Calabria

La “pax” tra gli Arena e i clan crotonesi per spartirsi i proventi del “gaming”

Non solo «il sistema Misericordia» per lucrare sulla gestione del Centro d’accoglienza per migranti di località Sant’Anna. Un capitolo della corposa inchiesta anfimafia “Jonny” accese i riflettori anche sull’«accordo» siglato tra la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto da un lato ed il clan Barilari-Foschini di Crotone dall’altro, per spartirsi i proventi derivanti dalle macchinette di gioco online sistemate negli esercizi commerciali della provincia e della cità di Crotone.
Lo mettono nero su bianco i giudici di secondo grado di Catanzaro, che, nella sentenza del processo d’appello bis scaturito dall’operazione “Jonny” che il 21 luglio 2025 ha portato alla condanna di 40 imputati, confermano l’ipotesi accusatoria delineata dalla Dda di Catanzaro col blitz scattato il 15 maggio 2017 con l’esecuzione di 68 fermi. In 293 pagine di motivazioni, il provvedimento emesso dal collegio della Corte d’Appello presieduto da Antonio Battaglia ricostruisce la presunta intesa criminale raggiunta nel 2013 tra gli esponenti «di spicco» delle due «consorterie locali» per il controllo delle macchinette di scommesse (il gaming sulle scommesse) fornite dalla società Kroton Games.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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