La Furnasetta – Something Wicked This Way Comes: Il rock come reliquia in decomposizione :: Le Recensioni di OndaRock
Dietro il moniker La Furnasetta si cela un collettivo industrial italiano ormai piuttosto noto nella sua nicchia. La discografia prende avvio nel 2018 con l’Ep semiclandestino “Dawn Of The White Hearts”, ma è con “Infernot” (2024) che il progetto aveva raggiunto una forma compiuta e brutale: una versione dura e senza compromessi di riff hardcore destrutturati, canti hip-hop e irruenza punk, il tutto devastato da continue intromissioni noise-industrial.
ll nuovo “Something Wicked This Way Comes” si presenta invece come un ritorno alle origini in forma mostruosa: un vero e proprio Giano bifronte che guarda contemporaneamente al passato e al futuro. Un disco che scava nelle radici dell’archeologia industriale e che ambisce – come dichiarato dalla band – a configurarsi come un album di black metal hauntology.
Le chitarre distorte appaiono infatti così lontane e corrose da dare l’impressione di essere state registrate su un nastro di molti decenni fa, ormai prossimo alla completa dissoluzione. Più che uno strumento, la chitarra diventa un fantasma: un’evocazione spettrale, invisibile, quasi assente che viene richiamata come in una seduta spiritica.
Al contrario, gli elementi industrial, noise e dark-ambient risultano più vividi e tangibili. Lo si avverte nei droni ossessivi di “Elephant Cemetery”, nei riff defunti e irriconoscibili di “Hell In Dub” o nella rigorosa “I Was Born In West Texas”, articolata in almeno tre movimenti distinti: un’introduzione ambient, l’ingresso del canto e infine l’esplosione – o meglio la deformazione terminale – delle distorsioni.
In “Something Wicked This Way Comes” La Furnasetta finisce per svelare il rock come qualcosa di putrescente: una carcassa fetida, ormai ridotta a reliquia, da riesumare non per nostalgia, ma per mostrarne la decomposizione. Forse mostrandoci una parte della verità.
11/01/2026




