Società

Le madri lavoratrici italiane perdono 5.700 euro l’anno. La child penalty penalizza le donne nel lungo periodo mentre gli stipendi dei padri crescono del 40% nei primi cinque

Le donne che diventano madri subiscono una riduzione dello stipendio che in Italia si attesta intorno ai 5.700 euro annui, una penalizzazione economica che persiste anche a distanza di 15 anni dalla nascita del figlio.

Il fenomeno prende il nome di child penalty e deriva da una combinazione di fattori che includono i periodi di assenza obbligatoria dal lavoro, il passaggio dal tempo pieno al part-time e la riduzione delle settimane retribuite nell’arco dell’anno. La penalizzazione riguarda esclusivamente le donne, mentre gli uomini che diventano padri registrano un incremento del reddito.

I dati INPS sulla penalizzazione delle madri e il child premium dei padri

L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha rilevato che le madri subiscono una penalizzazione del 16% nei primi cinque anni di vita del figlio. La decurtazione salariale coincide con il periodo del congedo di maternità e tende a rientrare successivamente verso i livelli precedenti alla nascita. Nello stesso arco temporale lo stipendio dei padri registra una crescita del 40%.

La maternità causa in Italia una riduzione salariale complessiva del 53% nel lungo periodo. La perdita deriva da tre componenti principali: la diminuzione del salario settimanale pari al 6%, il passaggio al contratto part-time che incide per l’11,5% e la riduzione delle settimane retribuite nell’anno che rappresenta il 35,1% della penalizzazione totale.

L’impatto raggiunge il suo picco immediatamente dopo la nascita del bambino, ma il divario salariale tende a diventare permanente e ostacola il recupero dei livelli retributivi precedenti alla maternità. Gli uomini sperimentano quello che viene definito child premium, considerando che la loro posizione sul mercato del lavoro migliora in seguito alla nascita di un figlio.

Le differenze internazionali nella child penalty

Gli Stati Uniti registrano una penalizzazione ancora più marcata. Le madri americane perdono 16.000 dollari all’anno a causa del divario salariale legato alla maternità. Le donne che lavorano a tempo pieno tutto l’anno negli Stati Uniti percepiscono in media 80 centesimi per ogni dollaro versato ai colleghi maschi. Il divario tra madri e padri si amplia ulteriormente, con le prime che ricevono solo 71 centesimi per ogni dollaro guadagnato dai secondi.

Ricorda Adnkronos, che un’analisi dell’Eurispes condotta su 134 paesi ha evidenziato una variabilità significativa del fenomeno a livello mondiale. Gli effetti occupazionali del primo figlio oscillano da valori prossimi allo zero fino al 64%, mostrando come la nascita rappresenti una biforcazione tra il destino lavorativo delle donne e quello degli uomini.

L’America Latina presenta le penalizzazioni più severe con una media continentale del 38%. Brasile, Cile, Colombia e Messico registrano valori compresi tra il 37% e il 48%.

L’Asia manifesta la maggiore variabilità interna, con valori che vanno dall’1% del Vietnam ai picchi del 62% in Bangladesh e del 64% in Giordania, mentre Laos e Cambogia mostrano valori nulli. L’Europa evidenzia marcate differenze istituzionali tra i vari paesi.

I paesi scandinavi mantengono penalità contenute, con la Danimarca al 14% e la Svezia al 9%. L’Europa centrale presenta valori elevati, con la Repubblica Ceca al 50% e la Germania al 41%. L’Africa mostra una divisione regionale netta, con penalità trascurabili nell’Africa centrale e significative nel Nord e nel Sud, dove il Marocco raggiunge il 41% e il Sud Africa il 28%.


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