Abruzzo

BILANCIO: CAVALLARI, “AUMENTO TASSE ANCHE PROSSIMI ANNI”, “PC ABRUZZO, CRESCE SCONTENTO PER SCELLI” | Notizie di cronaca

L’AQUILA  – “Il re è nudo: Marsilio aveva promesso che l’aumento dell’Irpef doveva essere una tantum, e invece resterà tale nei prossimi anni, per contribuire ad abbattere il deficit della sanità, e i sacrifici che si stanno chiedendo agli abruzzesi, non servirà certo a migliorare la qualità dei servizi”.

Nell’ultimo consiglio regionale a prendere il toro per le corna, il deficit sanitario che ben pochi margini di manovra ha lasciato al centrodestra del presidente Marco Marsilio, di Fdi, nel bilancio regionale approvato il 30 dicembre, è stato il consigliere regionale Giovanni Cavallari,  di Abruzzo insieme, la lista del candidato presidente della Regione, Luciano D’Amico, 58enne funzionario dei Vigili del Fuoco, ex vicesindaco e assessore di Teramo, al fianco di Gianguido D’Alberto, con un passato nel Partito democratico, di cui è stato vice segretario provinciale.

Da funzionario dei Vigili del Fuoco, Cavallari ha incalzato anche sulle mancate risposte al sistema della protezione civile, ribadendo le critiche espresse in aula anche dal consigliere regionale del Pd, Antonio Di Marco, al direttore dell’Agenzia regionale di Protezione Civile abruzzese, il sulmonese Maurizio Scelli, ex commissario straordinario della Croce Rossa Italiana ed ex deputato del Pdl,  nominato a maggio da Marsilio.

“La sanità assorbe oltre 3 miliardi di euro l’anno – ha incalzato Cavallari -, pari a circa il 75% della spesa corrente, ma continua a produrre disavanzi, mobilità passiva, liste d’attesa infinite e servizi territoriali inadeguati. Il bilancio non introduce alcuna riforma strutturale: si limita a mettere toppe contabili, vincolando oltre 113 milioni di euro l’anno di Irpef e Irap al ripiano dei debiti del passato. L’Addizionale regionale Irpef diventa sempre più una tassa di emergenza permanente, utilizzata come bancomat per mantenere in equilibrio un sistema che non funziona”.

Per poi aggiungere, rivolto all’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì: “ho con lei un rapporto di stima,  perché ci mette la faccia, ogni volta che noi la chiamiamo partecipa a tutte le riunioni, ma nello stesso tempo devo dire che sinceramente trovo inefficace la sua azione di questi sette anni, non dico da rinvio a settembre, ma da bocciatura”.

Ha poi accusato il centrodestra, di favorire “quelle associazioni e iniziative che fanno parte del loro club privato”, e di bistrattare territori come quelli della provincia di Teramo che sembra quasi non abbiano rappresentanti politici in maggioranza che in qualche modo lo possano difendere, e ritengo che serve una riflessione importante non solo politica, ma anche di territorialità”.

Venendo dunque alla Protezione civile: “nel periodo in cui è stato direttore Mauro Casinghini abbiamo avuto modo di confrontarci con molta pacatezza e con molta tranquillità nelle varie commissioni, Scelli da quando è stato nominato io non l’ho mai visto, l’unica cosa che so è che ha fatto un’esercitazione di protezione civile che era più partecipata da cantanti che non da personale dell’associazionismo, non so se era in definitiva un concerto o se era una vera e propria esercitazione”.

Ha aggiunto poi: “i finanziamenti per questo vitale settore continuano ad essere decrescenti e il personale della regione continua a non voler passare all’agenzia, quindi forse qualche dubbio, qualche perplessità tutti quanti noi ce la dovremmo porre, in una regione che è stata negli ultimi anni forse al centro dell’attenzione per le emergenze che hanno visto mettere a dura prova non solo gli abruzzesi, ma anche le associazioni di volontariato, che non hanno adeguate risorse, eppure sono loro che nel momento in cui c’è un’esigenza sono sempre le prime ad agire”.

Per poi affondare un altro colpo: “il personale della protezione civile non è soddisfatto dell’attuale  gestione, tante persone mi chiamano per dire che ci sono problematiche di vario genere, ho provato anche a scrivere delle note  al direttore Scelli, ma ancora non ho avuto nessuna risposta. Servirebbe un’inversione di tendenza che desse modo anche di capire se questa nomina è stata fatta perché fondamentalmente la storia e il percorso lavorativo del dottor Scelli lo meritava, o se invece è stata semplicemente di natura politica”.

 

 




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