Park Chan‑wook fa sul serio: No Other Choice è il suo colpo grosso per gli Oscar
Quando Park Chan‑wook torna al cinema, non è mai un evento qualunque. Ogni suo film porta con sé un’attesa particolare, un misto di curiosità e timore reverenziale.
Con No Other Choice – Non c’è altra scelta, però, l’attenzione si trasforma in qualcosa di più: una sensazione diffusa che il regista coreano abbia deciso di puntare davvero in alto. Il film arriverà nelle sale italiane il 1° gennaio 2026, inaugurando l’anno nuovo con una storia che promette di lasciare il segno.
Park Chan‑wook punta all’Oscar con No Other Choice
Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 e scelto dalla Corea del Sud come candidato ufficiale agli Oscar per il miglior film internazionale, No Other Choice nasce già con l’aura dei titoli destinati a diventare un caso. Park Chan‑wook, del resto, è uno dei pochi autori contemporanei capaci di unire rigore formale, potenza emotiva e un’ironia tagliente che attraversa anche i suoi lavori più cupi. Dai giorni della “trilogia della vendetta” fino ai raffinati giochi di specchi di The Handmaiden, il suo cinema ha sempre oscillato tra crudeltà e bellezza, tra violenza e poesia.
In questo nuovo film, Park torna a raccontare l’uomo comune schiacciato da un sistema più grande di lui. Il protagonista è Man‑su, interpretato da un intenso Lee Byung‑hun, attore che negli ultimi anni ha consolidato una fama internazionale grazie alla sua capacità di passare con naturalezza dal dramma più intimo all’azione più fisica. Man‑su lavora da una vita in una cartiera, è un marito affettuoso e un padre presente. La sua esistenza scorre tranquilla, quasi immobile, finché un giorno la nuova gestione dell’azienda decide di tagliare il personale. E lui diventa improvvisamente superfluo.
Da questo momento inizia una spirale che mescola disperazione, ironia nera e un senso crescente di ingiustizia. No Other Choice è ispirato al romanzo The Ax di Donald E. Westlake, ma Park Chan‑wook lo rilegge attraverso la sua sensibilità: la storia di un uomo che perde tutto diventa una satira feroce sul mondo del lavoro contemporaneo, sulle sue logiche spietate e sulla fragilità delle identità costruite attorno alla professione. Man‑su non è un eroe, non è un ribelle, non è un criminale: è semplicemente un uomo che cerca di sopravvivere a un sistema che non lo riconosce più.
Il cast che circonda Lee Byung‑hun è di altissimo livello: Son Ye‑jin, Park Hee‑soon, Lee Sung‑min, Yeom Hye‑ran e Cha Seung‑won danno vita a un coro di personaggi che rappresentano le diverse sfaccettature della società coreana contemporanea. Ognuno di loro porta in scena una forma diversa di precarietà, paura o compromesso, contribuendo a costruire un mondo narrativo che sembra reale, vivo, pulsante.
Dal punto di vista visivo, Park Chan‑wook torna a giocare con specchi, riflessi, schermi, superfici che moltiplicano i punti di vista e frammentano la percezione. È un cinema che osserva e seziona, che non si limita a raccontare una storia ma la mette in scena come un meccanismo complesso, fatto di tensioni sottili e improvvise esplosioni emotive. La sua regia è elegante e crudele allo stesso tempo, capace di far convivere humour nero e tragedia senza mai perdere equilibrio.
Non sorprende, quindi, che No Other Choice sia stato scelto come rappresentante della Corea agli Oscar. Il film ha tutto ciò che l’Academy tende ad apprezzare: un tema universale, una regia potente, una performance centrale magnetica e una storia che parla del presente con lucidità. È un film che unisce intrattenimento e riflessione, che racconta una vicenda personale ma tocca corde collettive.
E mentre il pubblico italiano si prepara ad accoglierlo il primo giorno dell’anno, No Other Choice si presenta già come uno dei titoli più attesi della stagione. Un film che non si limita a intrattenere, ma che scava, interroga, mette a nudo le fragilità del nostro tempo. Un’opera che conferma, ancora una volta, perché Park Chan‑wook è considerato uno dei registi più importanti del cinema contemporaneo.
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