Scienza e tecnologia

Il report che svela cosa fanno davvero i minori con l’IA e perché i conflitti non potranno che peggiorare

Il nuovo report State of the Youth 2025 di Aura mette in luce una parte dell’attività online dei più giovani che spesso rimane invisibile agli adulti. I dati raccolti mostrano come le interazioni con strumenti di intelligenza artificiale stiano assumendo un ruolo significativo nella crescita emotiva e sociale.

Il documento combina analisi dei dispositivi di oltre 3.000 bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni, monitoraggi longitudinali dello studio TECHWISE e un’indagine nazionale su 2.000 famiglie statunitensi. L’insieme di queste fonti restituisce uno scenario che aiuta a comprendere abitudini, pressioni e conflitti che caratterizzano la vita digitale dei minori.

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Uso delle chat IA e contenuti più frequenti

Le interazioni con strumenti di IA conversazionale emergono come una delle attività più diffuse. Nel 42% dei casi i giovanissimi usano questi sistemi come forma di compagnia, ma le conversazioni assumono spesso toni impegnativi. Circa il 37% dei dialoghi contiene riferimenti alla violenza, con scambi particolarmente lunghi che superano spesso le 1.000 parole al giorno.

Il dato più critico riguarda la coesistenza tra violenza e ruoli a sfondo sessuale: la metà delle volte in cui compare un tema violento si affiancano elementi di roleplay romantico o sessuale.

I contenuti violenti non restano circoscritti alle chat IA, ma attraversano anche le piattaforme più utilizzate. Il 59% degli intervistati dichiara di aver visto almeno un video violento nell’ultimo anno, soprattutto su YouTube, TikTok, Facebook, Instagram, Snapchat e X.

Molti minori riconoscono i rischi legati al tempo trascorso online. Inoltre, metà dei ragazzi afferma che si preoccuperebbe della propria esposizione allo schermo se si trovasse nella posizione di un adulto.

Un ingresso precoce in conversazioni mature

Le analisi di Aura mostrano che gli scambi con l’IA diventano maturi prima del previsto. Tra gli 11enni che usano questi strumenti per compagnia, il 44% delle conversazioni tratta di violenza, valore superiore a qualunque altra fascia d’età.

Intorno ai 13 anni le tematiche prevalenti si spostano verso il roleplay romantico o sessuale, presente nel 63% delle conversazioni. L’interesse cala nettamente dopo i 15 anni, mentre a 16 anni cresce il ricorso all’IA per ottenere supporto emotivo, che rappresenta il 19% degli scambi.

Secondo l’indagine, l’86% dei genitori ritiene che i bambini crescano più velocemente rispetto alle generazioni precedenti e oltre un terzo indica gli 11 o 12 anni come età in cui iniziano a comportarsi da adolescenti.

L’aumento dello stress digitale

Il report evidenzia una relazione tra utilizzo dei social network e livelli più alti di stress digitale tra gli adolescenti tra 13 e 17 anni. Il riferimento è la Digital Stress Scale, che considera fattori come ansia da approvazione, necessità di essere sempre disponibili, sovraccarico di connessioni, timore di essere esclusi e ipervigilanza online.

Gli effetti si notano anche tra i preadolescenti. Chi tra gli 8 e 12 anni usa i social segnala quasi il 40% di stress in più rispetto ai coetanei non attivi sulle piattaforme. Le differenze di genere sono marcate: il 64% delle ragazze usa i social, contro il 52% dei ragazzi, e il 57% utilizza strumenti IA rispetto al 41% dei coetanei maschi.

Molte famiglie percepiscono un impatto negativo sulla sfera emotiva dei figli. La metà dei genitori segnala preoccupazioni, con una quota più alta per le ragazze (51%) rispetto ai ragazzi (36%). Le risposte includono regole più rigide: limiti di tempo, autorizzazioni obbligatorie per gli acquisti online e uso dei dispositivi subordinato a compiti o faccende domestiche.

Regole, conflitti e aspettative differenti

Le discussioni in famiglia legate ai dispositivi sono molto frequenti. Il 90% dei genitori litiga con i figli sull’uso dello smartphone, più che su compiti o faccende domestiche. La sottrazione del dispositivo non risolve il problema, dato che il 59% dei genitori riferisce che questo gesto scatena ulteriori incomprensioni.

Anche i bambini raccontano un quadro simile. La tecnologia è il motivo principale di conflitto con gli adulti e la perdita del dispositivo provoca sentimenti di frustrazione (56%) e fastidio (50%). Solo il 16% considera questa misura utile. Colpisce il fatto che il 62% dei minori vorrebbe poter togliere il telefono ai propri genitori.

Entrambi i gruppi riconoscono gli stessi elementi critici: uso eccessivo dello schermo, dispositivi a letto, sessioni di gioco estese, telefoni durante i pasti, social network e contenuti non adatti. La complessità della gestione domestica dei dispositivi emerge così come una componente strutturale della vita quotidiana.

L’esperienza digitale dei minori è molto più complessa di quella che hanno vissuto gli attuali adulti alla loro età, e ora si intreccia anche con nuove forme di relazione con l’IA: la sfida non sembra più limitarsi al controllo dei tempi di utilizzo, ma riguarda la capacità di comprendere davvero ciò che accade in quei dialoghi che raramente escono dallo schermo.

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