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Bologna, la storia di Rosalba e Daniele, madre e figlio con la stessa malattia, salvati dal doppio trapianto di cuore

Questa è una storia che comincia molto prima di Natale, ma che in questi giorni ha trovato il suo lieto fine. È il Corriere di Bologna a raccontarla: è quella di Rosalba Eleuteri e di suo figlio Daniele Bernabei, madre e figlio con la stessa malattia e, adesso, con due cuori nuovi.

Lei ha 65 anni, lui 43. Vivono a Fermo, ma Bologna è diventata la loro seconda casa. «Questo è il posto che ci ha dato la nostra seconda vita», spiegano. Tutto inizia quando Daniele ha 17 anni: a una visita medico-sportiva, i medici notano qualcosa di anomalo e approfondiscono. La diagnosi è una cardiomiopatia ipertrofica, una patologia che spesso resta silenziosa ma che può diventare ostruttiva e, nei casi più gravi, portare al trapianto di cuore. All’inizio Daniele convive con la malattia. Poi, a 33 anni, peggiora in modo improvviso e drastico.

«Cominciano i problemi importanti», racconta. «Ormai non riuscivo nemmeno più a muovermi o a fare qualche gradino, nulla di nulla». Ad Ancona, dove è seguito, gli dicono che non ci sono alternative: serve un trapianto. Daniele si informa: «Faccio delle ricerche e scopro che il top per i trapianti in Italia è il Sant’Orsola. “Voglio andare lì”, ho detto ai medici che mi seguivano».

Viene inserito in lista urgente e, il 23 gennaio 2024, dopo appena tre mesi dalla prima visita a Bologna, arriva la chiamata. Un cuore nuovo. «Sono tornato alla normalità, ho ricominciato a vivere: è stato come dare a una persona in sedia a rotelle la possibilità di tornare a camminare. Io ormai non ero più in grado di fare nulla».

È proprio durante il ricovero post-trapianto che Daniele comincia a osservare la madre: Rosalba è sempre lì, al Sant’Orsola, per assisterlo, ma è stanca, affaticata, più del solito. Anche lei ha la stessa patologia: una mutazione genetica che le ha già portato via due sorelle. Per anni Rosalba è rimasta asintomatica, poi, superati i 60 anni, qualcosa è cambiato. «Un giorno la costringo a farsi visitare», spiega Daniele.

Gli esami parlano chiaro: la situazione è grave. Pochi giorni dopo le dimissioni di Daniele, anche Rosalba entra in lista per il trapianto di cuore al Sant’Orsola.

Ma la strada si complica ancora. Durante lo screening pre-trapianto, i medici scoprono un carcinoma al seno. Rosalba viene operata, affronta le cure, aspetta. Poi, dopo tredici mesi di attesa, il telefono squilla. «E il giorno del mio 65esimo compleanno mi è arrivata la chiamata dall’ospedale», dice.

A chiamarla a casa, a Fermo, è il cardiochirurgo Luca Di Marco, del reparto di Cardiochirurgia diretto dal professor Davide Pacini. «Ho chiamato io la signora Rosalba a casa per avvisare che era arrivato il cuore, me l’ha passata il figlio al telefono. Siamo noi cardiochirurghi i primi che sentiamo il paziente quando arriva il cuore», racconta Di Marco. «Siamo i primi collettori delle loro emozioni. Sanno che deve arrivare la chiamata un giorno, ma quando arriva l’emozione è grandissima».

Rosalba viene operata il 3 dicembre: il trapianto va bene. Nata e rinata, a distanza di 65 anni. «Non riesco a non pensare alle mie sorelle», dice. Racconta anche dell’altro figlio, anche lui portatore della stessa patologia, «ma per fortuna con una mutazione genetica per cui basta la terapia che sta già facendo».

Rosalba e Daniele sono usciti dall’ospedale, anche se lei dovrà restare ancora per un po’ vicino. «Sono molto credente», dice Rosalba: «Per me questo è un segno speciale».


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