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MESSAGGIO ‘URBI ED ORBI’ DEL PAPA, “BASTA GUERRA, PREGHIAMO PER IL MARTORIATO POPOLO UCRAINO” | Notizie di cronaca

ROMA  –  “Al Principe della Pace affidiamo tutto il continente europeo, chiedendogli di continuare a ispirarvi uno spirito comunitario e collaborativo, fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia, solidale e accogliente con chi si trova nel bisogno. Preghiamo in modo particolare per il martoriato popolo ucraino: si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso”. Così il Papa Leone XIV nel Messaggio natalizio ‘Urbi et Orbi’.

“Chi non ama non si salva, è perduto”, “ecco la via della pace: la responsabilità. Se ognuno di noi a tutti i livelli, invece di accusare gli altri, riconoscesse prima di tutto le proprie mancanze e ne chiedesse perdono a Dio, e nello stesso tempo si mettesse nei panni di chi soffre, si facesse solidale con chi è più debole e oppresso, allora il mondo cambierebbe”, ha detto il Papa nel Messaggio natalizio. “Possiamo e dobbiamo fare ognuno la propria parte per respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione”, si è appellato il Pontefice.

Un forte richiamo alla dignità umana e una critica ai modelli economici capitalisti sono stati al centro dell’omelia della notte di Natale pronunciata da Papa Leone XIV.

“Mentre un’economia distorta induce a trattare gli uomini come merce, Dio si fa simile a noi, rivelando l’infinita dignità di ogni persona”, ha denunciato il Pontefice durante la celebrazione in San Pietro.

Riprendendo le parole di Benedetto XVI, Leone XIV ha avvertito che “non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo”, esortando le comunità a non chiudere le porte a bambini, poveri e stranieri. “Laddove c’è posto per l’uomo, c’è posto per Dio”, ha aggiunto, definendo la stalla di Betlemme più sacra di un tempio.

Il Papa rivolge gli auguri in dieci lingue, compreso latino, cinese e arabo. E dopo aver riportato la tradizione degli auguri di Natale in varie lingue, di cui l’ultimo interprete era stato Giovanni Paolo II, Leone ha impartito la benedizione Urbi et orbi dal Loggione centrale della basilica di San Pietro, davanti a circa 26 mila persone in piazza, secondo quanto ha riferito la sala stampa della Santa Sede.

Nel pomeriggio di ieri, si è tenuto anche il rito di chiusura della Porta Santa della basilica di Santa Maria Maggiore, una delle quattro basiliche papali ed anche quella dove è sepolto papa Francesco. Volge così al termine, un rito dopo l’altro, il Giubileo dedicato alla Speranza.

La prima Porta santa ad essere stata chiusa è stata quella, speciale e voluta personalmente da papa Bergoglio, del carcere di Rebibbia.

Seguiranno San Giovanni in Laterano, San Paolo Fuori le Mura e, infine, San Pietro quando a presiedere il rito sarà papa Leone, il 6 gennaio, giorno dell’Epifania. A Santa Maria Maggiore, il cardinale arciprete Rolandas Makrickas ha invitato ad aprirsi all’ascolto della Parola, all’accoglienza dell’altro, al perdono. La speranza è luce da tradurre in preghiera e attenzione ai poveri per essere Chiesa “con il Vangelo tra le mani e il fratello nel cuore”, ha detto.




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