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Mobilità intercompartimentale, l’appello di 8.450 docenti: “Perché il resto del P.I. può usufruire di bandi di mobilità, mentre il personale scolastico continua ad esserne escluso?”

Il gruppo MID chiede ai sindacati che “la mobilità intercompartimentale torni ad essere inserita nel nuovo CCNL” per contrastare il burnout. I docenti denunciano una disparità rispetto agli altri statali e propongono di coprire i posti al Ministero “senza bandire un concorso esterno”.

La richiesta è il ripristino di un diritto contrattuale cancellato da oltre un decennio: permettere agli insegnanti di trasferirsi in altri settori della Pubblica Amministrazione. A sollevare la questione è il gruppo Mobilità Intercompartimentale Docenti (MID), che nel comunicato segnala un incremento delle adesioni alla propria causa, arrivando a contare oggi “più di 8450 insegnanti” pronti a chiedere che “la mobilità intercompartimentale torni ad essere inserita nel nuovo CCNL”.

Le ragioni della protesta, spiega il gruppo, affondano le radici in un disagio professionale crescente, alimentato dal “mancato riconoscimento sociale ed economico del lavoro” e dalla “crescita burocratica delle incombenze a cui è soggetta la nuova professione docente”.

L’emergenza burnout e la questione sanitaria

Per il MID, la possibilità di cambiare comparto lavorativo non è solo una questione amministrativa, ma una misura di tutela della salute. Il comunicato fa riferimento agli studi del dottor Vittorio Lodolo D’Oria per sottolineare come “di fatto la docenza è sempre più soggetta a un forte rischio burnout”. In quest’ottica, il passaggio ad altre mansioni statali “può essere una valida alternativa a tale problema, nonché una straordinaria occasione di crescita per la stessa PA”.

Il fronte sindacale e giuridico

Sul piano delle relazioni sindacali, il gruppo sostiene l’iniziativa del presidente di Anief, Marcello Pacifico, di riportare il tema al centro del rinnovo normativo. L’invito rivolto alle altre sigle è esplicito: “convergere su quanto richiesto da Anief in merito a questa sentita problematica”.

Il blocco attuale, derivante dalla legge 311/2004, viene definito dai docenti ormai anacronistico rispetto all’evoluzione del pubblico impiego. “Si tratta di un blocco assurdo e grottesco” si legge nella nota “considerato che sono stati messi a concorso centinaia di migliaia di posti nel pubblico impiego a partire dal 2018”. La disparità di trattamento viene evidenziata citando i bandi recenti: “Peraltro solo nelle ultime settimane del 2025 sono stati banditi migliaia di posti per funzionari nella PA. Perché il resto del P.I. può usufruire di bandi di mobilità, mentre il personale scolastico continua ad esserne escluso?”.

Le richieste per il prossimo contratto

Il gruppo MID ha stilato una lista di richieste puntuali da inserire nel prossimo CCNL. Oltre al “passaggio verso altro ramo della P.A. per il personale scolastico”, i docenti rivendicano:

  • “la possibilità di accedere all’eventuale carenza di posti emergenti dagli uffici del MIM, quali dipendenti dello stesso Ministero, senza bandire un concorso esterno”;
  • “l’ottenimento dei buoni pasto”;
  • “il riconoscimento per tutta la categoria di professione usurante e l’ottenimento della pensione anticipata a 60 anni senza penalizzazioni”.

Infine, sul fronte della mobilità interna alla scuola, l’istanza riguarda “la mobilità semplice per i docenti di ruolo che possa avvenire ogni anno, come nel resto della PA, senza il vincolo triennale” e un generico “stop alla burocratizzazione della Scuola”.


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