Toscana

Crac Banca Etrura, la corte d’Appello ribalta parte della sentenza del tribunale di Arezzo Rosi e Baiocchi condannati


Assolti in primo grado, presso il Tribunale di Arezzo, ma condannati in Corte d’Appello. Il tribunale fiorentino ha condannato a 2 anni di reclusione (con la condizionale) l’ultimo presidente dell’istituto di credito, Lorenzo Rosi, e a 3 anni e sei mesi di reclusione Federico Baiocchi Di Silvestri. Ridotta invece la pena per l’unico condannato ad Arezzo: l’imprenditore non sconterà più sei anni, ma 5 anni e due mesi. 

Un piccolo ribaltone rispetto alla sentenza del tribunale di Arezzo pronunciata nell’ottobre del 2021 dal giudice Giovanni Fruganti, quando ci fu una sola condanna, ovvero quella per Rigotti.  Nel dettaglio, la corte fiorentina ha condannato Rosi per bancarotta fraudolenta in relazione alla liquidazione del direttore generale Luca Bronchi (400 mila euro).

Confermate le assoluzioni per Franco Arrigucci, Mario Badiali, Laura Del Tongo, Giorgio Guerrini, Giovanni Inghirami e gli altri 15 imputati. L’unico reato preso in considerazione è stato quello della bancarotta fraudolenta. Inammissibili i ricorsi della Procura di Arezzo per il reato di bancarotta semplice (reato che riguardava ben 13 impiutati su 20) perché caduto in prescrizione.

Soddisfazione da parte delle parti civili.

Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni: solo allora emergeranno i dettagli sulle condanne.

Il crac di Banca Etruria

La parabola di Banca Etruria, l’istituto di credito del territorio aretino, ebbe il suo epilogo con la liquidazione coatta amministrativa del fatidico 22 novembre del 2015, alla quale seguì l’insolvenza dichiarata nel febbraio del 2016.

Il procedimento di primo grado, che ha visto sul banco degli imputati prima in primo grado poi in secondo grado oltre venti tra amministratori e imprenditori, prese il via nel settembre del 2019. Il tribunale di Arezzo sviscerò tutte le tappe che portarono al crack: dall’investimento sullo yacht di lusso che non ha mai visto il mare, alla pratica Isoldi, fino al maxi affido per Villa San Carlo Borromeo e a quello per l’outlet di Pescara o a quelle che il grande accusatore, ovvero il liquidatore Giuseppe Santoni, aveva definito “concessioni a società non ancora costituite”. Operazioni rischiose e costose: almeno 200 milioni di euro, secondo la procura, che avrebbero prosciugato le casse dell’istituto di credito aretino. E fu lo stesso Santoni in aula, incalzato dalle domande delle pm, a parlare di una “Banca usata come bancomat“.

E proprio le magistrate Julia Maggiore e Angela Masiello chiesero condanne pesanti che però non arrivarono, creando scalpore. cdi Rigotti, di rischio d’impresa e nulla più. I condannati vanno incontro al pagamento delle spese sostenute dalle parti civili e ai risarcimenti. Soddisfazione dei legali dei risparmiatori che rimasero traditi dopo aver sottoscritto bond finiti in fumo.


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