Uno dei tre aveva una bronchite non curata, criticità sull’istruzione

I tre bimbi della “famiglia nel bosco” dovranno essere sentiti di nuovo dal tribunale per i minori dell’Aquila, senza condizionamenti da parte dei genitori. Come riporta l’Agi, è quanto disposto dalla Corte d’Appello dell’Aquila nel provvedimento con cui, due giorni fa, ha respinto il ricorso dei legali contro l’ordinanza di sospensione della responsabilità genitoriale e il conseguente allontanamento dei minori in una casa famiglia.
“L’ascolto dei minori – scrivono i giudici – dovrà essere rinnovato con la partecipazione di un interprete e all’esito della maturazione delle condizioni che consentono ai minori di esprimersi liberamente al riparo da potenziali condizionamenti dei genitori o delle altre controparti”.
“L’audizione – proseguono – non è affatto un atto istruttorio, ma un diritto del minore, attraverso il quale è assicurata la libertà di autodeterminarsi e di esprimere la propria opinione”. Sempre i giudici della Corte d’Appello civile dell’Aquila, evidenziano tra i motivi del rigetto, “una bronchite acuta con broncospasmo non segnalata e non curata dai genitori”. Queste le condizioni di salute di una dei tre figli della famiglia nel bosco lo scorso 20 novembre, quando i piccoli (due gemelli maschio e femmina di 6 anni e una femmina di 8) vennero allontanati dal casolare tra gli alberi di Palmoli e portati nella casa famiglia di Vasto, per ordine del tribunale dei minori dell’Aquila.
E i tre bambini si trovano ancora nella casa famiglia, dopo che venerdì 19 dicembre la stessa Corte ha rigettato il ricorso avanzato dai legali dei genitori Catherine Birmingham e Nathan Trevallion.
I giudici hanno rimandato ai colleghi minorili valutazioni sulle istanze portate dai legali Danila Solinas e Marco Femminella per ricongiungere la famiglia anglo-australiana. Lo scorso 4 dicembre, dopo l’udienza di comparizione al tribunale per i minori dell’Aquila, i giudici si sono riservati e in molti si aspettano una decisione proprio in corrispondenza del Natale.
Nelle 23 pagine dell’ordinanza firmata dalla presidente Nicoletta Orlandi emerge un quadro complesso. A favore della famiglia ci sono gli “apprezzabili sforzi di collaborazione” lungo la strada di abbattere “il muro di diffidenza” precedentemente mostrato, ma anche criticità da un punto di vista sanitario (ieri i tre bambini sono stati visitati dalla pediatra nella casa famiglia) e scolastico. La Corte conferma la possibilità di avvalersi dell’istruzione parentale, ma evidenzia come, per la figlia maggiore, non esisterebbe documentazione relativa al primo anno. I giudici sollevano dubbi sui certificati con cui negli anni è stato valutato il suo grado di istruzione.
“Va evidenziato – scrivono i giudici – come le valutazioni di idoneità contrastino in modo eclatante con le condizioni di istruzione verificate dopo l’inserimento in casa famiglia, ove è emerso che la bambina non sa leggere e scrivere, né in inglese né in italiano”.
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