Puglia

“Il falso mito della salita del Vaglio” – BarlettaLive.it

In qualità di fratello di Pietro Mennea, mi vedo costretto a intervenire ancora una volta pubblicamente, senza voler tediare nessuno, ma per puro dovere di cronaca — per ristabilire la verità storica e sportiva su mio fratello. Pietro è oggi vittima di una narrazione distorta e di comodo che sta circolando su certa stampa. Mi riferisco, nello specifico, alla presunta importanza della cosiddetta “Salita del Vaglio” come luogo dei suoi primi allenamenti.

  1. L’assenza di prove e il falso storico.

Si afferma con leggerezza che Pietro si allenasse sulla Salita del Vaglio sotto la guida di un professore di educazione fisica (non si sa quanti professori lo hanno allenato!!). In quanto familiare diretto, dichiaro che questa è una falsità assoluta. Non esiste una singola fotografia che ritragga Pietro in quel contesto. Non esistono agende di allenamento, tabelle tecniche che riportino cronometraggi o carichi di lavoro effettuati in quel luogo. Non esiste un solo testimone oculare attendibile (che parli per visione diretta e non “per sentito dire”) che possa confermare di averlo visto allenarsi lì.

È necessario ristabilire una verità che la retorica locale tende sistematicamente a ignorare. Pietro ha lasciato Barletta a 20 anni non per un capriccio, ma per una precisa necessità di sopravvivenza sportiva. Si continua a dipingere la città come la “culla” del mito, ma all’epoca Barletta non offriva alcuno strumento idoneo a supportare un talento di caratura mondiale.

La realtà strutturale e associativa era desolante:

Non esistevano piste adeguate, quella disponibile era in asfalto, una superficie totalmente inadatta alla velocità moderna, e ai carichi di lavoro, che richiedono elasticità e risposta dinamica. Mancavano realtà dotate di una visione professionale, di mezzi finanziari e di un’organizzazione burocratica capace di sostenere l’attività internazionale di un atleta d’élite. Non vi era una cultura metodologica in grado di gestire un velocista di quel livello. L’idea stessa che un atleta potesse costruire una preparazione olimpica su una salita di basole nel centro cittadino è la prova di questa arretratezza.

Nessun tecnico professionista o società sportiva seria avrebbe mai pianificato allenamenti su una strada dissestata, esponendo l’atleta a gravissimi rischi di infortunio a ogni appoggio. Pietro è diventato Mennea altrove, cercando e trovando quella professionalità — tecnica, societaria e strutturale — che la sua terra non era in grado di garantirgli. Celebrare oggi presunti “luoghi del mito” come la Salita del Vaglio significa ignorare i sacrifici di un uomo che dovette fuggire per non vedere distrutto il proprio talento da un sistema locale del tutto impreparato.

  1. L’incompatibilità tecnica e metodologica.

Oltre all’aspetto storico, la narrazione della “salita” è tecnicamente inverosimile. Un futuro campione olimpico non si costruisce improvvisando ripetute su un tratto di strada cittadina. Una preparazione atletica seria richiede: riscaldamento strutturato, sessioni di cross, partenze dai blocchi, prove di velocità e di resistenza alla velocità, prove di sintesi, potenziamento muscolare generale e speciale.

Non esisteva una periodizzazione, ovvero la suddivisione dell’anno in mesocicli e periodi di allenamento specifici. Ridurre il talento e il sacrificio di Pietro a un aneddoto folkloristico e menzognero su una salita è offensivo verso la sua professionalità. Pietro è diventato Mennea altrove, trovando quella professionalità tecnica (con Vittori), societaria e strutturale  che la sua città non poteva offrirgli.

  1. Il sospetto di una ricostruzione strumentale.

È singolare che questo “luogo del mito”, e tanti altri inventati di sana pianta, emerga proprio ora che si parla di nuove produzioni giornalistiche o documentaristiche. Sembra che si voglia creare un set cinematografico a cielo aperto sulla pelle di chi non può più difendersi. Pietro non è un marchio turistico, né un figurante per i “sogni” di chi oggi vuole apparire e ancora speculare nel suo nome.

Egli appartiene alla storia dello sport mondiale per i suoi record, le sue oltre 500 gare ad alto livello e la sua dedizione, non per le favole locali costruite a tavolino per riempire pagine di giornale o minuti di televisione.

Chissà come mai, quando Pietro tornava a Barletta per ritrovare la famiglia, era sempre solo: non c’era nessuno a fargli compagnia, non aveva amici né conoscenti, qualche volta ero io a doverlo convincere a scendere per una breve passeggiata; oggi, invece, spuntano ovunque amici e parenti stretti. È una circostanza quantomeno bizzarra.

Pertanto, inviterei chiunque ad astenersi dal continuare a spacciare la “Salita del Vaglio” e altri luoghi fasulli come luoghi della sua formazione. La memoria di un uomo si onora con la verità, non con le invenzioni di comodo e intromissioni non gradite. 

La presente è scritta per l’amore e il rispetto che porto alla mia città e alla memoria di mio fratello, perché Barletta merita di essere ricordata per la verità e non per il folklore.”

Vincenzo Mennea

sabato 3 Gennaio 2026


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