Fabriano, invalido lascia tutto alle due badanti. Accolto il ricorso degli eredi, il giudice: «Il testamento è nullo»
FABRIANO Prima di morire, lascia tutto il patrimonio alle due badanti ma le eredi (cugine di quarto grado) fanno ricorso e vincono. Per il tribunale, il testamento è da dichiararsi nullo. In ballo c’erano beni per oltre 800mila euro, tra titoli bancari, buoni fruttiferi e i soldi del conto corrente. Una cifra che, tra l’altro, non tiene conto della proprietà immobiliari del defunto, un ex dirigente comunale morto il 22 marzo del 2020, a Fabriano. Aveva 66 anni, con una invalidità accertata al 100% e una necessità di assistenza quotidiana a causa delle precarie condizioni di salute.
L’altro filone
Per il giudice civile Silvia Corinaldesi, la volontà dell’uomo sarebbe stata captata dalle due donne.
Entrambe romene, sono anche finite a processo, attualmente in corso, per circonvenzione di incapace e appropriazione indebita. Un’accusa, quest’ultima, che fa riferimento ad ammanchi dal conto del 66enne per quasi 100mila euro.
Una parte sarebbe stata spesa, questa la ricostruzione della procura ancora tutta da dimostrare, per giocare alle slot machine. Inoltre, sempre secondo la tesi accusatoria, le due badanti non si sarebbero prese adeguatamente cura dell’uomo, l’avrebbero lasciato più volte solo a dormire su un giaciglio che non aveva neppure il materasso ma solo le doghe. Questo il filone penale, veniamo al civile che si è concluso nei giorni scorsi.
Il testamento era stato redatto il 16 maggio 2018, due mesi prima dell’apertura della procedura per l’amministrazione di sostegno, richiesta dai Servizi sociali del Comune e sollecitata anche dal comandante della polizia locale, che aveva segnalato come le due badanti potessero tramare qualcosa di illecito nei confronti della persona che avrebbero dovuto accudire. Nelle motivazioni della sentenza con cui viene accolto il ricorso delle cugine (assistite dall’avvocato Luigi Fiori), il 66enne viene descritto come «un soggetto vulnerabile e facilmente raggirabile» a causa di plurime patologie fisiche e psichiche.
Il prospetto
Il 66enne, «malato e molto solo, è divenuto facilmente oggetto di attenzioni da parte delle convenute che magari inizialmente non avevano cattive intenzioni ma – in ogni caso – una volta venute a sapere che l’uomo aveva delle ingenti sostanze hanno chiaramente architettato un piano per impadronirsene». Le romene tra l’altro, come ricostruito nella sentenza, avevano anche allontanato il medico di base dell’accudito. «Hanno smantellato la rete di protezione così da poter tranquillamente avviare una maliziosa influenza perturbatrice ai danni» dell’uomo, che aveva perso «capacità critica ed energia per opporre resistenza» alla volontà delle due badanti. Autrici, per il giudice, di «un’attività di captazione». Di qui, l’annullamento del testamento




