Basilicata

Basilicata terza per esposizione ai dazi americani

L’incubo dei dazi americani, la Basilicata è terza in Italia per esposizione verso gli Usa. Il 4,1% dei ricavi delle imprese lucane dipende dall’export in Usa


La Basilicata si scopre più vulnerabile alle nuove tensioni commerciali americane, piazzandosi al terzo posto nella classifica nazionale per esposizione complessiva verso il mercato statunitense e, quindi, alle nuove tariffe imposte alle merci che arrivano dall’estero. Il dato emerge dallo studio di Banca d’Italia “Questioni di economia e finanza” pubblicato da poco da via Nazionale.

DAZI AMERICANI E BASILICATA, LO STUDIO DI BANKITALIA

Il documento racconta di un’incidenza del mercato americano del 4,1% sui ricavi totali delle imprese lucane, una quota con la quale la Basilicata supera regioni tradizionalmente più attrezzate, come il Piemonte e la Lombardia, posizionandosi subito dopo Toscana ed Emilia -Romagna (che hanno invece una esposizione rispettivamente del 5,3 e del 4,6).

IL DATO DEL SISTEMA PRODUTTIVO LUCANO

Un dato che mette anche in luce un sistema produttivo lucano interconnesso con gli Stati Uniti non solo attraverso l’export diretto (che secondo Bankitalia riguarda l’1,9%), ma anche tramite una consistente rete di forniture indirette che vale il 2,1% (queste forniture riguardano le imprese lucane che vendono alle aziende locali che poi esportano oltreoceano). Il motore dell’esposizione lucana ai dazi americani è rappresentato dalla «manifattura di precisione e dal comparto energetico» settori vitali che reggono l’economia locale: non si può in questo caso non pensare al polo produttivo di Melfi, per quanto il documento di Bankitalia non lo citi.

DAZI AMERICANI, L’ESPOSIZIONE DELLE REGIONI ITALIANE

«L’esposizione regionale è più elevata nelle regioni industrializzate del Nord e del Centro – si legge ancora nella pagine del rapporto – ma con contributi significativi anche dal Sud. La Toscana (5,3%) e l’Emilia-Romagna (4,6%) emergono come le regioni complessivamente più esposte, riflettendo il peso combinato dei distretti del vino, del cuoio e dei macchinari. Anche la Basilicata (4,1%) occupa una posizione elevata, trainata dalla manifattura specializzata e dalle attività legate all’energia. Tra le regioni settentrionali, il Piemonte (3,8%) e la Lombardia (3,1%) mostrano un’esposizione significativa, coerentemente con il loro ruolo nelle filiere della meccanica e della metallurgia».

LE REGIONI MERIDIONALI

Al contrario, le regioni meridionali mostrano generalmente un’esposizione aggregata inferiore. Lo studio rileva che, sebbene gli Stati Uniti siano il principale mercato di esportazione dell’Italia al di fuori dell’Ue, le esportazioni dirette verso gli Usa rappresentano «una quota piuttosto limitata dei ricavi totali delle imprese, pari a circa l’1,4%».

LE QUOTE

Tuttavia la quota raddoppia fino al 3,2% se si considerano i collegamenti indiretti attraverso le catene produttive domestiche. I dazi americani sull’Italia sono una materia complessa e soprattutto ancora in evoluzione, con accordi recenti che hanno introdotto tariffe del 15% su un ventaglio consistente di merci provenienti dall’ UE (incluso il Made in Italy, come auto, farmaci e prodotti agricoli), ma con esenzioni per acciaio, alluminio, chip e farmaci, mentre resta alle imprese l’onere di dover affrontare sia i dazi che le tasse locali come l’iva all’importazione.

«Con l’intesa sui dazi in Usa che prevede tariffe del 15% sui beni prodotti in Europa, comprese le auto, l’intero settore dell’automotive che in Basilicata incide per l’80,9% sulla quota totale dell’export, può tirare un sospiro di sollievo» ha detto l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Francesco Cupparo lo scorso 28 luglio – valuteremo, insieme alle associazioni imprenditoriali, gli effetti per ogni singolo comparto con un occhio particolare per il mobile imbottito prodotto del distretto di Matera e l’agro-alimentare, che insieme ai prodotti farmaceutici sono i settori più interessati».


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