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Brigitte Bardot, la diva sensuale con il broncio che sconvolse gli anni Sessanta

Dicono che il diastema, ovvero la leggera distanza degli incisivi, porti fortuna a chi ne è dotato. Nel caso di Brigitte Bardot – morta a 91 anni nella clinica Saint-Jean di Tolone, nel sud della Francia, non lontano dalla sua casa di Saint-Tropez – è stato un elemento di seduzione ulteriore, forse perché donavano un accento infantile e sbarazzino alla sua indomabile bellezza. Parlare della sua bellezza, di fatto, è riduttivo perché non si rimane una star e un simbolo per tanti decenni, non si diventa un esempio da imitare e un’icona, per continuare ad abusare di un termine abusato, se non si è anche intelligenti, scaltri e pragmatici. B.B., come la chiamavano tutti dalle iniziali del nome e cognome, oltre al corpo, aveva un carattere forte, una personalità anche sfacciata e una sua linea di pensiero ben chiara, negli ultimi anni ultra animalista, priva di paura nell’esporsi e di esprimere pensieri contro corrente, come quando, nel giugno scorso, tornò in tivù dopo 11 anni di assenza dagli schermi per difendere l’amico Gérard Depardieu, condannato per violenza sessuale.

Le origini borghesi e parigine

Parigina, di estrazione alto borghese – il padre Louis era un industriale, la madre, Anne-Marie Mucel, si occupava della famiglia – si dedicò fin da piccola allo studio della danza classica e al teatro. Non particolarmente brillante a scuola, diversamente dalla sorella minore Marie-Jeanne, riuscì però ad entrare al Conservatorio di danza a Parigi e a convivere con la deminutio dell’ambliopia (poteva vedere solo da un occhio), facendone attraverso lo sguardo un poco timoroso addirittura un tratto di fascino. Sensuale e disinibita dal primo momento in cui posò come modella, nemmeno quindicenne, per la rivista femminile «Elle» (la cui direttrice, Hélène Lazareff, era un’amica della madre), si capì che la sua carriera non si sarebbe limitata alla carta. La prorompenza fisica e di temperamento di B.B., i capelli selvaggi, il suo broncio, il suo sorriso malandrino la fecero approdare presto al cinema, con cui si era allenata sin da piccola, perché il padre cinefilo la faceva recitare nei filmini casalinghi assieme alla sorella.

L’esordio al cinema

Su «Elle» la nota, infatti, il regista Marc Allégret, che le fa un provino per Les alloris à la mer, film che non viene mai girato. In questa occasione Brigitte incontra l’assistente di Marc Allégret, il giovane Roger Vadim, e tra i due scoppia una grande passione. I genitori di Brigitte, inizialmente contrari alla relazione, le chiedono di aspettare i 18 anni per sposarsi. Roger la introduce nell’ambiente del cinema e così Brigitte esordisce sul grande schermo ne Le Trou normand del 1952 di Jean Boyer, al fianco di Bourvil: B.B. ha solo 18 anni. Il film è un flop, ma l’attrice decide di continuare la carriera sul grande schermo recitando in Manina ragazza senza veli di Willy Rozier, dove è già protagonista. Grazie al suo manager, Olga Horstig, compare poi in diversi in film (Les grandes maœuvres, Cette sacrée gamine, La lumière d’en face).

Lo scandalo del topless in Usa

In occasione del Festival di Cannes decide di schiarirsi i capelli per cercare fondi per il film d’esordio del marito Vadim e da allora diviene la risposta europea a Marilyn Monroe. Gli States l’adocchiano, la adorano, ma rimangono altrettanto sconvolti per le sue apparizioni in topless. Il Vecchio Continente non ne è particolarmente toccato e la segue nei bikini che Brigitte esibisce per prima e nella sua maniera di abbigliarsi che fa tendenza, i pantaloni alla pescatora, le maglie strette sul fisico formoso che la rendono un soggetto appetito perfino di Andy Warhol.

I media non si interessano tanto alla sua caratura professionale. Quando va a Cannes o a Venezia tutti i fotografi sono per lei. Rimane storica la foto di B. B. al Lido stesa sulla sabbia mentre veniva immortalata da una selva di macchine fotografiche.


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