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Welcome to Derry, recensione della serie-prequel di It

Alcune cose possono diventare immortali e l’immortalità richiede spesso una certa dose di intoccabilità. Realizzare perciò Welcome to Derry non deve essere stato facile, una serie che vive un confronto costante con un testo sacro come l’It di Stephen King, a sua volta già adattato nel corso degli ultimi decenni sia in forma seriale che cinematografica. Andy Muschietti, però, sembra aver preso a cuore tutti i bambini, le vittime e anche le sorti del sanguinario pagliaccio Pennywise, tanto che dopo la trasposizione del romanzo del 1986 ha deciso di dedicarsi anche ad un prequel a puntate creato per l’occasione da Jason Fuchs e Brad Caleb Kane e di cui si è preso carico della regia dei primi e ultimi episodi.

A seguirlo, lui che oltre a stare dietro alla camera da presa è anche produttore esecutivo insieme alla sorella Barbara Muschietti, è stato l’attore Bill Skarsgård, che dopo aver vestito i panni di Nosferatu per Robert Eggers a inizio 2025 e averli svestiti per il Dead Man’s Wire di Gus Van Sant presentato alla Mostra di Venezia, ha accettato di ritirare fuori il costume da clown indossato per i film diretti da Muschetti usciti nel 2017 e 2019.

Welcome to Derry, di cosa parla la serie-prequel di It

Sempre ambientata a Derry, la storia stavolta si colloca nel 1962, quando una base militare cerca di disotterrare una potenziale arma per mettere fine alla Guerra Fredda, non sapendo di avere in realtà a che fare con una forza millenaria che è stata imbrigliata e che sarebbe meglio tenere imprigionata. A sospettare che qualcosa non stia andando per il meglio è un gruppo di ragazzini che, per carcerare degli amici scomparsi, si metteranno sulle tracce di una forza maligna che sembra nutrirsi di un unico cibo: la paura.

Una scena della serie Welcome to Derry

Sky Italia


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