Scienza e tecnologia

Un disco di vetro da 360 TB che dura quanto l’universo attira l’attenzione dei data center

La ricerca sull’archiviazione a lunghissimo termine apre un nuovo capitolo con i primi risultati concreti di SPhotonix, startup britannica che lavora su supporti in vetro progettati per durare tempi estremi. La possibilità di conservare dati senza alimentazione elettrica e senza degrado significativo rende questa tecnologia particolarmente interessante per i data center, soprattutto quelli dedicati alla cosiddetta archiviazione a freddo, dove l’accesso è raro ma l’affidabilità è cruciale.

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Memorizzazione in vetro a cinque dimensioni

Il prototipo di SPhotonix utilizza laser e nanostrutture tridimensionali per registrare informazioni in cinque dimensioni, arrivando a una capacità teorica di 360 terabyte su un disco da cinque pollici. Il supporto è realizzato in vetro di silice fusa, su cui il laser incide minuscole strutture chiamate voxel, veri e propri pixel tridimensionali.

Oltre alle coordinate spaziali x, y e z, i dati sono codificati anche attraverso l’orientamento e l’intensità delle nanostrutture, leggibili grazie a variazioni di birifrangenza quando vengono illuminate con luce polarizzata. Ma che significa?

In pratica, queste nanostrutture modificano il modo in cui la luce le attraversa.

Quando vengono illuminate con luce polarizzata, reagiscono in modo diverso a seconda di come sono orientate e di quanto sono “intense”, permettendo ai sistemi ottici di distinguere e leggere i dati memorizzati.

La tecnologia nasce dal lavoro del professor Peter Kazansky dell’Università di Southampton e di suo figlio Ilya, cofondatori della startup nel 2024.

Limiti attuali, applicazioni e prospettive

Le prestazioni rappresentano oggi il principale limite. I prototipi raggiungono circa 4 MB/s in scrittura e 30 MB/s in lettura: a questi ritmi, servirebbero quasi tre anni per riempire un disco e circa cinque mesi per leggerlo completamente.

La roadmap dell’azienda punta però a 500 MB/s entro tre o quattro anni, riducendo i tempi a poco più di otto giorni. In cambio della lentezza, SPhotonix promette una stabilità estrema: una durata teorica di 13,8 miliardi di anni e resistenza a temperature fino a 190 gradi, pur restando i rischi fisici legati alla natura del vetro.

La tecnologia è già stata usata per archiviare il genoma umano e l’Eon Ark Time Capsule, mentre i prossimi passi prevedono progetti pilota nei data center e possibili applicazioni spaziali.

I costi iniziali restano elevati e la validazione operativa è ancora in corso, in un settore dove anche Microsoft e altre startup stanno esplorando soluzioni simili. La sfida sarà trasformare un supporto potenzialmente eterno in una tecnologia davvero utilizzabile, sostenibile e integrabile nei flussi di lavoro reali.

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