Società

Sono entrata al Beccaria per uno spettacolo, e ne sono uscita pensando che quei ragazzi sono tutti figli nostri

Il secondo atto è dedicato ai reati minori. Vengono coinvolti alcuni ragazzi in sala per passare dall’astratto del codice penale all’azione: chi recita la parte del bullo e chi della vittima, chi ruba 50 euro e chi si mette al volante dell’auto del padre. La voce angelica di Joseena, cantante appassionata di teatro e di sociale (la trovate qui su Spotify), e il rap di cuore El Simba (scopritelo qui) sono una una boccata d’aria, prima di ascoltare un monologo sulle condizioni in cui (soprav)vivono i minori del Beccaria – «di notte dalle celle si sentono solo lacrime e singhiozzi» – e un dialogo tratto da Romeo e Giulietta di Shakespeare, ai cui tempi le carceri come le conosciamo oggi non esistevano.

Beppe è il cuore di Errare Humanum Est. Non edulcora nulla e non fa sconti. Racconta le cose come stanno. E le cose stanno male. Ma queste due ore e passa di spettacolo danno speranza. E allora viene voglia di pensare già al prossimo. Alice Augmented, rivisitazione del classico Alice nel Paese delle Meraviglie, dal primo al 22 febbraio. Sarà il risultato di due anni di lavoro intenso, che ha unito giovani detenuti e giovani non detenuti, i quali hanno sviluppato competenze tecniche e creative nel campo del digitale, delle luci, delle scene e dei costumi. I biglietti si acquistano qui.

Una scena di Alice Augmented

Una scena di Alice Augmented

Federico Buscarino

Una volta uscita dal teatro, ho la netta sensazione che quello che ho appena visto ci riguarda tutti. E allora vorrei tornare indietro, a poche ore prima, per rispondere al tassista, che mi ha chiesto «Perché va in carcere? Suo figlio è lì?»: «Sì, mio figlio è lì, e anche il suo».


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