Villa Igea e il medico la devono risarcire per 111mila euro
ANCONA – Un risarcimento da oltre 110mila euro per il calvario vissuto a seguito di un’operazione al ginocchio andata male e dopo la quale, per un periodo, si è vista costretta a camminare con le stampelle. È la sentenza con cui il tribunale civile di Ancona ha dato ragione ad una donna 39enne di Torino (assistita dall’avvocato Matteo Mion) e ha condannato in solido la società che gestisce la casa di cura dorica Villa Igea (difesa dall’avvocato Francesco Strano) e il medico ortopedico – oggi 73enne – che effettuò un doppio intervento chirurgico, senza successo secondo i giudici, seguito dall’avvocato Ilaria De Luca.
La ricostruzione
Struttura sanitaria e professionista sono stati citati in solido dalla donna che ha chiesto e ottenuto che le venisse riconosciuto il danno biologico, esistenza e morale sofferto. Il primo intervento al ginocchio destro risale al maggio 2017 quando la donna, all’epoca trentenne, si sottopose a un’operazione di trasposizione del tendine rotuleo. Intervento da cui però scaturirono delle complicazioni, tanto che nel giugno 2018 la paziente fu costretta a sottoporsi ad un secondo intervento a Villa Igea, con lo stesso ortopedico che la operò una prima volta, a seguito della rottura della bratta ossea di inserzione del tendine. Per rimediare, sia pure parzialmente, al danno subito, la donna si è dovuta sottoporre ad altri due interventi in altre cliniche, nel settembre 2018 per una complicanza settica e nel novembre 2018 per la reinserzione del tendine rotuleo e la stabilizzazione del ginocchio in estensione, mediante fissatore esterno, che poi è stato rimosso nel gennaio 2019. La 39enne, costretta a sopportare dolori considerevoli e per un certo periodo a ricorrere all’uso delle stampelle per poter camminare, ha deciso di affidarsi al suo legale per intentare una causa sia contro la struttura sanitaria presso cui è stata ricoverata, sia contro l’ortopedico che l’ha operata due volte. L’ospedale ha rigettato ogni accusa, ritenendo che l’eventuale unico responsabile sia il medico per il presunto inadeguato studio pre-operatorio, che sarebbe stato condotto senza apporto strumentale e documentale, dopo una visita specialistica del marzo 2017. Inoltre, ha contestato il fatto che la donna avrebbe taciuto di soffrire di un morbo che avrebbe inciso sul trattamento ortopedico. Il medico, a sua volta, ha eccepito la nullità del patto di manleva, sostenendo inoltre che la struttura risponde delle condotte dei suoi operatori sanitari.
Il verdetto
I giudici hanno condannato sia Villa Igea sia l’ortopedico a risarcire la 39enne in solido, riconoscendole un danno biologico per 79mila euro e un danno patrimoniale per circa 18mila euro, oltre a spese legali e processuali, per un totale di 111mila euro.




