«La voce di Cupido» risuona… dalla Sila: in onda oggi in prima serata su Rai1
Un camion, un podcast d’amore e un soggiorno inaspettato tra le montagne della Sila: sono gli ingredienti di «La voce di Cupido», commedia romantica in onda oggi in prima serata su Rai Uno. Protagonisti Chiara Francini, nei panni della camionista Paola, e Giorgio Marchesi, voce suadente del podcaster Lucio. Diretto da Ago Panini per la collana «Purché finisca bene», il film – girato interamente in Calabria con la collaborazione della Calabria Film Commission e prodotto da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction – mescola ironia e sentimenti in un’avventura on the road che ribalta stereotipi e guarda al cuore. Nel cast anche Michele Rosiello, Alessio Praticò, Roberto Scorza, Mattia Procopio. In questa intervista doppia, i due attori ci svelano come hanno costruito personaggi pieni di contrasti in location mozzafiato.
Paola è un personaggio fuori dagli schemi: camionista tosta con unghie impeccabili e un cuore sensibile. Come hai lavorato per unire questi aspetti apparentemente contrastanti?
«Paola non tiene insieme due opposti: lei è quell’unità. Siamo noi che abbiamo bisogno di incasellarla. La durezza in lei non è una maschera, è una forma di sopravvivenza. La cura di sé, delle mani, del corpo, non è vezzo, ma dignità, il diritto di portare bellezza anche dentro un lavoro faticoso, sporco, maschile. Per costruirla ho lavorato su una fisicità concreta, pesante, che sa cosa vuol dire caricare e scaricare, fare chilometri e stancarsi davvero, e allo stesso tempo su una tenerezza che non chiede scusa quando si manifesta. Paola non spiega, non giustifica: ama, desidera, soffre e guida un tir. Il contrasto lo vede chi guarda; lei, semplicemente, vive».
Il camion “Armando” è descritto come il guscio protettivo di Paola, il luogo in cui può abbassare la guardia, il suo rifugio…
«Armando non è un oggetto di scena: è un personaggio. È il corpo più grande dentro cui Paola entra per proteggere il proprio. Dentro quel camion lei è sola e accompagnata allo stesso tempo: sente il rumore del motore e quello dei propri pensieri, che a volte fanno più rumore del motore. È la sua casa in movimento, il contrario della radice: un guscio che cammina. E come tutti i rifugi veri, non è romantico, è pieno di odori, di briciole, di stanchezze. Ma è lì che Paola abbassa le spalle e smette di fare la forte: non perché non lo sia, ma perché non serve dimostrarlo a nessuno».
Calata in un mondo tradizionalmente maschile, Paola può essere vista come un simbolo di emancipazione e rottura degli stereotipi?
«Sì, ma non perché fa discorsi sull’emancipazione. Lo è perché non chiede il permesso. Non fa la rivoluzione dichiarandola: la fa lavorando, amando, desiderando, prendendo decisioni scomode e pagando il prezzo delle proprie scelte. È una donna che non si traveste da uomo per stare in un mondo maschile: resta donna, con il rossetto sbavato dopo una giornata infinita e con sentimenti non addomesticati. Non è un manifesto, è una persona. E credo che oggi la vera rottura sia proprio questa: smettere di pensare che la forza passi per l’imitazione del maschile. Paola non rompe lo stereotipo: lo svuota semplicemente vivendo la sua vita».
Dalla cabina di guida allo studio di registrazione: passiamo ora alle parole di Giorgio Marchesi, ovvero Lucio, la “voce” radiofonica che fa battere il cuore a migliaia di ascoltatrici.
Leader dietro al microfono, Lucio nella vita privata soffre di afonia e insicurezze. È stato complesso preparare questa doppia dimensione del personaggio?
«È stato un lavoro complesso, ma anche molto divertente. Il suo dramma non è mai vissuto in modo cupo e il tono della commedia aiuta a stemperare questa sofferenza. Lucio è un uomo insicuro, anche se all’esterno appare sicuro di sé: questa doppia dimensione è stata la cosa più interessante da costruire. C’è una fragilità comune, quella di dover rispondere alle aspettative degli altri e di non riuscire sempre a mostrarsi per ciò che si è davvero».
Il tuo personaggio è costretto a fingere una relazione sentimentale con Paola per ragioni d’immagine…
«Il tono della commedia ha reso tutto molto divertente, anche nel lavoro sul set. Mi piaceva molto interpretare un lato del personaggio che è lontanissimo da me, quello più cinico, che per ragioni di immagine e di successo personale arriva a “usare” una relazione. All’inizio, Lucio sembra muoversi da una posizione di vantaggio, quasi di controllo, come se stesse approfittando della situazione. Ma poi accade qualcosa di diverso: è proprio Paola a offrirgli degli strumenti per conoscersi meglio, per mettersi in discussione. Così quella che nasce come una relazione costruita, calcolata, si trasforma in un percorso inatteso, in cui i ruoli si ribaltano e affiora una verità più autentica, soprattutto per lui».
Commedia romantica e atmosfere da cinema di genere. Come vi siete mossi, con il regista Ago Panini, per ottenere il giusto tono?
«Ago Panini mi ha conquistato subito col suo entusiasmo, la sua energia e col suo grande spirito di collaborazione. Aveva un’idea molto chiara del film che voleva realizzare, ma allo stesso tempo era in ascolto delle proposte degli attori. Ago ha portato un immaginario molto forte: eravamo in Calabria, ma in certi momenti sembrava di essere negli Usa. Questa dimensione visiva è stata fondamentale, così come il lavoro sulla fotografia. A ciò si aggiunge la meravigliosa Calabria, con location incredibili, bellissime, cinematografiche. Tra noi attori si è creato un gruppo molto affiatato. Eravamo anche “isolati” in un albergo nel cuore della Sila, a dicembre, quasi come in Shining: sono quelle condizioni che, se il gruppo è giusto, uniscono ancora di più. Ed è stato esattamente quello che è successo».
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