Economia

Luce verde alle aziende Usa, Musk è il primo

Roma – Il Venezuela come la “riviera di Gaza”? O l’Ucraina da ricostruire? Come sempre quando si tratta di Trump alle prese con importanti iniziative internazionali, non si sbaglia quando si pensa alla possibilità di fringe benefits per la famiglia del tycoon e per il suo cerchio magico, come annota sul New Yorker un esperto di Venezuela, lo scrittore Lee Anderson.

E ancora una volta risuona dagli ambienti dell’amministrazione l’invito ai partner occidentali a unirsi agli sforzi di ricostruzione o, come in questo caso, di ristrutturazione e rilancio dell’apparato industriale. O più precisamente delle infrastrutture e dei pozzi petroliferi. È stato in particolare il capo del Pentagono, Pete Hegseth, a ricordare che il Venezuela «è una terra piena di risorse dove conviene investire», dopo che Trump aveva affermato in conferenza stampa che «affluiranno miliardi di dollari derivanti dal petrolio per rendere il Venezuela una terra ricca». Il problema, osserva Stefano Silvestri, già sottosegretario alla Difesa, direttore editoriale di Affarinternazionali.it, «è che non è chiaro quale dovrebbe essere l’interlocutore per questi mirabolanti affari: se la presidente a interim appena nominata Delcy Rodriguez, nomina avallata con sospetta fretta dagli Usa, se gli americani stessi o qualcun altro ancora da identificare».

I ricordi negativi sono tanti: da Desert Storm del 1991 all’invasione dell’Iraq nel 2003. Sempre ha echeggiato l’esortazione ai partner a investire insieme, puntualmente disattesa nei fatti. «Stavolta – commenta Brunello Rosa, docente di macroeconomia alla London School of Economics – sembra aver prevalso la consapevolezza che sarebbe stato un errore decapitare l’intera classe dirigente di un Paese, l’unica a conoscere il territorio e assumersi tutto l’onere del “nation-building. Si vuole evitare di ripetere tante disastrose esperienze, da Saddam Hussein a Gheddafi. Così pare che sia nato l’appoggio a Rodriguez, che ha peraltro tutte le caratteristiche della temporaneità».

Intanto, mentre da ogni parte del mondo si levano le critiche per l’operato di Trump, «arriva puntuale una sorta di invito alla correità, cioè il tentativo di coinvolgere altri Paesi nell’operazione pur in presenza di tanti dubbi sulla sua legittimità», chiosa il professore. È il solito Elon Musk a guidare la corsa alla nuova terra promessa: ha garantito la connessione Internet gratuita con il suo Starlink al Venezuela fino all’inizio di febbraio. Un segnale sicuramente concordato con l’amministrazione, mentre tanti dubbi rimangono. Per esempio non è chiaro quali sarebbero le terre e gli asset “rubati” agli americani: forse Trump di riferiva alla nazionalizzazione del petrolio, che però risale al 1976, mezzo secolo fa.


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