Freddo e povertà energetica: quasi l’8% delle famiglie italiane con almeno un bambino non riesce a riscaldare bene la casa. L’esperta: «Milioni di persone devono scegliere se pagare le bollette o fare la spesa»
L’ondata di freddo intenso che sta interessando l’Italia in questi giorni, per migliaia di bambini che vivono in famiglie economicamente fragili e in abitazioni precarie, dove il riscaldamento adeguato non è garantito, rappresenta un fattore di rischio concreto per la salute e il benessere.
Secondo i dati Istat più recenti, il 7,9% delle famiglie italiane con almeno un figlio minorenne non riesce a riscaldare in modo adeguato la propria casa. La situazione è ancora più critica nei nuclei monogenitoriali, dove la quota sale al 9,5%. Numeri che descrivono una condizione diffusa: la povertà energetica.
È Save the Children a richiamare l’attenzione su come «la povertà energetica e il disagio abitativo compromettono l’accesso a condizioni di vita dignitose, incidendo su aspetti fondamentali per la crescita e lo sviluppo dei minori, come la disponibilità di spazi per studiare e riposare, la possibilità di avere uno spazio domestico riscaldato, la salute». Vivere in ambienti freddi, umidi o poco salubri ha conseguenze sul piano fisico, aumentando il rischio di malattie respiratorie, ma anche su quello psicologico ed emotivo, compromettendo il benessere mentale e le condizioni necessarie per uno sviluppo equilibrato.
Per molte famiglie a basso reddito, il problema è aggravato dalla scarsa efficienza energetica delle abitazioni. Case poco isolate, impianti obsoleti e elettrodomestici inefficienti fanno lievitare i consumi, rendendo ancora più difficile sostenere i costi dell’energia, soprattutto in presenza di temperature rigide. A questo si sommano la difficoltà di accesso al credito e una conoscenza limitata degli strumenti di agevolazione per l’efficientamento energetico.
La povertà energetica in Europa riguarda il 10,6% della popolazione, pari a circa 48 milioni di persone, secondo i dati Eurostat riferiti al 2023 e presentati dal Comitato Economico e Sociale Europeo nel giugno 2024. Un fenomeno che la Commissione europea riconosce da tempo.
In Italia, secondo le analisi dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica, nel 2023 circa il 9% del totale famiglie, pari a 2,36 milioni di nuclei, viveva in una condizione di povertà energetica, con un aumento di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un dato che riflette l’effetto combinato di più fattori: redditi insufficienti, abitazioni inefficienti e aumento dei prezzi dell’energia.
La pandemia da Covid-19 ha ulteriormente aggravato questa fragilità. Durante i lockdown, come evidenziato dal Rapporto Enea sull’efficienza energetica 2020, la qualità della vita è stata strettamente legata alle condizioni abitative. La permanenza forzata in casa ha fatto crescere i consumi energetici, rendendo più difficile il pagamento delle bollette e costringendo molte famiglie vulnerabili a scegliere tra bisogni primari.
A questo si è aggiunto, negli anni successivi, il forte aumento dei costi dell’energia, che continua a preoccupare cittadini e istituzioni. «Durante l’inverno del 2022-23, in piena crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina, molte persone hanno dovuto spegnere i termosifoni perché non potevano pagare le bollette», ci ha spiegato Alice Facchini, giornalista, autrice del libro Poveri noi, uscito per Il Margine. «Lo scorso gennaio, un anziano è morto di freddo nella sua casa dopo che gli avevano staccato le utenze. In primavera, una donna anziana è morta nell’incendio della sua casa, perché usava le candele per illuminare l’appartamento. In estate, un uomo di 61 anni è deceduto dopo un malore perché lavorava senza aria condizionata. Si pensa che la povertà energetica sia meno grave, ma in realtà, in un contesto di cambiamento climatico, è fra le più impattanti».
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