Luca O’ Zulù Persico / Caterina Bianco – Violenti
“Violenti” lo spettacolo teatrale pensato da Luca “O’ Zulù” Persico voce dei 99 Posse insieme alla polistrumentista Caterina Bianco (FANALI, Tropico) dopo aver propiziato la nascita del libro “Vocazione Rivoluzionaria – L’autobiografia mai autorizzata di Luca Persico” (Edizioni Il Castello, 2024) trova oggi una veste discografica grazie a La Tempesta.

Un progetto che permette di approfondire un percorso artistico, politico e sociale che parte dagli anni con i 99 Posse fino ai tragici fatti di Genova (1991 – 2001) ricorda i viaggi in Iraq, Palestina, Kurdistan, attraversa il periodo della crisi, le dipendenze, il ritorno sul palco come rinascita (2001 – 2011) fino al cambio di prospettiva con l’arrivo del figlio Raul e alla pandemia (2011 – 2021).
“Violenti” è l’occasione per raccontare il lato B del viaggio, la storia di quell’ inquietudine, di quel fastidio, di quel senso di disagio che mi accompagnano da sempre ma che via via si definiscono sempre meglio fino a diventare alla fine, che è anche l’inizio di questo viaggio, la cifra stessa della mia scrittura”
Ricorda Persico e qui entra in gioco il rapporto tra uomo e artista, tra l’identità di “O’ Zulù” e quella di Luca. Musica che cura, provoca e pensare che tutto è nato quando ha partecipato a un reading per cantanti organizzato da Francesco Di Bella dove per la prima volta ha letto i suoi testi senza beat, come fossero poesie, riuscendo ad esplorare una diversa forma d’espressione.
Diversità di passo, più cadenzato, che emerge chiaramente scena dopo scena in un racconto che va in cerca dell’importanza del silenzio pesando parole spesso dure, quelle senza scuse di “Prologo”, accompagnate da arrangiamenti minimali tra violino ed elettronica. Napoli, Secondigliano, i cortei, gli arresti, la morte dei giudici, i pensieri sovversivi, il corpo e la mente, parole d’ordine testimoniare e sopravvivere.
L’intensità di Luca Persico non perde colpi nel suo denunciare i pericoli del lavoro interinale, il sangue versato, “parole partigiane” che fanno male, tra ieri, oggi, domani, attualità e umanità senza filtri, l’altro mondo visto negli occhi del figlio evocato in “Atto III, Scena I”. Il viaggio controvento di un “cane sciolto” che tra introspezione, “slow motion cruenti” e combattività non si rassegna, senza rimpianti.
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