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Protezione dei dati e motore di innovazione, tutte le ragioni del cloud sovrano

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Nell’era dell’intelligenza artificiale la sovranità non è più un vincolo, ma una condizione che rende possibile l’innovazione. Le imprese che investono sull’AI vogliono farlo in un contesto normativo e geopolitico chiaro, in cui localizzazione dei dati, regole di giurisdizione e controllo delle infrastrutture non siano oggetto di compromessi. La sfida, oggi, non è scegliere tra scala globale e governo locale, ma riuscire a far convivere entrambe le dimensioni in un’unica architettura.

Quando la sovranità viene affrontata fin dall’inizio, come parte integrante della progettazione, smette di essere un freno e diventa un vantaggio competitivo. Piattaforme cloud pensate per garantire la residenza dei dati, regole giuridiche trasparenti e un controllo operativo reale permettono di sviluppare soluzioni di intelligenza artificiale solide e affidabili, senza rinunciare a prestazioni, flessibilità e capacità di integrazione.

La questione è tutt’altro che astratta. I modelli di AI non sono neutri: per funzionare hanno bisogno di grandi quantità di dati, di aggiornamenti continui e di adattamenti ai contesti in cui operano. Questo significa gestire informazioni sensibili, processi decisionali automatizzati e know-how strategico. Senza una reale sovranità sulle infrastrutture, il rischio non è solo quello di violare le regole, ma di perdere nel tempo il controllo su come l’AI evolve e su chi può utilizzarla.

«Quando le piattaforme sono progettate per la residenza dei dati, la chiarezza giurisdizionale e un reale controllo operativo, e allo stesso tempo offrono le prestazioni di un cloud globale – spiega Richard Smith, Executive Vice President e General Manager, EMEA Cloud Infrastructure di Oracle – la sovranità diventa un elemento strutturale. Diventa il quadro di riferimento che consente di sviluppare un’AI affidabile, scalabile e difendibile”.

Su queste basi prende forma la nuova “fiducia digitale”. Una fiducia che si fonda su alcuni elementi concreti: dati fisicamente isolati all’interno delle regioni, gestione operativa reale e locale, regole giuridiche chiare e attività di sicurezza affidate a persone che lavorano nei Paesi serviti. Non bastano più dichiarazioni di principio o clausole contrattuali: servono infrastrutture pensate per rendere questi impegni verificabili.


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