Cultura

TOP TEN ALBUM 2025 – di Giuseppe Loris Ienco

10. SUPERHEAVEN
Superheaven
[ Blue Grape Music ]La nostra recensione

A dieci anni di distanza dalla loro ultima fatica in studio, nel 2025 sono tornati a farsi sentire anche i Superheaven. Un album che, nel suo piccolo, ridà speranza a tutti coloro che sono cresciuti con questo tipo di sonorità alternative rock: potenti e al tempo stesso melodiche, in bilico fra il grunge e lo shoegaze.

9. MILITARIE GUN
God Save The Gun
[ Loma Vista ]La nostra recensione

Un album intenso e caleidoscopico per una band in crescita: quattordici tracce in cui il gruppo fonde post-hardcore, punk, pop-punk, grunge e power-pop in un sound che oscilla tra melodia ed elettricità.

8. CHAT PILE E HAYDEN PEDIGO
In The Earth Again
[ Computer Students/Modulor ]La nostra recensione

L’unione tra la furia dei Chat Pile e la sensibilità di Hayden Pedigo dà un risultato straniante ma intenso, capace di colpire con forza e delicatezza allo stesso tempo. Un ottimo disco, cupo e riflessivo, che riesce nel miracolo di avvicinare lo sludge metal ad atmosfere noise, acustiche, folk e drone.

7. DEAFHEAVEN
Lonely People With Power
[ Roadrunner ]La nostra recensione

Solido, sincero, e capace di trasmettere grande intensità: i Deafheaven tornano alla loro particolarissima formula black metal con un bell’album in equilibrio tra la furia estrema dello screaming lancinante di George Clarke e le atmosfere malinconiche e commoventi dello shoegaze.

6. GAYTHEIST
The Mustache Stays
[ Hex Records ]La nostra recensione

Una scarica travolgente di noise rock, punk, grunge e metal, suonata con feroce ironia e gioia contagiosa. Il trio di Portland mescola con dovizia e talento riff incandescenti, batteria martellante e melodie quasi pop, riuscendo nella difficile impresa di creare un suono potentissimo eppure immediato.

5. MCLUSKY
The World Is Still Here And So Are We
[ Ipecac Recordings ]La nostra recensione

Il rumore viene elevato a forma d’arte, usato come strumento per incarnare paure, insicurezze e ossessioni: dissonante, crudo ma potentissimo. Nonostante l’assenza del loro storico produttore Steve Albini, l’album che segna il ritorno sulle scene dei Mclusky dimostra quanto il loro mix fra noise rock e post-hardcore sia quanto mai moderno e necessario in un mondo che si è trasformato in una festa apocalittica senza fine.

4. PARADISE LOST
Ascension
[ Nuclear Blast ]

Mescolando la pesantezza death-doom delle origini con atmosfere gotiche/melodiche più moderne, le dodici tracce di “Ascension” catturano l’essenza del suono classico dei Paradise Lost. Nessuna rivoluzione nello stile, ma brani come “Serpent On The Cross” e “Salvation” sono piccoli capolavori che vanno ad aggiungersi al ricchissimo catalogo della band metal inglese.

3. DEFTONES
Private Music
[ Reprise/Warner ]La nostra recensione

Un bel ritorno da parte dei Deftones che, almeno per quanto mi riguarda, in questo 2025 ci hanno fatto sentire il loro miglior disco degli ultimi quindici anni. Le caratteristiche tipiche del loro sound ci sono tutte, ma continua ad avvertirsi una voglia di evolvere che è assai rara per una band sulle scene da più di trent’anni. Brani come “I Think About You All The Time” e “Departing The Body” sono emblemi della grandezza e del coraggio del gruppo californiano.

2. SLEIGH BELLS
Bunky Becky Birthday Boy
[ Mom + Pop Music ]La nostra recensione

Non sarà per tutti i gusti, ma questo è il pop metal nella sua forma migliore. Riff potenti, synth incisivi e ritornelli costruiti ad arte per restare impressi in mente. I brani scorrono veloci e spensierati – tra bubblegum pop-punk e rock sotto steroidi – impreziositi da una produzione pulita, pompatissima, con un focus sull’impatto immediato. L’intento è chiaro: divertire e far muovere la testa, senza fronzoli ma con tanta fantasia.

1. CORONER
Dissonance Theory
[ Century Media ]La nostra recensione

32 anni di attesa per un nuovo disco, ma ne è valsa la pena. Gli svizzeri Coroner, leggende del thrash metal europeo, tornano a produrre musica originale con un album che espande e ammoderna le intuizioni progressive e industrial del passato, alternando momenti di tensione brutale a rare aperture melodiche (con tanto di leggere venature jazz). Un comeback potente e compatto, utile a riscoprire il talento e la perizia tecnica di un trio incredibilmente sottovalutato.


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