Veneto

Alberto Trentini è libero, già in volo verso l’Italia. Rilasciato anche Mario Burlò

La liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò dal carcere in Venezuela segna finalmente la conclusione di una vicenda diplomatica complessa e durata oltre un anno, che ha coinvolto le autorità italiane e venezuelane e ha richiesto un lungo lavoro di interlocuzione istituzionale. Nelle ore successive al rilascio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricondotto l’esito positivo all’azione della diplomazia italiana, sottolineando come il governo abbia saputo cogliere un mutato contesto politico a Caracas. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto, precisando che il negoziato era stato condotto con la massima riservatezza fino alla conclusione.

Mario Burlò, imprenditore italiano detenuto in Venezuela, è stato ugualmente rilasciato nelle scorse ore ed è stato immediatamente assistito dalle autorità consolari. Secondo quanto riferito dal suo legale, dopo un contatto con il console italiano, le condizioni di salute di Burlò sono risultate buone. Il rientro in Italia è previsto a breve, con un volo di Stato, a conclusione di una detenzione che aveva suscitato attenzione e preoccupazione nel mondo istituzionale e imprenditoriale.

Più lunga e articolata è stata, però, la vicenda di Alberto Trentini, cooperante italiano fermato il 15 novembre 2024 a un posto di blocco mentre si stava recando a Guasdualito per conto dell’organizzazione non governativa francese Humanité et Inclusion. La sua missione umanitaria prevedeva l’assistenza a persone con disabilità in una delle aree più povere del Paese. Dopo l’arresto, Trentini è rimasto in carcere per 423 giorni, il periodo di detenzione più lungo mai registrato per un cittadino italiano in Venezuela.

Nei primi mesi successivi al fermo, le autorità venezuelane hanno negato l’autorizzazione a una visita consolare, rendendo più difficili i contatti con l’esterno. Durante la detenzione, Trentini ha potuto parlare con i familiari solo in rare occasioni, riuscendo a telefonare ai genitori tre volte. In questo contesto si sono inseriti anche contatti tra la presidenza del Consiglio e la madre del cooperante, nel tentativo di mantenere aperti canali di comunicazione e monitorare l’evoluzione del caso.

Con il passare dei mesi, la situazione è rimasta bloccata. Dopo circa nove mesi di detenzione, Trentini si trovava ancora rinchiuso in condizioni ristrette, mentre da parte venezuelana venivano mosse critiche all’assenza di contatti diretti con il governo italiano. In risposta, la Farnesina ha nominato un inviato speciale per seguire il dossier e avviare trattative sul posto, un tentativo che tuttavia non ha portato a risultati immediati.

Alcuni segnali di apertura sono arrivati successivamente, con due visite consolari dell’ambasciatore italiano a Caracas, Antonio De Vito, e con un incontro informale tra delegazioni italiane e venezuelane avvenuto in Vaticano, in occasione della beatificazione di figure di rilievo della Chiesa venezuelana. Nonostante questi passaggi, la svolta definitiva ha continuato a tardare.

Solo negli ultimi mesi la vicenda di Trentini ha ottenuto una maggiore attenzione mediatica, contribuendo a mantenere alta la pressione diplomatica. Parallelamente, il quadro politico venezuelano è cambiato, con un riassetto ai vertici del potere che ha posto il tema delle scarcerazioni tra le priorità dell’esecutivo ad interim guidato da Delcy Rodríguez, in un contesto di relazioni internazionali sotto osservazione statunitense.

In questo nuovo scenario si è arrivati all’epilogo delle ultime ore, con la liberazione sia di Alberto Trentini sia di Mario Burlò. Per Trentini è ora previsto il rientro in Italia, dove potrà riabbracciare la famiglia e gli amici, ponendo fine a una lunga e difficile esperienza di detenzione. Il ritorno a Lido di Venezia chiude una vicenda che ha intrecciato cooperazione umanitaria, diplomazia e mutamenti geopolitici, riportando al centro il tema della tutela dei cittadini italiani all’estero.


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