Ambiente

Gestione sportiva e modelli virtuosi: storie di successi sorprendenti

È possibile associare lo sport e l’impresa? Può un club sportivo guardarsi allo specchio e vedersi come un’azienda? Il confine tra lo sport di alto livello e le dinamiche aziendali è sempre più sottile e questi aspetti sono sempre più vicini e speculari, arrivando qualche volta perfino a toccarsi. Soprattutto lo sport professionistico moderno, tutto budget e calcoli numerici, algoritmi e coefficienti può dare l’impressione di essere qualcosa di pianificato a tavolino e programmato nel minimo dettaglio. Escludendo per un attimo il fattore sportivo in se stesso – e naturalmente il gesto tecnico e atletico che fa palpitare, giustamente, tutti gli appassionati e i tifosi – la componente gestionale-aziendale, così come il lato economico-finanziario di un’impresa sportiva non può essere certo relegato in secondo piano, oggi più che mai.

La differenza, nello sport di alto livello, prevalentemente di squadra, viene fatta proprio dal contesto organizzativo ed economico nel quale gli atleti si trovano a dover operare, al “progetto” sportivo che deve trovare le sue gambe proprio in una sapiente (e meglio se oculata) gestione delle risorse e in una capacità di pianificazione di pari difficoltà – se non superiore – a quella di un’azienda di qualsiasi altro comparto.

Le squadre, i club di successo – in qualsiasi sport – sono solitamente quelli che possono contare sulle maggiori risorse finanziarie e sulla miglior capacità di investirle. Ma non è detto che questi stessi club siano un esempio replicabile dalla grande maggioranza dei competitor. Assumono, invece, particolare interesse le storie di alcune società che, quasi a sorpresa, hanno seminato con cura e fatto crescere delle squadre diventate in qualche modo degli esempi di efficiente gestione sportiva, arrivando a cogliere risultati decisamente al di sopra delle aspettative.

Marco Alfieri ci racconta nel suo ultimo libro, intitolato appunto Campioni a sorpresa (edizioni Egea), tre storie particolari di società sportive che possono fungere da modello anche alle aziende di altri settori nel programmare un futuro vincente partendo da un’attenta e sapiente gestione delle risorse. I casi di Imoco Volley Conegliano, Aquila Basket Trento e Bologna FC 1909 raccontati dall’autore sono quelli di tre club con una storia, uno status, una organizzazione molto differente tra loro, eppure sono tutti e tre casi virtuosi di realtà di provincia che hanno raggiunto livelli di eccellenza sportiva sfidando colossi ben più blasonati e strutturati, offrendo testimonianza di grandi capacità di leadership, di gestione societaria, di progettualità, di innovazione, di coraggio, di valorizzazione dei talenti e radicamento con le comunità di riferimento. Modelli virtuosi che possono dire molto, appunto, a tutte le imprese.

Diversi sono gli aspetti di grande valore che emergono in queste società dalla ricognizione di Alfieri: outsider che diventano protagonisti, leadership giovani e dinamiche, gestioni economiche sostenibili, radicamento territoriale unito a una logica di restituzione sociale, stabilità societaria, ruoli chiari e governance diffusa, visione strategica a lungo termine, cultura del lavoro e valorizzazione dei talenti, meritocrazia reale, mentalità vincente, innovazione, gestione sapiente delle sconfitte, grande tensione verso gli obiettivi da raggiungere, autentico gioco di squadra.


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