«Aderiremo alle linee guida statali»

ANCONA – «Aderiremo alle linee guida dello Stato che noi, come governo regionale, rappresentiamo». È un’importante inversione di rotta sul tema dell’Ivg (interruzione volontaria di gravidanza), quella di Paolo Calcinaro, nuovo assessore alla Sanità della Regione Marche. In tema di diritto all’aborto Calcinaro sembra avere idee molto diverse rispetto al suo predecessore, Filippo Saltamartini.
La circolare
Fino ad oggi la Giunta regionale non ha mai dato attuazione alla circolare del 2020 del ministero della Salute, che offre la possibilità di abortire tramite procedura farmacologica, cioè assumendo la pillola Ru486, fino alla nona settimana. Nella nostra Regione, a parte il caso virtuoso dell’ospedale di Ascoli, ciò avviene solo fino alla settima. Le parole di Calcinaro, tuttavia, sembrano aprire a una prospettiva diversa, che potrebbe davvero cambiare le cose per le donne marchigiane.
Lo scorso aprile l’istituto superiore di Sanità ha elaborato una mappa con tutte le strutture italiane in cui è possibile accedere al diritto all’aborto. Per le Marche i dati erano tutt’altro che incoraggianti. Per via del mancato recepimento delle norme della circolare, la nostra regione è quella con la percentuale più bassa in Italia per Ivg farmacologica. La si esegue per il 38.9% delle procedure totali di aborto, contro il 59.5% della media nazionale. Un altro primato negativo riguarda il fatto che le Marche sono tra i luoghi in Italia dove le donne si spostano maggiormente per poter esercitare il diritto. La migrazione, sia all’interno che all’esterno, sembra essere associata proprio alla difficoltà di accedere alla procedura farmacologica, di gran lunga meno invasiva di un’operazione. L’ex titolare della Sanità, insieme alla collega di Giunta Giorgia Latini, era salito sulle barricate proprio su questo tema. Entrambi erano contrari alla diffusione della pillola e al suo utilizzo nei consultori, a cui Calcinaro si è già detto favorevole.
C’è poi il drammatico dato degli obiettori di coscienza, che a Jesi sono il 100% dei sanitari in servizio. «Lo stesso valeva per la mia città, Fermo – Racconta l’assessore – Ma anche qui siamo riusciti a fare qualcosa. Grazie all’impegno del primario, anche se egli è obiettore, riusciamo a garantire questo servizio in collaborazione con l’ospedale di Ascoli». Anche qui Calcinaro sembra avere le idee chiare: «Ora chi va a Fermo sa che può accedere a questa pratica, ed è di straordinaria importanza».




