Bucci: “Termovalorizzatore? Ci sarà chi lo vuole“. Su Ilva: “Non mi interessa chi compra ma il piano industriale”
Genova. Il 2026 sarà l’anno in cui la riforma della sanità dovrà dare i suoi effetti – “vogliamo che nessun ligure debba più essere messo in lista d’attesa”, in cui dovranno sbloccarsi definitivamente le partite dei nuovi ospedali Galliera ed Erzelli, in cui si potrà concretizzare “la soluzione per la chiusura del ciclo dei rifiuti e quindi per abbassare la Tari” ma sarà anche l’anno della verità per il futuro dell’ex Ilva e per un cambio di passo nella rete di infrastrutture di collegamento tra la Liguria e il resto del Paese.
Il presidente della Regione Liguria Marco Bucci tocca questi e altri aspetti in un’intervista a Genova24, senza tralasciare gli aspetti più politici che riguardano la riorganizzazione della giunta, il rapporto con i cittadini e quello con cui ha “preso il suo posto”, la sindaca di Genova Silvia Salis.
Marco Bucci, iniziamo con un bilancio di questo 2025. Com’è stato?
Beh, per me il 2025 è stato un anno estremamente positivo. Primo perché sono diventato stato nonno. Ma abbiamo fatto tante cose di cui sono particolarmente orgoglioso, e non solo per merito mio ma di tutta la giunta, di tutto il consiglio regionale, anche dell’opposizione, perché alla fine dall’opposizione abbiamo ricevuto alcune idee importanti che abbiamo messo insieme alle nostre e trasformato in leggi e delibere. In questo 2025 ho avuto molti feedback positivi dai cittadini della Liguria. Ho conosciuto molti sindaci, ormai quasi tutti, e ho conosciuto anche molte persone al di fuori di Genova. Quello che facciamo si sa in giro e soprattutto è apprezzato, quindi questo è positivo. Ovviamente ci sono ancora alcune persone che si lamentano. All’inizio ricevo moltissime email di lamentele, ora molto meno, però ogni lamentela ha il diritto di essere presentata e soprattutto di essere risolta.

Quali gli auspici in vista del 2026 che si apre?
La priorità è certamente fare sì che la riforma della sanità si traduca in benefici al cittadino. E quando parlo di cittadino non parlo solo del malato, ma del cittadino in senso lato, soprattutto se non è malato, perché vuol dire fare prevenzione e quando si fa prevenzione ci si ammala di meno, si vive più a lungo. Quindi la sanità è il tema numero uno ma abbiamo problemi di infrastrutture. Abbiamo avuto la notizia recente dei due treni per Roma soppressi per due mesi. Uno dice “Dai, due mesi non sono niente”. Invece sono molto. Vi faccio un esempio. Io vado a Roma 4 giorni, da domani al 4 gennaio, e non posso prendere quel treno che parte alle 20.30 e arriva a Genova a mezzanotte. Non c’è. Perché ovviamente c’è da fare manutenzione sulla linea e questa si fa di notte ma tutta la Liguria ha un enorme problema di manutenzioni per quanto riguarda le infrastrutture. Sappiamo che è un sacrificio, ma poi quando sarà fatta avremo un sistema che funziona nuovamente. Ma dobbiamo fare in modo che la manutenzione sia più rapida possibile e poi che ci sia la possibilità di creare dei bypass, per non bloccare il movimento, per garantire gli spostamenti.
Restando sulla sanità, con il primo gennaio prende il via questa questa riforma che lei auspicava si potesse votare entro la fine 2025 e così è stato. Quando si potranno, secondo lei, iniziare a vedere i primi risultati di questa riforma?
Verso verso la metà dell’anno, maggio, giugno, si vedranno concreti risultati sul campo, sia in termine di servizi che prima non c’erano, sia con il proseguimento della riduzione delle liste d’attesa. Oggi siamo a 1 cittadino su 10 che fa una richiesta e va in attesa, ricordatevi che quando siamo arrivati questo rapporto era 6 su 10, cioè le performance non venivano fatte nei tempi indicati. Questo vuol dire che c’è ancora un cittadino su 10 che si lamenta e dobbiamo arrivare a 0 su 10. Nei prossimi mesi vedremo un miglioramento.
Uno dei rilievi da parte dell’opposizione su questa riforma è il fatto che non ci sia un investimento sufficiente sull’occupazione, cioè sulle assunzioni di medici e infermieri. Cosa risponde?
Rispondo che con questa riforma spostiamo risorse dal back office, cioè da quelle cose che non impattano il cittadino direttamente, a quelle partite che hanno un vantaggio effettivo, sia medici, infermieri, tecnici di radiologia, di laboratorio, eccetera. L’amministrazione, invece, sarà centralizzata, che non vuol dire portata a Genova, ma vuol dire averne una sola per tutta la regione che poi magari a Imperia, magari a Spezia, magari a Savona. Centralizzare non significa genovesizzare, è centralizzare che è una cosa diversa. Vogli dire farne una sola quando prima ce n’erano nove. Ecco, tutti queste risorse le spostiamo sul terreno invece dove c’è il cittadino. Questa è la grande differenza.
Il futuro della sanità in Liguria passa anche attraverso i cinque nuovi ospedali. Alcune partite si sono che si sono sbloccate, come ad esempio il Felettino, ma altre sono ancora ferme. Facciamo il punto su Erzelli e Galliera
Su Erzelli sono stati fatti ottimi passi avanti. Sul Galliera non si è riusciti ancora a fare passi avanti per le varie complicazionni, per esempio al ruolo dell’Inail, ai sistemi di finanziamento che forse non sono più quelli che sono necessari oggi, e infatti stiamo rivedendo la situazione. Su Erzelli invece i documenti sono pronti, e abbiamo definito come sarà questo ospedale: un ospedale interessante, con una parte scientifica, un centro computazionale, quindi con la ricerca più moderna in assoluto, ma anche con un’area dove si cureranno le persone, incluso un pronto soccorso. Abbiamo modificato quella strategia che vedeva, in passato, un ridimensionamento del Villa Scassi. Bene, non ci sarà. Il Villa Scassi rimarrà com’è e in più sarà aggiunto Erzelli, quindi con una crescita di posti letto.
Nel Savonese intanto ci si chiede se si potrà tornare a un secondo punto nascite. Qual è la risposta?
Uno dei concetti base del piano sociosanitario che sarà fatto nei prossimi tre mesi, cioè gennaio, febbraio, marzo, con la previsione di votarlo all’inizio di aprile, è che il numero dei reparti e dei servizi ai cittadini debba dipendere dalla domanda effettiva sul territorio. Se io ho abbastanza nascite allora apro più punti. Se non ho nascite, i punti non li possiamo aprire. Perché nessuno credo voglia andare a far nascere il proprio figlio in un posto dove sono stati fatti magari 50 o 60 parti in un anno, un parto alla settimana ma in quei centri dove c’è un sistema più moderno ed evoluto. È la domanda del cittadino ovviamente che determina il numero dei servizi. E non dimentichiamo che un altro punto importante non è soltanto l’anzianità dei nostri cittadini, ma è dove vivono, ovvero noi abbiamo un’alta concentrazione di densità abitativa sulla costa però il cittadino dell’entroterra ha gli stessi diritti del cittadino sulla costa e deve avere la stessa qualità di servizio sanitario.
Come si garantisce qualità del servizio sanitario anche nell’entroterra?
Le case di comunità, o ospedali di comunità. Voglio dire, in questi giorni si temeva un affollamento dei pronto soccorso, certo, abbiamo avuto numeri alti ma senza quella pressione eccessiva che invece avevamo visto negli anni passati. Questo perché? Perché gli studi medici e le case di comunità hanno cominciato a lavorare e le persone hanno capito che è meglio che per i codici bianchi o verdi, cioè quelli che a bassa complessità, è molto meglio rivolgersi allo studio medico o alla casa di comunità dove si è serviti subito o quasi subito piuttosto che andare al pronto soccorso e aspettare magari un giorno o due giorni perché il pronto soccorso deve servire ovviamente prima i codici gialli, arancioni e rossi. Ecco. Questo questa è la grande differenza che forse non è ancora comunicata come vorrei io.
Pensa che i cittadini ancora non abbiano chiaro il ruolo delle case di comunità?
Penso che dobbiamo fare un grosso lavoro di comunicazione per far sì che tutti quanti sappiano dove sono le case comunità, quando sono aperte, e talvolta sono aperte anche 24 ore su 24, sono 32 in tutta la Liguria, e in più avremo 10 ospedali di comunità, quindi abbiamo un numero notevole di strutture che sono in grado di dare servizi. In più ci sono gli studi medici che noi vogliamo che siano concentrati in maniera tale da avere sempre magari su tre o un un medico presente. Così si fa in tutto il mondo e così dobbiamo fare anche noi, ispirandoci ai modelli più efficienti.
Il 2025 si è chiuso con una notizia importante, la presenza di un acquirente per l’ex Ilva. Qual è la sua la sua impressione, la sua speranza, o la sua preoccupazione?
Non sono tanto preoccupato da chi compra, sono preoccupato dal piano industriale. Cioè, io voglio vedere il piano industriale. Tutta la Liguria, tutta l’Italia vuole vedere il piano industriale. Perché è il piano industriale che dice cosa vogliamo fare, qual è la visione non solo a breve termine ma soprattutto al medio lungo termine, quali sono gli investimenti, quanti i posti di lavoro. Queste sono le cose che noi dobbiamo sapere. E l’altra cosa importante è se lo Stato partecipa e quanto vuole partecipare. Quando avremo tutte queste risposte potremo dare un giudizio. Ora è troppo presto.
Ci sono degli incontri in programma col ministro Urso?
Avrò un incontro nei prossimi 15-20 giorni proprio per discutere anche della realtà di Cornigliano, perché non dimentichiamoci che oggi quando si parla dell’Ilva tutti parlano soprattutto di Taranto, invece noi dobbiamo insistere nel far sì che Cornigliano abbia la sua visibilità per il futuro, i suoi programmi a medio e lungo termine, i suoi investimenti e la sua forza lavoro. Questo è fondamentale. In più c’è anche il discorso delle aree come ben sapete, ma ovviamente la fabbrica è la priorità. Mettiamo a posto la fabbrica e poi eventualmente se ci sono aree parleremo anche delle altre aree.
Presidente Bucci, uno dei temi che sarà forse il più caldo del 2026 è quello della chiusura del ciclo dei rifiuti. Come promesso, è uscito il bando destinato a chi sia interessato a realizzare questo impianto. Ma in questo bando c’è scritto che qualunque tipo di impianto sarà, e qualunque sarà la sua dimensione, serve un Comune, un territorio, che dia il suo assenso a costruire. Cosa succede se questo assenso non arriva?
Sicuramente è importante che la Liguria oggi abbia un termovalorizzatore. Allora, intanto devo dire che c’è molto interesse da parte delle aziende, aziende importanti. Tutte quante vorrebbero anche avere l’azienda partecipata del Comune di Genova e altre aziende partecipate che sono in Liguria. Quindi, voglio dire, c’è interesse sia dalla parte pubblica sia dalla parte privata. Certamente ci deve essere l’ok dei comuni. Ci sono alcuni comuni che hanno previsto degli scambi, ovvero chiudiamo un’azienda e mettiamo un termovalorizzatore, altri che invece hanno la possibilità di poter fare termovalorizzatori a fianco a discariche esistenti o addirittura al posto di discariche. Sono tutte ipotesi valide. È essenziale che però ci sia una via di comunicazione per i rifiuti, ovvero sia che il grosso del materiale possa viaggiare in maniera semplice, senza inquinare troppo, perché insomma anche noi oggi che portiamo la roba a 250 km di distanza, alla fine poi non solo inquiniamo con il materiale, col rifiuto, ma inquiniamo anche col gasolio che viene bruciato. Bisogna stare attenti a tutte queste cose.
Quindi non ci sono alternative al termovalorizzatore?
Io sono convinto che sia la strada giusta, non soltanto per chiudere il ciclo, ma anche per ridurre la Tari. Quando parlo di ridurre la Tari non è solo per Genova, ma è per tutta la Liguria. Facciamo un servizio ai cittadini anche a livello economico. Sono convinto che ci sarà qualche amministrazione alla fine, quando ci saranno le offerte delle aziende, che dirà “sì, lo facciamo nel mio Comune”. Perché ci saranno dei benefici per il Comune stesso. Benefici non solo per i posti di lavoro ma anche per energia, e per tutta una serie di altri pacchetti che possono essere dati al Comune stesso che ospita termovalorizzatore.
Vede maggiormente percorribile l’ipotesi Scarpino o quella della Val Bormida? Anche da un punto di vista politico…
Io personalmente le vedo percorribili ambedue, anche dal punto di vista politico. Ho molta fiducia nei sindaci, ho fatto il sindaco per sette anni e mezzo, quindi alla fine so che il sindaco prende una decisione che non è mai ideologica. Il sindaco deve decidere in funzione dei cittadini e di qual è il loro beneficio. E noi abbiamo dei sindaci molto in gamba.
Come sono i rapporti con la sindaca di Genova, Silvia Salis? A volte vi scontrate un po’…
No, mai. Ha mai visto uno scontro? Io non li ho visti… magari voi li vedete perché siete allenati a vedere queste cose. Certo, ci sono cose su cui non sono d’accordo con lei. Se mi chiedete cosa penso della vicenda Skymetro… Se mi dite che la soluzione alternativa è occupare due corsie delle quattro che ci sono, è chiaro che io la ritengo una soluzione che non va bene, però non sono io a dover decidere e io, come ho detto, rispetto la decisione dei sindaci e aiuto i sindaci a realizzare il loro obiettivo. Non perché sono particolarmente bravo, ma perché è il mio lavoro. Il presidente della Regione ha finanziamenti dallo Stato, ha possibilità di legiferare, ma ha l’obiettivo di aiutare i cittadini attraverso le amministrazioni comunali. Cioè, se io non aiutassi l’amministrazione comunale non farei il mio lavoro. E quindi mi sono messo in quest’ottica.
Tornando sui trasporti: treni. È possibile ripensare un contratto di servizio che sia più tutelante?
Assolutamente. C’è già un tavolo per rivedere completamente il contratto perché io non sono soddisfatto di quelle che sono le performance di servizio di oggi, quei due treni di cui parlavo prima sono un esempio, infatti stiamo già chiedendo che venga rimpiazzati magari in altri orari. Cioè vediamo di trovare un sistema, un compromesso per arrivare sino a marzo. Si deve fare manutenzione ma bisogna farlo senza urtare i cittadini e allora bisogna trovare una situazione per ottenere tutte e due le cose e questa particolare attenzione al cittadino va rinforzata.
Attenzione al cittadino che deve essere dimostrata anche sulla rete autostradale. Negli ultimi giorni ci sono stati diversi incidenti molto gravi su un tratto interessato ormai da anni da cantieri inamovibili…
Se devo essere sincero, il problema grosso sono proprio gli incidenti. Le autostrade le percorro parecchio e vi assicuro che se non c’è un incidente anche il restringimento della carreggiata alla fine non consente eccessivi ritardi, è una cosa assolutamente gestibile. Il problema sono gli incidenti. Chiediamoci quindi perché avvengono gli incidenti. Certamente io ho proposto ad Autostrade anche di evitare lo scambio di carreggiata e di fare carreggiate molto più lunghe, magari chiudendo una una carreggiata soltanto e lavorando solo sull’altra per evitare gli scambi. Ma c’è anche un problema di guida: in queste autostrade bisogna guidare bene e non provocare l’incidente, perché è l’incidente quello che frena il sistema, non è il sistema stesso che è frenato.
Amt Genova: la Regione entra come socio? Quando succederà?
La Regione deve entrare come socio, anche perché abbiamo intenzione di costituire un’azienda di trasporto regionale che sarebbe un grandissimo beneficio per tutti, sia in termini di volumi sia di resistenza economica. Per resistenza economica intendo poter gestire un bilancio senza andare in rosso, cosa che noi abbiamo fatto per 7 anni e mezzo e penso che si possa continuare a fare senza problemi. Quindi la risposta è sì. Quando succederà? Quando il Comune dice che è disponibile a farci entrare.
Nuova diga di Genova. A che punto siamo? Il 2027 è confermato per il completamento della posa dei cassoni?
Quella scadenza resta, per ora. Abbiamo un problema con alcuni ricorsi al Tar sulla gara per il project management della fase B. Questi ricorsi ci rallentano parecchio e quindi dobbiamo trovare, con la struttura commissariale, un sistema per risolvere questi problemi.
Questo potrebbe mettere in crisi quel procedere in parallelo che avrebbe permesso di recuperare i tempi?
In crisi no, ma certamente potrebbe rallentarlo. Cioè, se io perdo sei mesi per i ricorsi devo cercare di recuperarli in qualche altro modo. Non dico che accadrà adesso, ma se ho un potenziale ritardo devo risolverlo.
Erano attese per queste ore le nomine dei due nuovi assessori: Claudia Morich e Alessio Piana. Come mai non sono ancora arrivate?
Qualcuno li aveva individuati come regalo di Natale. Ma la legge per l’istituzione dei due nuovi assessori è stata firmata il 22 dicembre e sono necessari 20 giorni dalla pubblicazione per procedere con la nomina.
Ci sta dicendo che è un problema burocratico e non politico?
No, dico che c’è un problema burocratico che bisogna risolvere, e lo risolveremo. In parallelo, risolveremo anche tutti gli eventuali eventuali immaginabili e inimmaginabili problemi politici.
All’inizio della sua carriera di amministratore si definiva un po’ allergico a queste dinamiche…
Continua a essere estremamente allergico, ma le cure che ho affrontato in questi anni hanno rafforzato i miei anticorpi, ho delle enormi difese immunitarie, anche per ciò a cui sono allergico. Risolveremo tutto.
Un augurio ai liguri per il 2026
Voglio augurare a tutti i liguri, e posso dire e non penso che non si offenderà nessuno, soprattutto ai genovesi, un ottimo 2026, pieno di salute per tutti, di serenità e di successo per tutto quello che volete fare, per li obiettivi nella vostra vita del 2026, e soprattutto auguro un anno di pace perché siamo stufi di questa guerra e vogliamo che la pace sia veramente costruita da noi, a partire da tutti quelli che abbiamo vicino e dai rapporti con le persone che abbiamo vicino. Buon 2026 a tutti.




