Genova, l’inchiesta sul bimbo caduto a scuola si allarga: nel mirino non solo i docenti ma anche i proprietari dell’edificio

L’inchiesta sul bimbo caduto a Voltri si estende ai proprietari dell’immobile per mancanza di requisiti di sicurezza e ai docenti per l’omessa vigilanza di 20 minuti. Emerge anche un grave ritardo nella trasmissione dei documenti tra scuole che segnalavano la necessità di una sorveglianza strettissima.
L’indagine sul bambino di sette anni precipitato lo scorso 18 settembre dal terrazzo di una scuola a Voltri segna un cambio di passo. Secondo quanto riportato dall’ANSA, il raggio d’azione della Procura di Genova si è esteso ben oltre le responsabilità dei singoli docenti presenti quel giorno, andando a toccare la gestione dell’immobile e le procedure amministrative scolastiche.
Gli investigatori, coordinati dalla pm Patrizia Petruzziello, hanno acquisito documentazione sia in Comune che presso l’Opera Pia Villa Duchessa di Galliera, l’ente proprietario. L’ipotesi investigativa, basata su quanto emerso finora, è che l’immobile “non aveva i requisiti minimi di sicurezza“. Una contestazione che allarga il registro degli indagati: non più solo gli insegnanti di sostegno, ma anche i gestori e i proprietari della struttura.
Le accuse: dall’abbandono ai reati colposi
Ai 13 insegnanti di sostegno (che avrebbero dovuto vigilare) verrebbe contestato “l’abbandono di minore aggravato dalle lesioni gravissime“. Ai secondi, ovvero i proprietari e gestori dell’edificio, verrebbero invece contestati “reati colposi” legati alle carenze strutturali.
Il “ritardo” nel passaggio di consegne
C’è un secondo fronte aperto dagli inquirenti che riguarda direttamente la macchina burocratica scolastica. Dalle indagini sarebbe emerso un “ritardo nella trasmissione dalla vecchia scuola alla nuova della documentazione relativa al piccolo“.
Non si tratta di un dettaglio formale. In quelle carte, specifica l’agenzia di stampa, veniva indicata la “gravità della sua situazione” e, soprattutto, l’“assoluta necessità di sorveglianza strettissima“. Il mancato arrivo di queste informazioni potrebbe aver influito sulla gestione del rischio all’interno del nuovo istituto.
La ricostruzione: 20 minuti da solo
La dinamica dell’incidente, così come ricostruita dalla Procura, evidenzia un buco nella sorveglianza. Lo studente del polo Res, sezione dedicata a bambini con esigenze educative speciali, “sarebbe stato lasciato da solo per almeno venti minuti“.
In questo lasso di tempo, il bambino è stato “libero di girare per il plesso” fino ad aprire una porta che, per regolamento, “doveva rimanere chiusa“. Da lì l’accesso al terrazzo e la caduta. L’ANSA ricorda che in quella sezione ci sono 13 alunni e “ognuno è seguito da una persona“. Quel giorno l’insegnante di riferimento era assente, ma nella sede “c’era comunque personale superiore al numero degli studenti“.
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