Marche

condanne per 120 anni di reclusione

ANCONA – Provocare intenzionalmente falsi incidenti stradali con automobilisti compiacenti per farsi refertare le lesioni e poi incassare i premi assicurativi. Secondo la procura sarebbe stata questa la tecnica più utilizzata dal gruppo di truffatori accusato di aver commesso una serie di incidenti sospetti tra Ancona, Chiaravalle e Falconara, con il solo scopo di spillare soldi alle assicurazioni: da poche centinaia di euro fino a migliaia di euro per un banale “colpo di frusta”.

Il dibattimento

Dopo un processo-fiume, il dado è stato tratto dal collegio penale, che ha condannato 35 dei 49 imputati che erano finiti a dibattimento. La pena complessiva supera di poco 120 anni di reclusione, nonostante sia caduta l’associazione a delinquere che riguardava almeno la metà degli imputati, molti dei quali di etnia rom. Andando nel dettaglio del complesso dispositivo, la prescrizione ha riguardato il reato di frode assicurativa. I fatti prendevano in considerazione un lasso di tempo compreso tra il 2011 e il 2014. Per una imputata la posizione non è stata giudicata poiché nel frattempo è venuta a mancare. Le condanne, alla fine, sono arrivate per il solo reato di falso.

Parti civili erano le compagnie assicurative beffate, che complessivamente riceveranno provvisionali per oltre 80mila euro. Erano state proprio le assicurazioni ad insospettirsi dopo i pagamenti elargiti a seguito di incidenti che, sulla carta, riguardavano sempre le stesse persone. La denuncia era stata sporta ai carabinieri delle Brecce Bianche, titolari di un’indagine lunga e complessa, coordinata dal pm Bizzarri.

Uno dei metodi più usati per incastrare le assicurazioni, stando ai riscontri dei carabinieri, era quello di inventare gli scontri con tanto di compilazione della constatazione amichevole. Ovviamente, per la procura, il Cid era fasullo. Venivano indicati anche feriti che, in realtà non erano presenti. Un’altra procedura finita nel mirino era quella di progettare il sinistro in ogni suo minimo particolare, coinvolgendo automobilisti compiacenti oppure frenando bruscamente per farsi tamponare.

I protagonisti

La condanna più alta è stata inflitta a un 55enne rom: 8 anni e 10 mesi di reclusione. Sarebbe stato lui, stando ai riscontri degli investigatori guidati dal comandante Giuseppe Caiazzo, la “mente” degli schianti bluff: gli sono stati riconosciuti 16 capi d’imputazione per falso. La pena più bassa prevista dai giudici è di tre anni.

Tra gli altri, è stata inflitta a un medico falconarese che avrebbe certificato una falsa prognosi a una sua assistita, rimasta coinvolta in un incidente fake. Gli imputati, che probabilmente faranno ricorso in appello, hanno sempre respinto le accuse.




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