Cultura

Stranger Things – Stagione 5

Qualche considerazione, ora che avete sfogato tutti.
E’ stato un bel finale, ma soprattutto è stato un saluto emozionante.

Non è stato un finale perfetto e la stagione ha avuto i suoi alti e i suoi bassi. Ma soprattutto i suoi allunghi, forse un po’ troppi.
Pero’ è normale e giusto così. Del resto parliamo di una serie più importante che bella, più influente che perfetta. Le sue lungaggini, incoerenze e ripetizioni le ha avute sempre, inutili fare gli schizzinosi ora.

E quindi bando ai pipponi sul funzionamento di un wormhole, su Max e Holly che parlano troppo invece di scappare, sull’età degli attori protagonisti, sul filler di Millie Bobby Brown e vattelapesca. Abbiamo avuto grandi citazioni, cinematografiche e musicali – l’ultima puntata da questo punto di vista e’ una manna dal cielo. Abbiamo avuto momenti da urlo. Mi viene in mente Will che disossa i demogorgon, ma soprattutto mi viene in mente Winona che taglia la capuzzella a Vecna che è un piacere.

Ma soprattutto, dicevo, abbiamo avuto un grande saluto a dei personaggi dei quali nel girio di dieci anni non abbiamo potuto resistere. Perche’ prima che una serie riferita a fantascienza, fantasy e giochi di ruolo, “Stranger Things” è una serie che nasce dalle sbiciclettate di “E.T.” e “Stand By Me”. Da come negli anni Ottanta sapevamo narrare amicizia e crescita.

E quindi è dolcissimo e giustissimo che Winona la testa a Vecna gliela stacchi già dopo un’oretta, così che ne rimanga un’altra di occhi lucidi e cuore in mano.

Con un’ultima citazione, la più bella. Quella sul tetto, con tanto di figlia (attrice, non personaggio) che ruba il posto al papà – vediamo chi altri l’ha scovata. Non me ne vogliano quelli che si sono esaltati, soprattutto, per i demodog in versione velociraptor in lavanderia.


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