Trentino Alto Adige/Suedtirol

Auto sotto la frana in val Badia, paga la Provincia – Cronaca



BOLZANO. Finì sotto una colata di detriti assieme alla sua Volkswagen in Val Badia. Ora la Provincia lo deve risarcire. A stabilirlo è una sentenza della Corte d’Appello, sottolineando che la frana – innescata dalle piogge torrenziali di fine 2019 – non fosse un evento imprevedibile, ma un rischio che l’ente responsabile della statale avrebbe dovuto conoscere e gestire. In particolare le barriere presenti sarebbero state progettate solo per la caduta massi e non per contenere le colate di fango, nonostante il pericolo idrogeologico fosse concreto. Per il giudice «la conformazione del versante, caratterizzato da forte pendenza e classificato come zona di pericolo rossa, unitamente alle piogge eccezionali di metà novembre seguite da un brusco calo delle temperature, sono circostanze note al custode che rendevano prevedibile la colata di fango».

La testimonianza

La quantificazione del risarcimento sarà oggetto della fase successiva, ma nel frattempo Fabio Guarino – autentico miracolato – può dire di aver vinto la causa intentata anni fa assieme all’avvocato Alessandro Maira. Tecnico di ascensori siciliano che vive da anni in Alto Adige, Guarino aveva raccontato al nostro giornale i momenti di terrore vissuti quella notte. Venne travolto nei pressi della prima galleria, fra Mantana e Longega, nel territorio comunale di San Lorenzo di Sebato.«Ho visto un albero mentre cadeva addosso alla mia auto – ci raccontò il giorno dopo -. Poi il fango ha investito l’auto trascinandola in avanti. Sono rimasto nell’abitacolo mentre l’acqua ghiacciata mi copriva fino alla pancia. Non ho mai perso conoscenza. Poco più tardi sono arrivati i vigili del fuoco volontari che hanno scavato, anche con le mani, per liberarmi. Ero in una posizione scomodissima, racchiuso in uno spazio esiguo. I pompieri, in una situazione pericolosa perché altro materiale franoso rischiava di crollare, sono riusciti a liberarmi. Con un’ambulanza sono stato trasportato all’ospedale di Brunico dove, dopo le prime cure, sono stato dimesso. Sono poi tornato per fare la Tac. I controlli accurati hanno potuto accertare che non ho nulla di rotto». Un miracolato, appunto. Più di 15 mila metri cubi di acqua e fango si riversarono sulla Ss244. I vigili del fuoco volontari tentarono di liberare la strada e di togliere l’auto dal punto in cui era finita sepolta dalla frana. Ma le condizioni erano troppo pericolose e così si decise di spostare al mattino seguente l’opera conclusiva dell’intervento. La zona era già inserita nel piano delle aree a rischio del Comune e l’evento franoso non poteva essere considerato un fatto del tutto imprevedibile. Di qui l’azione giudiziaria contro la Provincia. Guarino e il suo avvocato hanno citato in giudizio l’ente responsabile della strada davanti al Tribunale di Bolzano, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni che sono stati complessivamente quantificati in 34.240,24 euro. Secondo il legale difensore del conducente la Provincia non avrebbe adeguatamente protetto la strada da pericoli noti, limitandosi a una barriera paramassi e a uno steccato ligneo idonei a contenere la caduta di piccoli sassi, ma non colate di fango e detriti come quella poi verificatasi. La Provincia ha negato ogni responsabilità, sostenendo che l’evento sia da ricondurre al caso fortuito. E il Tribunale, con sentenza di primo grado, ha dato effettivamente ragione alla pubblica amministrazione, assolvendola in pieno. Poi il colpo di scena.

Il ribaltamento

Guarino e l’avvocato Maira – subentrato in secondo grado – ricorrono alla Corte d’Appello di Trento, Sezione distaccata di Bolzano. Secondo la difesa erano stati trascurati elementi che rendevano la frana prevedibile, specie in un’area classificata come zona rossa per caduta massi (H4) nel piano di pericolo comunale e con caratteristiche geomorfologiche tali da esporre il versante a rischio idrogeologico.La Corte d’Appello ha ribaltato l’esito del primo grado, giudicando fondato il ricorso. Per i nuovi giudici la Provincia era a conoscenza della presenza di vene d’acqua sotterranee nel terreno (avendo installato in passato un pozzetto di raccolta) e della forte pendenza del versante. Le piogge eccezionali erano avvenute circa 20 giorni prima del sinistro; questo intervallo di tempo avrebbe dovuto allertare l’ente sul rischio di saturazione del terreno, rendendo l’evento prevedibile ed evitabile con un intervento tempestivo. La Corte ha rinviato con separata ordinanza al Consigliere istruttore la prosecuzione del giudizio per la determinazione e quantificazione del risarcimento.




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