in mille in piazza tra dialogo e tensioni

Oltre duemila di persone hanno sfidato il freddo pungente partecipando alla marcia per la pace a Bologna, giunta alla decima edizione e come da tradizione in programma il primo giorno dell’anno. “Dalla parte delle vittime. Disarmati e disarmanti” lo slogan scelto per l’iniziativa, che ha attraversato il centro cittadino in un clima partecipato ma non privo di tensioni sul piano politico e simbolico. Ad aprire il corteo, dopo un momento di riflessione in piazza VII Agosto, sono stati lo striscione con i colori della bandiera della pace e i 59 cartelli che riportavano i Paesi dove ci sono conflitti in corso, mentre a chiudere la manifestazione c’erano due lunghissimi sudari: quello con i nomi dei bambini palestinesi morti in questi due anni e quello dei piccoli ebrei uccisi il 7 ottobre.
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La partenza da piazza VIII Agosto: l’appello interreligioso
La marcia è partita da piazza VIII Agosto con la lettura dell’appello interreligioso e civile per la pace, i diritti umani e la democrazia. Tra i presenti, esponenti delle istituzioni civili e religiose: il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, il sindaco Matteo Lepore, il presidente della Comunità ebraica Daniele De Paz, Yassine Baradai, nuovo presidente dell’Ucoii, e Abu Bakr Moretta, presidente della Comunità religiosa islamica italiana.
De Paz: “Non saremo in piazza Nettuno, non è una critica”
La marcia è stata preceduta dalla presa di distanza della Comunità ebraica di Bologna dalla tappa finale in piazza Nettuno. “Non saremo presenti alla seconda parte della manifestazione, non è una critica, è un’idea – ha spiegato De Paz –. La pace non deve appartenere alla politica o a posizioni contrapposte: è universale, per tutti e di tutti”. La scelta riguarda in particolare la presenza sul palco di Yassine Lafram, membro della Global Sumud Flotilla, e del rabbino Jeremy Milgrom (Rabbis for Ceasefire – Clergy for Peace). De Paz ha comunque ribadito la volontà di mantenere aperto il dialogo, sottolineando che il confronto tra istituzioni “fa parte del percorso”. Per De Paz, infine, “l’importante è che la pace non diventi uno strumento per la politica e per i posizionamenti”.
Lepore: “La Comunità ebraica è presente, è un passo avanti”
Sulla scelta è intervenuto il sindaco Matteo Lepore, che ha invitato a leggere il gesto in chiave costruttiva: “La comunità ebraica oggi è presente con la condivisione di un manifesto ed è questo il dato più importante. C’è un dialogo positivo e Bologna può dare l’esempio di una città che sa tenere insieme percorsi diversi, anche partendo da opinioni discordanti”. Per Lepore, la marcia rappresenta una scelta chiara di non violenza e disarmo, condivisa dalle diverse comunità religiose presenti.
Zuppi: “Non possiamo abituarci alla guerra”
Dal palco e a margine della manifestazione, il cardinale Matteo Zuppi ha rilanciato un messaggio netto: “Non possiamo abituarci alla guerra, né ai bollettini quotidiani di morte. Il dialogo è l’unica via possibile per uscire dai conflitti. Senza il diritto c’è solo la morte”. Il presidente della Cei ha richiamato l’articolo 11 della Costituzione e messo in guardia dai rischi dell’unilateralismo: “È sempre meglio il confronto. Può essere l’anno della pace, anzi delle paci”.
Baradai (Ucoii): “Testimoniare il dialogo come unica strada”
Anche Yassine Baradai, presidente dell’Ucoii, ha sottolineato il valore della testimonianza pubblica: “Abbiamo il dovere, come comunità presenti sul territorio, di lanciare un segnale di pace e dialogo. La cittadinanza deve continuare a credere che questa sia l’unica strada possibile per restituire serenità alla società”. Baradai ha aggiunto che il dialogo tra comunità deve restare centrale anche nell’azione delle istituzioni.
Rabbino Milgrom: “Antisionismo non è antisemitismo”
Alla fine del corteo, in piazza Nettuno, prende la parola Jeremy Milgrom, rabbino e cofondatore di Clergy for Peace. Il suo è uno degli interventi più duri e divisivi della giornata: “L’antisionismo non è antisemitismo. Non c’è alcun dubbio che il sionismo abbia aspetti coloniali, che la Cisgiordania sia un regime di apartheid e che il massacro di Gaza sia molto vicino al genocidio, se non lo è già”. Parole che, ammette lo stesso Milgrom, faticano a essere riconosciute all’interno della comunità ebraica, ma che accompagna a un incoraggiamento alla piazza: “Non arrendetevi, le vostre manifestazioni e la Flotilla hanno salvato vite e convinto Israele a far passare gli aiuti”. Il rabbino conclude con una preghiera, benedicendo la piazza e chiedendo ai presenti di rispondere “amen”.
Lafram: “I diritti del popolo palestinese non sono questione di tifo”
Subito dopo sale sul palco Yassine Lafram, in rappresentanza della Global Sumud Flotilla. Il suo intervento si apre con un elogio al “coraggio” di Milgrom, nonostante le polemiche dei giorni precedenti. Poi l’affondo: “La detenzione amministrativa, la pulizia etnica, le case distrutte nella Palestina occupata non sono un conflitto, sono un sopruso, sono massacri. I diritti del popolo palestinese non sono una questione di tifo, ma il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli”. Lafram richiama Bologna a una responsabilità chiara: “Serve il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome. Non possiamo giocarci la nostra umanità anche nel 2026 come è stato nel 2025”. E spiega la scelta di imbarcarsi sulla Flotilla: “Mi sono sentito impotente”.
Il corteo e la tappa finale in piazza Nettuno
Il corteo ha raggiunto piazza Nettuno, dove si sono susseguiti interventi di vittime, volontari, obiettori di coscienza e rappresentanti del mondo culturale, tra cui l’artista Alessandro Bergonzoni. Il saluto iniziale dal palco, invece, è stato affidato ad Angela Querzè, madre di Sofia Stefani, la vigilessa uccisa ad Anzola dell’Emilia, da anni impegnata nel movimento pacifista.
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