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A Gaza, tra freddo e tempesta Byron: l’allarme di Emergency

«Due giorni fa un razzo è caduto su un edificio a qualche centinaio di metri dalla nostra abitazione. I raid sono meno, ma ci sono ancora. E oltre ai missili ci sono il freddo e la tempesta Byron». Francesco Sacchi ha 34 anni, è ingegnere civile ed è il capo missione di Emergency a Gaza.

Dove si trova e qual è la situazione?

Mi trovo a Deir Al Balah, nel sud della Striscia di Gaza. In questo momento [pomeriggio di venerdi 12 dicembre n.d.a] non piove, ma diluviava fino a ieri sera e le previsioni dicono che ricomincerà lunedì. La situazione è difficile. Di sera fa freddo, il passaggio della tempesta Byron ha provocato l’allagamento delle tende e il crollo di alcuni edifici che erano già instabili, perché danneggiati dagli attacchi israeliani. L’80% degli edifici della Striscia è distrutto. Molte persone vivono in case e palazzi pericolanti, magari con il cartone o sacchi di fortuna al posto del vetro alle finestre. L’Onu calcola che un milione 300 mila persone a Gaza viva in situazione precaria.

Le forti piogge aggravano le difficoltà degli sfollati di Gaza

Dopo la tregua i gazawi che erano stati evacuati ed erano stati costretti ad andarsene dalle loro case sono tornati nelle loro città di origine?

Durante la tregua di gennaio 2025 Al Mawasy, dove c’è la clinica di Emergency, si era svuotata di profughi, erano tornati tutti a Gaza City. Invece ora pochissimi se ne sono andati. Perché non si fidano più e non sanno dove tornare. E’ pieno di gente che dorme in spiaggia, a pochi metri dal mare e quando piove e il mare si ingrossa è un disastro. Le persone scavano canali di scolo, tentano di fermare l’acqua con i sacchi, ma è inutile.


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