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Julia Mestre – Maravilhosamente bem: Meravigliosamente sophisti-pop :: Le Recensioni di OndaRock

Va tutto benissimo, a casa di Julia Mestre. Anzi, va meravigliosamente bene, a giudicare dal titolo dato al suo terzo album. Talmente bene che la frontwoman dei Bala Desejo, tra le migliori formazioni della musica popolare brasiliana contemporanea, ha dato alle stampe il suo progetto più compiuto, la perfetta dimostrazione che anche a non voler fuggire dagli anni Ottanta, c’è modo e modo di sfruttarli a proprio vantaggio. Contenendo le influenze più locali e gli spunti bossa nova che avevano caratterizzato il precedente “Arrepiada”, la musicista e attrice carioca incanala la sua naturale eleganza espressiva in un album di sensuale e ricercato sophisti-pop, pieno di sfumate vibrazioni elettriche e felpati accenti disco-boogie, romantico quanto basta e notturno all’occorrenza. È un canovaccio che negli Eighties brasiliani ha avuto interpreti di assoluto rilievo, e che in “Maravilhosamente bem” propone tutta la sua immarcescibile freschezza, legata a doppio filo a una mente creativa che ne rielabora lo spirito per questi strani anni Venti. Proprio così tutto può continuare ad andare bene.

Non lasciatevi condizionare dal soft-rock tutto ammicchi funk e accenni orchestrali della title track, che apre le danze con la sua arrembanti forme ballabili, o dalle ammalianti nervature garage-house di “Veneno da serpente”, dove Mestre veste con convincimento i panni della diva della pista. Profondamente innamorata e commossa, soprattutto nei confronti dei suoi numi tutelari (Rita Lee nel midtempo boogie “Sou fera”, Marina Lima a fare la sua comparsa nell’ipnotico groove di “Marinou, limou”) l’autrice mette piuttosto in mostra il suo talento da balladeer, arguta tessitrice di lenti e torch-song cuciti su misura della sua sottile vocalità, eloquente anche col più scarno degli arrangiamenti. Si mostra celestiale nel racconto tutt’altro che etereo di “Vampira” (fuoco lento in cui sfoggiare anche un bel controllo dello spagnolo), avvinta dal desiderio nel più scintillante dei notturni (“Pra lua”), prima che una nuova romanza la trasporti via, nelle profondità dell’oceano (“Canto da sereia”). Se arriva poi il momento di indugiare con la tradizione, la bossa bipartita di “Sentimento blues” viene riletta alla luce della diffusa soulfulness del progetto, cantilena nostalgica da spegnere come la prossima sigaretta.

Troppo zucchero? Nient’affatto, nella ricetta di Julia Mestre c’è sufficiente carattere per scongiurare ipotetiche derive iper-glicemiche. Tutta questione di bilanciamenti e lezioni apprese, che la musicista impiega in un disco struggente nella sua finezza. Va tutto bene, anche con un pizzico di malinconia.

07/01/2026




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