Basilicata, centro di dialettologia pronto all’addio
Il Centro Internazionale di Dialettologia della Basilicata rischia la chiusura per il mancato versamento del contributo regionale da 30 mila euro. Le ricercatrici annunciano: «Pronte a lasciare la regione entro fine gennaio»
È ancora appeso a un filo il futuro del Centro Internazionale di Dialettologia della Basilicata, sul quale grava il pericoloso deficit del contributo da 30 mila euro promesso (e garantito) dal Consiglio di Presidenza della Regione ma, per ora, non ancora confluito nelle casse del polo di ricerca. Una situazione di stallo che, se in un primo momento aveva suscitato sostanzialmente appelli alla Regione (e alla ragione) affinché non fosse tolta la sedia a un lavoro di ricerca decennale, ora ha iniziato a portare all’innalzamento di qualche barricata.
CENTRO DIALETTOLOGIA, LE DIFFICOLTÀ
Anche perché, come spiegato a dicembre dalla direttrice del Centro, Patrizia Del Puente, il timore è che il mancato versamento possa essere dovuto alla riforma del sistema previdenziale per gli eletti al Consiglio comunale, con la disposizione di una pensione pari a 600 euro a fronte di circa 540 euro di contributi al mese per i 5 anni di mandato. Una prospettiva, quella del mancato finanziamento, che non solo rischia di disperdere il lavoro svolto negli anni dal dipartimento dell’Unibas ma, ora come ora, di vederlo trasferire in altri lidi, lontani dalla Basilicata.
L’AUT L’AUT DELLE RICERCATRICI
È questo l’aut aut arrivato dalle ricercatrici del Centro di Dialettologia, le quali hanno rivendicato, in una nota, gli «oltre dieci anni di lavoro portato avanti con dedizione e senso di responsabilità, interamente dedicati alla tutela, alla valorizzazione e alla salvaguardia delle lingue locali lucane, patrimonio essenziale dell’identità regionale», prendendo tuttavia atto «del protrarsi dell’assenza di risposte e del reiterato disinteresse mostrato dalla politica lucana nei confronti della cultura e della ricerca». In effetti, nonostante i reiterati appelli, arrivati a voce unanime dal mondo culturale lucano e italiano, inclusa l’Accademia della Crusca, la sopravvivenza del Centro non può ancora essere garantita.
LE PAROLE DELLA DIRETTRICE DEL PUENTE
Anzi, era stata la stessa direttrice Dal Puente a fissare una data di scadenza, spiegando (era il 22 dicembre) che se entro un mese non fosse arrivato all’Unibas il finanziamento assegnato, il lavoro di ricerca sarebbe stato costretto a una conclusione forzata. Il che, come ricordato dalle ricercatrici, andrebbe a danneggiare un’importante opera che «negli anni ha prodotto risultati ben verificabili, ampiamente condivisi con la comunità lucana in una prospettiva di scienza partecipativa e diffusi a livello internazionale, con ampio riconoscimento da parte di prestigiose istituzioni italiane e straniere».
LE MANCATE SOLUZIONI
A una decina di giorni, o poco più, dal termine orientativo indicato dalla direttrice, e a fronte di soluzioni mancanti, il Centro di Dialettologia ha quindi iniziato a guardarsi attorno, alla ricerca di territori dove trapiantare il proprio lavoro: «In tali condizioni, garantire continuità all’impegno finora profuso è impossibile; e in mancanza di segnali concreti non avremo altra scelta se non quella di impiegare le competenze e l’esperienza professionale maturate, nel corso degli anni, nel lavoro per il Centro in altri contesti più favorevoli, probabilmente fuori della Basilicata. Sarebbe un ulteriore caso di risorse investite in formazione e ricerca in una regione del sud che andrebbero infine a beneficio di altre realtà più aperte e sensibili; e ne deriverebbe, soprattutto, una perdita rilevante per il patrimonio linguistico lucano».
CENTRO INTERNAZIONEALE DI DIALETTOLOGIA, QUALE FUTURO
Un’eventualità che, al momento, appare più plausibile di una permanenza, visto il lamentato disinteresse persistente nei confronti del futuro del Cid. In ogni caso, non si andrà oltre il mese di gennaio per conoscere l’epilogo della vicenda: «Restiamo disponibili ad attendere fino alla fine del mese di gennaio l’erogazione dei finanziamenti regionali necessari alla prosecuzione delle attività di ricerca; ma passato quel termine, a partire dai primi di febbraio, abbandonare il lavoro finora svolto in Basilicata e trasferire altrove le nostre professionalità diverrà una scelta che prenderemo comunque a malincuore, ma che sentiremo come obbligata». Con la Basilicata protagonista dal lato sbagliato della storia.
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