Trentino Alto Adige/Suedtirol

La tragedia a Curon, il bagnino racconta la sua versione: «Così ho tolto il bimbo dall’acqua» – Venosta



CURON VENOSTA. Sulla tragedia del piccolo Moritz Gerstl, deceduto lunedì scorso all’ospedale di Bolzano dove era stato ricoverato in condizioni gravissime, interviene ora il bagnino della piscina «Curunes» di Curon Venosta, Alessandro Santoro, indagato dalla Procura (insieme al responsabile della struttura e alla madre e alla zia del bimbo). «Si precisa che il bambino non è stato salvato e soccorso dai bagnanti, ma da me stesso, bagnino presente in struttura», scrive Santoro in una e-mail inviata all’Alto Adige.

Cinquantadue anni, ex carabiniere di origini siciliane, Santoro lavora negli impianti natatori della provincia dalla primavera del 2021, quando iniziò a operare alle Terme di Merano. Da allora ha lavorato al Balneum di Vipiteno, al lido di Bolzano, nelle piscine di Colle Isarco e di Brunico. Infine, l’arrivo a Curon, nella «piscina avventura» inaugurata lo scorso novembre.

Contattato telefonicamente, descrive ciò che emergerebbe dalle immagini della videosorveglianza dell’impianto. «In quelle riprese – racconta – mi si vede a bordo vasca. Nelle immagini si vede il bambino correre come un fulmine verso l’acqua». Santoro fornisce la sua versione dei fatti avvenuti lo scorso 15 dicembre.

Prosegue: «Nel frattempo avevo notato una donna (più tardi avrei scoperto che era la zia) che con occhi sgranati cercava qualcosa. Mi sono avvicinato e le ho chiesto che cosa cercasse. “Mio nipote”, mi ha risposto. Le ho domandato allora quanti anni avesse il bambino. Quattro. “Ma almeno i braccioli li ha?”, le ho chiesto di rimando, e lei mi ha detto che li avevano tolti. Non avevo visto alcun piccolo cadere in acqua, perciò ho subito pensato: non è che è sceso dai gradini? Così aveva fatto, entrando in una zona dove i potenti getti dell’idromassaggio generano uno sciabordio che lascia vedere ben poco di ciò che c’è sott’acqua. Ma il bimbo era lì, sul fondo, e tentava di salvarsi. Nemmeno i bagnanti nei paraggi sembravano essersene accorti. Non appena la zia mi ha dato l’allarme, ho pensato in modo fulmineo alle scale. Mi sono tuffato, ho preso il bambino e l’ho portato fuori».

A nulla è valso il tentativo di scuotere il suo corpicino per una manovra salvavita. «Era già cianotico, dalla bocca rimetteva l’acqua che aveva nello stomaco», riprende Santoro, «Ho capito subito che serviva ben altro che la consueta rianimazione. Farmaci, certamente. Così, fradicio e a piedi nudi, anche nella neve, mi sono diretto verso la sede della Croce bianca a 30 metri dall’impianto. In nemmeno 40 secondi ho consegnato il bimbo ai sanitari. Dalla disperazione ho pianto».

L’iscrizione del bagnino nel registro degli indagati per omicidio colposo, così come del responsabile della struttura, della madre e della zia, è un atto dovuto.

«Sono indagato per prassi», specifica infatti Santoro, «Ma io sono in buonafede. Nel video delle telecamere c’è tutto. C’era un pronto soccorso a 30 metri di distanza. Per le manovre a bordo piscina sarebbe servito molto più tempo. E se al mio posto ci fosse stato un bagnino inesperto, magari di quelli che cercano nei bagni, o che si allontanano dalla postazione per motivi futili?».

Santoro sottolinea che in generale i bambini e le bambine vanno sempre tenuti d’occhio. «Io sono il bagnino di tutti, non solo dei più piccoli. Specialmente in questa piscina, di bambini ne ho acciuffati tanti: i genitori li lasciano soli perché “tanto hanno i braccioli”, ma i braccioli possono scivolare via. Inoltre, bisogna sempre rivolgersi a noi bagnini, benché a volte non lo si faccia per timidezza, o perché si pensa di risolvere tutto da soli».

Prima del decesso, avvenuto il 22 dicembre, al San Maurizio è stata organizzata una messa per Moritz Gerstl. «Abbiamo partecipato tutti noi dello staff, con la solidarietà delle autorità del posto», dice Alessandro Santoro, che è anche padre e nonno e in questi anni in Alto Adige ha salvato «una coppia di egiziani che stava annegando nel biolago delle Terme di Merano e un pachistano nella piscina estiva del Balneum», racconta. Ricorda in particolare un episodio alle Terme: «Il collega mi aveva chiesto il cambio. Così mi sono ritrovato a salvare un bimbo di forse cinque o sei mesi. La madre era disperata: quando il piccolo ha ripreso a respirare, si è rincuorata e mi ha ringraziato. Il nostro mestiere è così, salvi le persone e ti bastano una stretta di mano, un “grazie”. Ho sempre fatto il mio lavoro, che amo. Ma non sono stati i bagnanti a trarre in salvo il bambino di Curon»




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