Accordo Mercosur, tensioni politiche e agricole frenano la firma
BRUXELLES – La trafila europea per giungere alla firma dell’accordo commerciale con il Mercosur, prevista la settimana prossima, è ricca di snodi istituzionali e di difficoltà politiche. Alcuni paesi continuano a rumoreggiare, mentre martedì 16 dicembre il Parlamento dovrebbe dare il suo via libera alle salvaguardie proposte dalla Commissione europea per rassicurare il mondo agricolo. L’ipotesi di un rinvio della firma non piace a chi teme un danno di immagine per l’Unione europea.
La presidenza danese avrebbe voluto mettere la firma al voto dei paesi membri già ieri, ma ha preferito rinviare l’appuntamento tenuto conto delle posizioni incerte di alcuni paesi, in particolare la Francia, la Polonia, la Romania, e anche l’Italia. Ieri qui a Bruxelles il ministro italiano dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha affermato: «Riteniamo che i nostri interessi, come quelli degli altri paesi, vadano tutelati (…) Ancora non ci siamo del tutto».
Il voto dei paesi membri si terrà alla maggioranza qualificata; l’Italia potrebbe avere un ruolo di primo piano nel contribuire a spostare l’ago della bilancia, tenuto conto dell’opposizione di paesi importanti, come la Polonia e la Francia. Per dare il suo benestare, il governo francese chiede salvaguardie per il settore agricolo, l’adozione di clausole-specchio da parte dei paesi del Mercosur e controlli specifici sulle importazioni provenienti dall’America latina.
Lo sguardo corre al voto del 16 dicembre in plenaria a Strasburgo. In quella occasione, il Parlamento dovrà approvare la sua posizione negoziale sulle salvaguardie presentate dalla Commissione europea (si veda Il Sole/24 Ore del 9 ottobre). Successivamente dovrebbe tenersi il tradizionale negoziato con il Consiglio, poiché si tratta di testo legislativo. È da tenere presente, tuttavia, che secondo il testo le salvaguardie entrerebbero in vigore temporaneamente anche in assenza di conclusione del trilogo.
La Francia è in una posizione difficile. Deve tenere conto del suo rumoroso settore agricolo. Al tempo stesso non può permettersi di essere in minoranza, nel caso la maggioranza dei paesi fosse a favore dell’accordo. Una tale evenienza sarebbe molto imbarazzante per il governo di Sébastien Lecornu e per il presidente Emmanuel Macron, perché in contraddizione con la retorica domestica secondo la quale Parigi ha un ruolo-guida nel modellare l’Unione ad immagine e somiglianza della Francia.
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