Il saluto finale è semplice e potente: «Ciao Reggio, sii felice». Non una chiusura definitiva, ma la promessa di un cammino che continua, «seppure con diverse scarpe», sulla stessa strada. Un addio che sa di gratitudine, di amore e di appartenenza, destinato a lasciare un segno nel cuore di una città che, nel bene e nel male, ha condiviso con il suo sindaco dodici anni di storia.
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